Al direttore di RAI 1

al direttore di RAI 1Stefano Coletta è il direttore di Rai1, attualmente responsabile dei palinsesti e protagonista del processo che anche su questo quotidiano abbiamo definito come “l’omosessualizzazione” della rete che per decenni è stata quella preferita dalle famiglie italiane. Coletta ha definito ieri in una conferenza stampa «deprimente» questo dibattito, provando a derubricare la vicenda nel poco interessante capitolo dei pettegolezzi.
Coletta non finga di non capire.
Se abbiamo posto il tema dell’omosessualizzazione dei conduttori di Rai1 sa bene che non è per gusto del pettegolezzo. Il tema è politico: se alla guida di tutti i contenitori della principale rete del Servizio Pubblico, pagato da decine di milioni di famiglie italiane, ci sono conduttori gay o gayfriendly, i contenuti che saranno veicolati non garantiranno il pluralismo delle idee, e alcuni episodi accaduti in questi giorni hanno già provato che gli spazi per chi dissente si sono chiusi. Rai1 è la rete per famiglie, i 29 milioni di italiani sposati che, sì, nel 2020 la pensano ancora come lo stesso Coletta ha detto che la pensava suo papà: assegnano un valore etico al matrimonio. Il fatto che il dibattito che abbiamo sollevato non sia pretestuoso è subito dimostrato: nessuno ha smentito i dati del nostro allarme. Noi non vogliamo, come è accaduto a Rai1 qualche pomeriggio fa, che si faccia propaganda al ddl Zan per mezz’ora con dati falsi e senza contraddittorio. Se Coletta rimuove l’unica conduttrice cattolica madre di quattro figli e costruisce un palinsesto solo di conduttori gay e gay-friendly, ci deve dire il perché di questa strana lottizzazione.