Femminismo e DDL Zan, cortocircuiti di "genere"

DDLZanFonte: Facebook

Il DDL ZAN, dal nome del suo relatore Alessandro Zan, è già stato approvato alla Camera dei deputati il 4 Novembre del 2020 e tra qualche giorno riprenderà il suo percorso al Senato.
Perché il femminismo radicale italiano si oppone a questo disegno di legge? per le seguenti motivazioni.

Il DDL Zan si prefigge di adottare "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità".

Le definizioni che Zan dà dei concetti di genere e di "identità di genere" sono
- Genere: qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso.

- Identità di genere: l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

Queste definizioni che ci sono state fornite mostrano mancanza di comprensione riguardo a cosa sia davvero il genere. Il genere non è "qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso".
Il genere è esso stesso un insieme di aspettative sociali, quello che qui Zan intende è il modo di vestire di ognuno di noi che può essere o meno conforme al genere (stereotipi), quindi detto in parole povere: la performatività.
Il genere in quanto costruzione sociale oppressiva deve essere abbattuto, non riconosciuto come caratteristica protetta.
Proteggere dalla discriminazione coloro che scelgono di adottare look non corrispondenti alle aspettative sociali è più che giusto, ma il termine adoperato per indicare questa specifica difformità non è corretto.
Sebbene abbia dato una definizione confusa del termine genere, Zan ammette esplicitamente che "l'identificazione percepita e manifestata di sè non corrispondente al sesso" è legata al genere, cioè quello che lui appunto chiama "manifestazione esteriore conforme o contrastante con le aspettative sociali".
Detto più chiaramente, questo 'sentire', a cui è stato dato il nome di 'identità di genere', rivendicato dagli attivisti trans non è altro che un concetto obsoleto strettamente connesso agli stereotipi di genere.
Ma le donne non sono uomini che desiderano performare i canoni estetici della femminilità, le donne sono esseri umani di sesso femminile, indipendentemente dai capi di abbigliamento presenti nel loro guardaroba.
Se diciamo che un uomo è una donna sulla base di un "sentimento percepito" o perché sceglie di assumere tratti stereotipicamente femminili, che impatto ha questo sui diritti e sulle tutele delle donne? A questi uomini dovrebbe essere consentito di candidarsi per posizioni e borse di studio specificamente riservate alle donne, seppur con la consapevolezza che le donne sono sottorappresentate o emarginate in campi o progetti dominati dagli uomini e che sono pagate meno degli uomini e spesso vengono licenziate o non assunte proprio perché rimangono incinte o perché si presume che possano rimanere incinte un giorno? Che senso ha avuto l'introduzione di provvedimenti tesi a contrastare la disparità tra uomo e donna, se ad un uomo basta identificarsi come donna per accedere a posti riservati alle donne, vanificando così tutti gli sforzi fatti per garantire pari opportunità?
Le donne non sono state storicamente escluse dai vertici del potere perché "si percepivano" come donne, ma perché donne ci erano nate, è sulla base del loro sesso biologico che non erano considerate all'altezza di ricoprire certe cariche, ed è sulla base del loro sesso dunque che i loro diritti devono necessariamente basarsi, è così che si contrasta il sessismo e se si chiama appunto SESSismo ci sarà una ragione.

Zan ha incluso nel DDL anche il sesso e l'orientamento sessuale, quindi la lotta alla misoginia e all'omofobia, ma come già abbiamo detto, una volta che proteggiamo la cosiddetta 'identità di genere' non abbiamo più modo di proteggere il sesso e l'orientamento sessuale. Se diciamo che donna è chiunque si dice tale, a prescindere dal suo sesso di appartenenza, non stiamo proteggendo il sesso, lo stiamo cancellando a favore di un concetto astratto e retrogrado. Allo stesso modo, non possiamo tutelare le persone omosessuali se diamo legittimità ad un dogma che chiama 'bigottismo' l'attrazione basata sul sesso, imponendo - ancora una volta - a lesbiche e gay l'eterosessualità obbligatoria. Se un uomo può identificarsi come lesbica (e una donna come gay), le persone omosessuali perdono il diritto di escludere queste persone dalla loro vita sessuale. Il sesso e l'attrazione basata sul sesso sono in aperto contrasto con l'identità di genere.

Se il DDL Zan intendesse semplicemente sfidare gli stereotipi di genere e perciò tutelare le persone che non si conformano ad essi avrebbe il nostro supporto, ma vuole spingersi oltre, arrivando a legittimare e rafforzare il pericoloso dogma dell''identità di genere' e condannare le presunte discriminazioni basate su di esso.
Questo significa che sostenere che le donne sono femmine e che hanno il diritto ad avere spazi divisi in base al sesso potrebbe diventare un crimine d'odio. E bisogna lottare con tutte le nostre forze affinché ciò non accada.
I diritti delle donne e delle persone omosessuali vengono messi da parte per accogliere quello che è un vero e proprio trend. All'apparenza può sembrare che il DDL Zan voglia promuovere una società aperta e inclusiva, ma poggia su un terreno molto instabile. Quindi imploro i firmatari di questo disegno di legge di considerare le conseguenze e le implicazioni di queste idee, di questo linguaggio e di questa legislazione, prima di saltare su questo carrozzone. Le femministe radicali italiane è da mesi che chiedono un confronto con loro e finora ci è sempre stato negato, se volete davvero tutelare i diritti delle donne e contrastare la misoginia, allora ascoltate ciò che le femministe hanno da dire, dateci la possibilità di esprimere le nostre preoccupazioni riguardo a questa legislazione. Vogliamo anche noi porre fine alle discriminazioni, ma questo DDL così com'è stato redatto non affronta in modo efficace le varie forme di oppressione che sostiene di voler combattere, ma anzi rischia di fare l'esatto opposto.
Ci sono punti controversi che vanno assolutamente rivisti, è l'unico modo per garantire un autentico rispetto dei diritti di tutti.