L'esperienza di chi ha lasciato tutto per amore dell’Amore

francesco-crocifisso-cavaniA cura di Paul Freeman

Ho conosciuto Sr. Raffaela molti anni or sono, nella comunità di S. Masseo ad Assisi. Non ci siamo poi né sentiti né visti per molti anni.
Ho sempre apprezzato l'entusiasmo spirituale di questa sorella, segno di una gioia profonda che scaturisce dallo Spirito. La Provvidenza Divina, tramite lo strumento dei social network, ha voluto che incrociassimo di nuovo i nostri passi.
Pertanto ho ritenuto opportuno, assieme ai soci, per chi ci segue, far conoscere alcuni passi del suo cammino, passato e presente, per condividere questo suo entusiasmo nello Spirito. Cristiano Cattolico, accoglie ben volentieri questa sua intervista-testimonianza nell'ottica di orchestrazione che questo sito ha sempre avuto e desidera avere dei carismi che lo Spirito suscita e che sono chiamati a suonare assieme, pur con differenti accenti, il fiume di Amore che sgorga dal costato di Cristo.
Buona lettura.


Buongiorno Sr. Raffaela, ci puoi parlare in breve della chiamata che Cristo ti ha fatto nella tua congregazione?

Sono una suora francescana alcantarina, ho 40 anni, sono entrata in congregazione a 19 anni dopo un anno circa di cammino di discernimento. La spinta a “recuperare” la fede, contrastata nel periodo adolescenziale, nasce dal contatto con la povertà nella mia terra, il Casertano, e dal desiderio di “dare una risposta di senso” alla differenza tra le possibilità familiari ed economiche che la vita mi aveva offerto e le incertezze e le difficoltà di quanti incontravo. Mi era interiormente faticoso accettare di non potermi adoperare a “rendere più felici gli altri”. Ho iniziato dal volontariato in una comunità francescana, lì ho conosciuto persone che hanno dedicato la vita agli altri, ho imparato Raffaela Letiziadalle piccole cose quotidiane condivise a dare ragione al cuore. Ai desideri che ritrovavo dentro, i desideri che poi ho scoperto essere quel seme che da sempre Dio pone. E Lui si è fatto trovare nei poveri. In quanti non avevano casa né relazioni affettive belle, solide. Sono stata toccata dalla loro accoglienza, dalla loro voglia di rialzarsi, di migliorare. Ho cercato qualcuno con cui confrontarmi. Mi hanno parlato di un Uomo chiamato Francesco. Sono arrivata ad Assisi. La vita, la radicalità di questo Santo hanno toccato il mio cuore. Francesco ha chiamato i poveri “suoi maestri”! Ho vissuto per un periodo nella Comunità di San Masseo ad Assisi. Lì ho compreso che quel seme che Dio aveva gettato nel mio cuore non era altro che la sua volontà per me! Mi chiamava ad “amarLo, lodarLo, servirLo e glorificarLo”! Il mio cuore, così come si era sentito amato, trovava la sua pace solo nel restituire quanto ricevuto. La mia vita era quella risposta di senso che volevo dare, non potevo semplicemente “trovare una soluzione per aiutare e sostenere i poveri”, era proprio la mia vita accanto a tutti la “soluzione”! Ho compreso che l’unico modo era donarla totalmente a Dio. Ho conosciuto le suore alcantarine, le ho sentite sorelle, e ho intrapreso il cammino di postulato.


La Comunità Emmanuel.. la puoi descrivere in generale?

La Comunità Emmanuel è un’esperienza umana e di fede che sostiene, custodisce e aiuta quanti vivono nel disagio, qualunque ne sia la forma! Nasce da una comunità di credenti che in preghiera, insieme a Padre Mario Marafioti, S.J., hanno compreso che il Signore li chiamava ad una concretezza accanto ai poveri, agli ultimi. A Natale del 1980 la Comunità ha così iniziato il suo cammino a partire da valori fondanti: accogliere e condividere “mettendo vita con vita”! Negli anni i Servizi si sono diversificati allargandosi verso le frange esistenziali sempre più periferiche. Attualmente è presente in molte zone dell’Italia e all’estero con 6 settori di Intervento: Famiglia, Disabilità, Dipendenze, Cooperazione e Impresa Sociale, Migrazioni e Sud del Mondo Diakonia. La sua identità cristiana si manifesta nella vita spirituale intensa alla quale partecipano i membri stabili, di cui moltissimi volontari e le loro famiglie. La laicità del servizio si esprime nell’accoglienza offerta a tutti, senza distinzione di sesso, religione o appartenenza ideologica, e nell’atteggiamento di rispetto dialogo e disponibilità verso le varie possibili collaborazioni richieste dal servizio alla persona.


Che servizio fai in questa comunità?

Ho conosciuto la Comunità Emmanuel nel 2005, in una breve esperienza nel settore delle Dipendenze patologiche in Aspromonte, esperienza lungamente desiderata. Chiesi ai Superiori di poter vivere con i ragazzi in cammino per circa un mese. Da allora ho condiviso i percorsi per il recupero di tanti giovani in altri Centri. Attualmente sono nel beneventano, precisamente a Faicchio, dove un antico convento francescano sta per diventare un centro di recupero per alcol-tossicodipendenti. Sarò responsabile pedagogica di questa nuova esperienza.


Ci puoi raccontare uno o più episodi significativi che si sono svolti in questa comunità?

La co-fondatrice di questa comunità si chiamava Enrica Fuortes. Fu la prima ad accogliere giovani tossicodipendenti presso la sua casa e soprattutto nel suo cuore. Ripeteva nei suoi scritti: “... la mia non è stata l’esperienza di chi non rischia nulla ma l’esperienza di chi ha lasciato tutto per amore dell’Amore...”.
ha aiutato centinaia di giovani che sono stati ricoperti delle sue cure e del suo affetto anche quando, servendoli, ha contratto l’AIDS, che ha sempre portato con grande dignità e mai considerato un limite al suo servizio. Enrica è morta il 13 novembre 1997. La sua vita e la sua vocazione sono maturate all’interno di un cammino che l’ha aperta al dono più grande, capace di attraversare tutte le prove, fino alla consumazione e alla vittoria del chicco di grano che, se cade in terra e muore, porta molto frutto (Gv. 12,24).

La Comunità, come ogni esperienza d’amore, segna il cuore. E, come per Enrica, anche la vita! Segna proprio con i segni di una passione. Mai ci si può illudere di vivere la comunità, le relazioni, senza lasciarsi inchiodare perché l’amore stesso per essere autentico inchioda. Ci sono delle ferite che si toccano che parlano delle proprie ferite. Ci sono dei vissuti che parlano al cuore di chi li ascolta come qualcosa di familiare, di simile. Nella comunità, chi fa sul serio, impara logiche che sono di reale prossimità, vicinanza, concretezza d’amore.

Ricordo tanti volti, ho ascoltato tante storie, tante vicende. Qualche anno fa, quando operavo in un centro della Campania, per un giovane papà ebbi un contrasto molto forte con il suocero, persona seria e profondamente contrariato dalla scelta della figlia di sposare un tossicodipendente. Questo “papà in cammino” aveva con questa donna due bimbi, affidati proprio ai nonni materni. Il cammino terapeutico portava questo giovane papà verso l’acquisizione di una paternità responsabile, ma tutto sembrava remare contro. La fiducia, la voglia di farcela, e l’amore per i bambini hanno permesso a questo suocero di ricredersi, di passare dal pregiudizio all’accoglienza. Questa famiglia, come tante famiglie recuperate, sono il segno visibile che l’amore vero porta in sé semi di Resurrezione.

Sapere che ci sono luoghi dove il mistero di Passione - Morte e Resurrezione di Gesù non sono solo parole, ma esperienze di vita vissuta, anche per chi non è credente, mi sembrano i segni più visibili della Presenza di Dio nelle Comunità, in qualunque comunità!


Se dovessi chiedere o dare un suggerimento a Papa Francesco.. cosa gli diresti?

Credo che come religiosa chiederei a papa Francesco di favorire nella vita consacrata percorsi più radicali di vicinanza ai poveri. Com’è il suo stile, gli suggerirei di spingere gli Istituti e gli Ordini religiosi a fare scelte preferenziali e veritiere verso i poveri. Vorrei però spiegarmi meglio. Non credo in quelle sole forme di vita accanto ai poveri, nella “logica del fare”, quasi per imitare le tante realtà sociali ormai diffusissime qui e all’Estero, non parlo di questa vicinanza. Quello di cui parlo è della vicinanza del cuore … a partire dal sentire dentro di sé quel “I care” – mi interessa, mi sta a cuore - che ha mosso un parroco di un paesino di pochissime anime – don Lorenzo Milani – (da papa Francesco più volte citato) a stare lì, inchiodato lì, a Barbiana, morire lì, per imparare ad amare lì, cercando il meglio per quella gente lì, in quel determinato periodo storico, in ascolto di quelle determinate vicende. Vedo nella Chiesa tanto bene. Nelle nostre terre campane sono i sacerdoti – vedi don Maurizio Patriciello per la Terra dei Fuochi – o le suore - vedi sr Rita Giarretta per la tratta della donne schiave della prostituzione - e tanti altri – ad alzare la voce, a prendersi a cuore le situazioni. Ai margini esiste però una Chiesa accomodata, abituata a riti e funzioni, a volte svuotate di senso che diventano solo rituali. Non so, gli chiederei di parlarci di Lui, della sua bontà, del suo stile, perché qualcosa si smuova nel cuore dei credenti. Quando papa Francesco parla raggiunge il cuore … ecco vorrei che ciascun cristiano avesse questa capacità .. perché sente dentro di sé che il suo cuore è stato toccato .. amato .. redento.

Qui il sito della Comunità emmanuel
http://www2.emmanuel.it/

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