DDL Zan: Sindaco di Lizzano, ovvero la confusione creata da chi non ama la Polis

corto circuitoSui fatti mal conosciuti e, spesso, mal riportati di Lizzano tanto si parla in queste ore.

Non è su questi che ora vogliamo riflettere ma sul Comunicato fatto dal primo cittadino, via Facebook, il Sindaco di Lizzano la signora Antonietta D’Oria.

Ecco il comunicato para-ufficiale del Sindaco Antonietta D'Oria - Comune di Lizzano, sul suo profilo facebook.

Sindaco Antonietta D'Oria - Comune di Lizzano

È notizia ormai rimbalzata su tutti i social media che il parroco di Lizzano, il parroco della nostra Comunità, il nostro parroco ha organizzato un incontro di preghiera contro le insidie che minacciano la famiglia, tra cui, prima fra tutte, cita la legge contro l'omotransfobia.
Ecco, noi da questa iniziativa prendiamo, fermamente, le distanze.
Certo non sta a noi dire quello per cui si deve o non si deve pregare, ma anche in una visione estremamente laica quale è quella che connota la attuale Amministrazione Comunale, la chiesa è madre e nessuna madre pregherebbe mai contro i propri figli.
Qualunque sia il loro, legittimo, orientamento sessuale.
Perché, come ha scritto meglio di come potremmo fare noi, padre Alex Zanotelli, quando ha raccontato la propria esperienza missionaria nella discarica di Corogocho, la Chiesa è la madre di tutti, soprattutto di quelli che vengono discriminati, come purtroppo è accaduto, e ancora accade, per la comunità LGBT.
A nostro modestissimo parere e con la più grande umiltà, ci pare che altre siano le minacce che incombono sulla famiglia per le quali, sì, sarebbe necessario chiedere l'intervento della Divina Misericordia.
Perché non pregare contro i femminicidi, le violenze domestiche, le spose bambine?
Perché non celebrare una messa in suffragio per le anime dei disperati che giacciono in fondo al Mediterraneo?
Perché non pregare per le tante vittime innocenti di abusi?
Ecco, senza voler fare polemica, ma con il cuore gonfio di tristezza, tanti altri sono i motivi per cui raccogliere una comunità in preghiera.
Certo non contro chi non ha peccato alcuno se non quello di avere il coraggio di amare.
E chi ama non commette mai peccato, perché l'amore, di qualunque colore sia, innalza sempre l'animo umano ed è una minaccia solo per chi questa cosa non la comprende.

Qualche brevissima considerazione.

Anzitutto è da rilevare che mischiare i piani di un comunicato tra Istituzionale e personale non è mai positivo.

Non aiuta la Polis ma mischia i piani e crea più confusione.

Lavora di “pancia” populisticamente. E sappiamo bene che i populismi non edificano non aiutano l’umana trascendenza verso il bene della Polis, anzi la affossano. Cavalcano gli umori, le paure e solleticano la vanità di chi li propone. Creano fazionismi, non orchestrano, non colgono il bene, alimentano i fraintendimenti.

Pertanto, indipendentemente dal testo, da tale comunicato si evince che il Sindaco non ha rispettato la sua natura orchestrativa ma ha preso una posizione personale e tra l’altro, come vedremo tra breve, piena di contraddizioni nel merito. Come Sindaco, duole dirlo, qui ha fallito.

Una figura istituzionale che si comporta così non fa più politica nel suo senso alto ma demagogia e propaganda personalista creandosi un palcoscenico.

Andiamo al comunicato.

La preghiera di cui si parla, come è noto, viene svolta non contro le persone con orientamento omo-affettivo, che sono cura ed amore pastorale della Chiesa Universale e locale, ma contro un disegno di legge che, con l’apparenza di difendere la loro specificità, invece introduce un vulnus gravissimo che danneggerebbe proprio le persone, uomini e donne con omo-affettività, come abbiamo ripetuto più volte su queste pagine. Questa è la preoccupazione della Chiesa Italiana come da comunicato. Inoltre tale progetto di legge minerebbe gravemente una riflessione seria ed antropologica che va fatta verso l’autocoscienza dell’umano e non inventando una liquidità penale non definendo che cosa è omofobia e omo-transfobia.
Affidare per legge ed arbitrato delle visioni del giudice la definizione di tali concetti e non definirli chiaramente prima crea un settarismo che danneggerebbe non solo chi ragiona secondo il Diritto e la Morale Naturale ma anche chi, come persona, sperimenta una tendenza omo-affettiva, creando un “genere” penale sul “genere”. Questo, guridicamente, è la morte del Diritto e dei Diritti della persona.

Le preoccupazioni politiche dunque sono legittime per ogni persona che ragiona e che vuole veramente bene alle persone con omo-affettività. Ed è giusto e sacrosanto pregare per queste deficienze propositive di un progetto di legge ingannatorio e mortifero. Ripetiamo, ingannatorio, sia per le persone con omo-affettività sia per chiunque la pensi diversamente.

“Ecco, noi da questa iniziativa prendiamo, fermamente, le distanze.”, afferma il Sindaco.

Bisogna chiedere chiaramente “noi” chi?

È plurale maiestatis? È opinione della giunta?

Se vi è una opinione personale o della giunta può essere certamente esplicitata ma a fianco del diritto legittimo della libertà di culto e della sua importanza.

Se il Sindaco voleva il bene della sua cittadina doveva difendere l’uno e l’altro. Cioè il Diritto di pregare anche contro una proposta di legge dannosa e difendere i cittadini che  - se autorizzati – manifestano civilmente il loro eventuale dissenso. Se infatti prende/prendono (fermamente) le distanze da una iniziativa a “latere” si confonde (e soprattutto confonde chi legge) che la preghiera è anch’essa laica ed è un modo, laico, di affrontare la questione di una proposta di legge malata e colma di vulnus costituzionali. Ed infatti la confusione della signora Sindaco è esplicitata dopo con quanto afferma:

“Certo non sta a noi dire quello per cui si deve o non si deve pregare, ma anche in una visione estremamente laica quale è quella che connota la attuale Amministrazione Comunale, la chiesa è madre e nessuna madre pregherebbe mai contro i propri figli.
Qualunque sia il loro, legittimo, orientamento sessuale.”

Il Sindaco con un gioco retorico di bassa qualità dimostra infine non solo di affermare per cosa occorre pregare e per cosa non si deve pregare, ma, soprattutto mischia i piani della formazione spirituale con quelli propri istituzionali.

Non solo, dimostra, nel contempo, di non avere chiaro proprio nulla dell’oggetto per cui si prega, cioè, ripetiamo, contro un progetto di legge, a favore delle persone con omo-affettività e per l'intenzione della famiglia, costituzionalmente riconosciuta e fondante. Proprio perché la Chiesa è madre di tutti ha il dovere di mettere sull’attenti e di vigilare su chi surrettiziamente e maldestramente vuole veicolare un male per le persone, con omo-affettività o meno. Proprio perché la Chiesa ama i suoi figli, tutti, ciascuno, dice loro la verità sull’uomo.
Guai a Lei se non lo facesse, sempre stando a fianco ad ogni persona.

Il vulnus della discriminazione lo introduce il progetto di legge ed è avallato dalla confusione di questa signora Sindaco, pasionaria e senza equilibrio e, duole dirlo, senza competenza. L’equivalenza proposta di legge=bene delle persone con omo-affettività è fallace. Perché o conosce poco la proposta di legge o conosce poco il Diritto e i fondamenti del Diritto. O, nel contempo, non ha proprio chiaro il bene di ogni persona, anche coloro che hanno tendenza omo-affettiva.

La confusa lezione catechetica della signora Sindaco continua nell’ossimoro della falsa umiltà:

A nostro modestissimo parere e con la più grande umiltà, ci pare che altre siano le minacce che incombono sulla famiglia per le quali, sì, sarebbe necessario chiedere l'intervento della Divina Misericordia.

Davanti a tale ossimoro comunicativo e retorico giustamente scrive una commentatrice:

Gentile Signora, rompa gli indugi. Non faccia la modesta, non tergiversi con gli "umilmente", è chiaro che la Sua preparazione teologica Le permette di osare ben più di un post su FB. E pertanto, al caro motto "cuius regio, eius religio", con la disinvoltura di un Enrico VIII qualsiasi, si attribuisca anche la potestà ecclesiastica, faccia al più presto pervenire alle fortunate chiese del suo territorio la lista testé abbozzata delle legittime intenzioni di preghiera da potersi dire senza urtare i nobili sentimenti umani, ovvero capricci, idee, piacevolezze, sollazzi, gozzoviglie, ubriachezze... che come Lei ci insegna possiamo riassumere in una sola parola: amore. Nobili sentimenti che indubbiamente Cristo stesso sta tentando maldestramente di imitare. Non indugi oltre, si dichiari Capo della Chiesa lizzanese, acciocché il Suo illuminato feudo, come faro, risplenda nelle tenebre e così, fieramente e allegramente, seguendoLa in tale larga via, il popolo che un tempo fu di Cristo possa affondare come Lei nella Grande Melassa, la nuova definitiva religione che a Cristo non deve nulla e che di Lui non sa più nulla, ma che di Lui si riempie la bocca.”

Ma è la chiusa del comunicato l’apoteosi del mischiamento dei piani in cui cade l’ideologia di questo Sindaco:

“E chi ama non commette mai peccato”.

Risuona, fallace e mendace, il motto di Obama, "love is love". Perché, torniamo a dire, parlare di peccato che tale è anche in chi pensa di amare? Hannibal Lecter ama veramente le sue vittime tanto che le vuole mangiare. Così le ama un pedofilo nel suo gravissimo disordine. Così le ama un violento, uomo o donna che sia, che non sopporta il non riconoscimento del “suo amore” ed uccide o mutila fisicamente o civilmente. Così ama sé stesso e i suoi interessi chi veicola il traffico nel mediterraneo di tanti innocenti che scappano da situazioni disumane. Così ama “mammona” chi specula sulla pelle dei poveri e degli abbandonati. Così ama i suoi desideri chi come coppia (anche eterorelazionale) compra un figlio con l'utero in affitto.
La misura dell’amore umano, del concupire o del reale donare e donar-si, viene giudicato nell’Amore di Cristo in cui tutti siamo costantemente discepoli. Credenti e non credenti. E, per quanto riguarda il pensiero occidentale, quella donazione estrema, a perdere, che chiama bene il bene e male il male, morendo nel giudizio e per il bene di ogni persona, giudica anche le dimensioni civiche.
Perché senza di essa non ci sarebbe l’esplicitazione del principio di persona, di libertà, di uguaglianza, dei diritti. Non ci sarebbe coscienza civica. La prima educazione civica l’ha fatta Cristo Crocefisso. Lì è nata la civiltà. In uno che ha perso ogni diritto è svelato il Diritto.

Ma il punto è un altro.

Qui, su questo progetto di legge e sull’opposizione ad esso, non si tratta del peccato ma del bene delle persone, della libertà e del Bene della Polis.
E qui, su questo terreno occorre giudicare la legge e le opposizioni ad essa.

È terreno razionale, metafisico, non di pancia. E, la preghiera proposta, è per illuminare la ratio non per introdurre dimensioni altre come il “peccato”. È per un bene.

Introdurre altri piani non aiuta a risolvere e la signora sindaco di Lizzano ha svelato non solo la confusione che porta dentro ma la confusione che crea tale proposta di legge su argomenti così importanti che riguardano l’antropologia, i diritti e il bene della persona e che non vanno portati avanti, come somari ideologici, deformando antropologia e diritto.

PiEffe


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