DDL Zan: quando la ragione fa cortocircuito e l'ideologia prevale con la patina della non-discriminazione

Don Cammilo e la croceDavide Vairani

Lizzano, 9.800 anime in provincia di Taranto.
Succede un bel giorno il parapiglia più totale.

Don Giuseppe Costantino Zito - parroco di "San Nicola Vescovo" a Lizzano - organizza un rosario contro il DDL Zan-Scalfarotto contro l’omotransfobia, attualmente in discussione alla Commissione Giustizia della Camera e calendarizzato in aula per il 27 luglio 2020. Che poi non si capisce bene se lo abbia organizzato sua sponte oppure se abbia soltanto concesso l'utilizzo degli spazi ad un gruppo di fedeli (se cosí, li voglio conoscere, subito!).

Ma non è questo il punto.

La "controversa iniziativa di don Giuseppe" (in virgolettato i titoli e le connotazioni negative utilizzate dai media locali e nazionali nel narrare i fatti), "vale a dire un rosario in difesa della famiglia e in particolare contro il ddl Zan", per bloccare "l'ingiusto e perverso disegno di legge contro l'omotransfobia" (si legge sul volantino che lo pubblicizza). Una «supplica allo Spirito Santo» e una «preghiera a San Giuseppe, sposo di Maria».

Che succede ad un certo punto?
Arrivano le forze dell’ordine che si mettono ad identificare i presenti, compresa la stesso sindaco, mentre pochi fedeli pregavano in chiesa in assenza del parroco che, secondo la testimonianza di alcuni presenti, sarebbe rimasto nel proprio ufficio.

È proprio lei (il sindaco) a raccontare quanto accade momento per momento, attraverso la sua pagina Facebook, fino a denunciare che davanti alla chiesa sono arrivati i carabinieri, che chiedono i documenti ai manifestanti: "Molti sono giovanissimi, tutti sono qui pacificamente e distanziati". Le forze dell'ordine sono state chiamate dallo stesso parroco, che all'interno, nel frattempo, manda avanti la preghiera insieme con i fedeli. La svolta arriva quando davanti alla chiesa si presenta la sindaca Antonietta D'Oria (eletta con una lista civica).

In un video pubblicato su Facebook dalla scrittrice Francesca Cavallo, la prima cittadina chiede ai Carabinieri la motivazione dell’identificazione dei ragazzi presenti nella piazza, ricevendo come risposta che è per motivi di sicurezza «perché potrebbe succedere una rissa».

"L'amministrazione comunale si dissocia completamente da questa visione della vita, della comunità e dello Stato italiano, che ricordiamo essere laico", ha dichiarato il novello Peppone in quel di Lizzano.

«Non capisco come nel ventunesimo secolo si possa avere ancora una mentalità medievale – ha aggiunto D’Oria – I Carabinieri sono stati chiamati probabilmente dal parroco, o non so da chi, e hanno chiesto i documenti a tutte le persone che erano fuori, distanziate, ad aspettare mentre dentro stavano svolgendo questo momento di preghiera. Quando sono arrivata ho dato anche la mia carta d’identità, perché i Carabinieri fanno parte di uno Stato laico».

La sindaca ha poi raccontato che il parroco non è uscito a incontrare i cittadini riuniti fuori dalla chiesa: «Non ha voluto confrontarsi con dei cittadini che frequentano assiduamente la parrocchia, molti di loro fanno parte del coro».

A chi ringrazia la sindaca pasionaria per la sua decisa presa di posizione in difesa dei diritti LGBT+, lei risponde che non vuole essere ringraziata. «Io sono una mamma di quattro figli – afferma D’Oria – quattro ragazzi che vivono una vita diversa dall’altra. A loro e agli altri 9.800 abitanti, che considero come fossero miei figli, io devo in ogni caso stare accanto. La diversità, fino a prova contraria, non è una malattia».

Tutto questo accade in quel di Lizzano, che non si trova "tra il fiume e il monte, fra il Po e l’Appennino" e che -ahimè - non viene fuori dalla penna di Guareschi.

"Qui le passioni politiche esplodono violente e la lotta è dura ma gli uomini rimangono sempre uomini e qui accadono cose che non possono accadere da nessun’altra parte“, l'incipit del primo episodio del film Don Camillo.

Non c'è don Camillo e nemmeno Peppone, non ci sono più i comunisti e la loro rivoluzione proletaria che presto o tardi dovrà avvenire.

Ci sono storie -come questa - che non si sa se riderci, su per il disorganizzato e confuso servizio d'ordine dei ragazzi della Parrocchia, oppure se -davvero- preoccuparsi.

L’amministrazione comunale di Lizzano non è stata l’unica a prendere le distanze dall’iniziativa del parroco. L’Istituto Comprensivo “A. Manzoni” di Lizzano si è dissociato dalla veglia contro la legge contro l’omotransfobia. «Nelle nostre attività quotidiane di insegnamento trasmettiamo ai nostri ragazzi i valori fondamentali dell’uguaglianza e della parità e il rifiuto totale della discriminazione, in qualunque forma essa si manifesti – si legge in un comunicato – Noi non discriminiamo!».

Non ci sono più i comunisti. E vorrei tanto ci fossero ancora: almeno così le parti sarebbero chiare e trasparenti.
Oggi non ci sono più le ideologie totalitariste del '900, ma una melassa forse ancor più pericolosa perché si nutre con il consenso dei media e dei mezzi di informazione, degli intellettuali, degli artisti, poeti, santi e navigatori: si chiama ideologia gender.

Don Camillo chiese: «Signore, cosa possiamo fare noi?».
Il crocifisso sorrise: «Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile e il seme fruttificherà. Bisogna salvare il seme: la fede».

da Giovannino Guareschi,
Don Camillo e don Chichì, in Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, II, BUR, Milano, 2008

Ecco. "Bisogna salvare il seme", probabilmente oggi più che mai. Il seme della ragione e della ragionevolezza, anzitutto. Il seme della fede, ragionevole opzione per vivere incontro al Destino.


Venerdì della XXIX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Giovanni da Capestrano, sacerdote (1386-1456)

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