Dal Concilio Vaticano II netta la distinzione tra ministero sacerdotale e ministero laicale. Entrambi al proprio posto per il Bene Comune.

popolo della famiglia logoColloquio intervista a cura di Paul Freeman e Mirko De Carli

Buongiorno Mirko De Carli.

Al di là degli insindacabili motivi soggettivi, e delle dolorose scelte vocazionali personali, la vicenda di Don Franco Di Donno, viceparrocco per quasi 40 anni alla Parrocchia S. Monica di Ostia Lido, ed al di là delle manipolazioni fatte dalla sinistra e dalla destra, apre però scenari di impegno politico anomalo.

Nella storia della Chiesa abbiamo avuto sacerdoti che nel “piolo” fisso della loro vocazione sacerdotale hanno espletato e toccato i campi più disparati.
Sacerdoti della Carità, sacerdoti scienziati, sacerdoti musicisti, sacerdoti scrittori, ecc. tuttavia nel Titolo III del libro II del CJC al n° 285, comma 3 abbiamo chiaramente queste parole: “§3. È fatto divieto ai chierici di assumere uffici pubblici, che comportano una partecipazione all'esercizio del potere civile.”

Ora noi sappiamo che questo canone, per essere promulgato, ricorda due cose.
La prima, che certamente in passato, nella lunga storia della Chiesa, vi è stato di sicuro un abuso in tal senso, che dunque andava normato secondo retta teologia.

Il secondo motivo, positivo, e più importante, è che il Concilio Vaticano II ha voluto chiarire e restituire con chiarezza gli ambiti propri di intervento.
Mentre è giusto e doveroso che un sacerdote faccia politica nel senso che gli è proprio che è quello della formazione alla Dottrina Sociale della Chiesa, ai Principi che non si possono negoziare ed alla sensibilizzazione al Bene Comune ma mantenendo intatto e prioritario il suo legame con il Ministero Celebrato, piuttosto l’impegno, sia formativo che militante che propositivo per il Bene Comune, per la Polis, spetta anzitutto ai laici.
Abbiamo nell’Apostolicam Actuositatem: “14. Immenso è il campo di apostolato che si apre nell'ordine nazionale e internazionale, dove sono specialmente i laici a essere ministri della sapienza cristiana. Animati dall'amore di patria e nel fedele adempimento dei doveri civici, i cattolici si sentano obbligati a promuovere il vero bene comune e facciano valere il peso della propria opinione in maniera tale che il potere civile venga esercitato secondo giustizia e le leggi corrispondano ai precetti morali e al bene comune. I cattolici esperti in politica e, come è naturale, saldamente ancorati alla fede e alla dottrina cristiana, non ricusino le cariche pubbliche, potendo mediante una buona amministrazione provvedere al bene comune e al tempo stesso aprire la via al Vangelo.” Sottolineato fortemente nella successiva esortazione apostolica Christifideles Laici.

Ci condivide in merito il suo pensiero?

Mirko De Carli Il tema dell’impegno politico dei sacerdoti è un tema che non ci aspettavamo di poter trattare in questo periodo storico. Siamo convinti che sia estremamente importante, per i cristiani il principio per cui sia la laicità delle istituzioni per il protagonismo dei cittadini all’interno della vita pubblica del paese. Faccio mie le parole di Mons Giovanni D’Ercole Vescovo di Ascoli Piceno il quale ha voluto dire appunto che tale vicenda ci deve interrogare molto questa scelta di don Di Donno di partecipare alla competizione elettorale per il rinnovamento della carica della Presidenza del Municipio X di Ostia Lido. “L’impegno dei laici, spiega il vescovo, «sarebbe più giusto e necessario». «E se questo non avviene di chi è la colpa?», si domanda D’Ercole per il quale «qui tutti dobbiamo riflettere». Proprio in quanto manca può accadere, osserva, che «un prete senta il dovere di supplire a mancanze oggi imperdonabili». Secondo il vescovo di Ascoli, «essere sacerdote in frontiera e poi diventare amministratori sono due cose assai diverse»” (La Stampa, 28 agosto 2017)

Dovrebbe interrogare soprattutto il laicato cattolico che da troppo tempo ha lasciato in mano la politica ad altri e non si è più impegnato. Credo che quindi sia un punto di domanda da rendere ben presente ai nostri cuori ed alle nostre intelligenze. Personalmente trovo che sia una scelta sbagliata sia in ordine al bene della persona sia in ordine alla sua dimensione simbolica. In un momento come questo in cui la Chiesa sta svolgendo anche un ruolo sociale, come d’altronde ha sempre fatto, con la presenza attenta e carismatica di Papa Francesco sui grandi temi contemporanei, una scelta di questo tipo alimenta la confusione civica. Credo che i sacerdoti siano chiamati a formare e ad educare le classi dirigenti affinché, come ricorda Papa Francesco, il cattolico in politica “si immischi” nei problemi della Polis. Mi viene in mente la figura del Card. Montini, futuro Paolo VI il quale proprio si dedicò come sacerdote guidando i giovani della FUCI, durante la guerra, per creare la futura classe dirigente. Aldo Moro, Fanfani ed altri, e che furono i giovani, i cosiddetti professorini, che, sotto la guida di Alcide De Gasperi, tanto bene fecero al nostro paese. Questo è il tema fondamentale a cui dobbiamo attenerci. Con grande impegno occorre ricreare la rete di un impegno missionario cattolico in politica.  Il laicato si attende un impegno forte e coraggioso da parte del Clero e delle Curie nel creare una classe laicale ben preparata nei principi della Dottrina Sociale della Chiesa e i fondamenti dell’Etica Naturale.  Un laicato che sappia dare testimonianza di traduzione pratica di questi fondamenti e nel contempo ideali. Su questo è presente un vero e proprio vuoto. E lo sfacelo di chi ci rappresenta è evidente a tutti.

Curiosamente, dopo l’evento di grazia del CVII, si sono snodate diverse correnti che hanno colto accenti specifici del Concilio, depauperandone, però, aspetti omnicomprensivi e l’intuizione di base legata all’incarnazione e non all’impantanamento.
Di fatto Con La Gaudium et Spes, documento straordinario, molti sacerdoti nella Chiesa hanno sentito l’esigenza di un respiro diverso, forse per loro “più ampio”, di quello legato alla dimensione profetica e sacerdotale del ministero. Sono fioriti i famosi “preti operai”, con un ascolto errato dei “segni dei tempi”.
Un dato fallimentare sia in ordine alle vocazioni nella Chiesa sia in ordine alla pastorale.
Oppure, con la Dei Verbum, sono nati gruppi biblici promossi da ottimi gesuiti, che però, sovente, sono capitolati in una sorta di soggettivismo protestante nell’approccio alla Parola. Tutto questo perché le indicazioni del Concilio, in ordine a ciò che è Culmen et Fons, cioè la Sacra Liturgia, sono state depauperate ed asservite a scopi mondani o a scopi spirituali svincolati dalla dimensione liturgica, che invece è essenziale nella storia e nella vivificazione della Chiesa.
La stessa Parola di Dio, svincolata dalla Liturgia, rischia di diventare un esercizio intellettuale soggettivo.
Causa di tanti mali e di letture artificiose ed ideologiche.
I sacerdoti non cogliendo questo vero è decisivo Bonum, vero Bene Comune, hanno cercato scorciatoie immanentistiche perdendo di vista anche la netta distinzione e la necessaria promozione del laicato tanto auspicata dal Concilio Vaticano II.

Dobbiamo chiederci se c’è necessità di Sacerdoti immanentizzati, oggi, che magari utilizzano luoghi e tempi non consoni, come l’omelia, per fare sensibilizzazione sociale legata a visioni partitiche?
Tra l’altro, e questo lo si dimentica, sulla liturgia e lo spazio omiletico, Papa Francesco è stato molto chiaro e duro. (Evangelii gaudium, 135ss)

Mirko De Carli  Il tema sollevato della partecipazione delle correnti del CVII che sono derive che portano a scontri ideologici è qualcosa di cui oggi non abbiamo bisogno. Ripeto con chiarezza che oggi c’è bisogno di formazione delle classi dirigenti da parte del Clero. Ma non secondo approcci di parte ma quelli forniti dal Magistero della Chiesa. I quali non sono né di destra né di sinistra.
Ovvero di prendere in mano quel libro polveroso ma di sempre straordinaria attualità che è la Dottrina Sociale della Chiesa, sostenuta ed illuminata dai fondamenti della morale naturale, preambolo al Vangelo. Sempre attuale e straordinariamente attinente alle grandi problematiche che attraversano l’uomo e la storia. Della vita quotidiana delle persone. Del vissuto delle famiglie.

Come Popolo della Famiglia, sin dall’inizio della nostra nascita, abbiamo cercato questo e solo questo, come soggetto politico autonomo dei principi non negoziabili illuminato e formato dalla Dottrina Sociale della Chiesa. Con politiche chiare a sostegno della famiglia e della vita, dal suo concepimento alla sua morte naturale. Il compito dei laici, dunque, come già detto ed auspicato da Papa Francesco, è quello di immischiarsi con la politica. Non è questo il compito dei sacerdoti.
Specie durante la Celebrazione, il sacerdote è chiamato ad occuparsi degli immensi misteri celebrati e con-celebrati.
Solo così egli darà criteri profondi e radicati, illuminati, con cui il laico potrà intraprendere l’azione nella Polis. Altro ambito è quello della formazione catechetica e morale, che, il sacerdote, può svolgere e deve svolgere in contesto esterno alla Celebrazione con classi di formazione.
Come disse Paolo VI “la politica è una forma alta di Carità”, cioè il dare la vita per il prossimo. Questa è la missio che, da Paolo VI in avanti, i papi, hanno sempre chiaramente esposto, come quando Papa Benedetto XVI ha detto chiaramente: “.. Vi renda capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile. In tutti questi aspetti dell’impegno cristiano potete sempre contare sulla guida e sul sostegno della Vergine Santa.”
(L’omelia del Papa per il Centenario della proclamazione della Madonna di Bonaria)

Noi laici abbiamo il dovere di farlo, senza il clericalismo interventista dei pastori, ma piuttosto con l’accompagnamento spirituale e formativo. Non Vescovi pilota ma Vescovi che aiutano la formazione e lo svelamento dell’umano seminato grandemente nel Vangelo e veicolato dal Magistero.

La Christfideles laici ricordando l’Evangelii nuntiandi citava: “l'Esortazione Evangelii nuntiandi, che tanta e benefica parte ha avuto nello stimolare la diversificata collaborazione dei fedeli laici alla vita e alla missione evangelizzatrice della Chiesa, ricorda che «il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell'economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all'evangelizzazione, quali l'amore, la famiglia, l'educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza. Più ci saranno laici penetrati di spirito evangelico, responsabili di queste realtà ed esplicitamente impegnati in esse, competenti nel promuoverle e consapevoli di dover sviluppare tutta la loro capacità cristiana spesso tenuta nascosta e soffocata, tanto più queste realtà, senza nulla perdere né sacrificare del loro coefficiente umano, ma manifestando una dimensione trascendente spesso sconosciuta, si troveranno al servizio dell'edificazione del Regno di Dio, e quindi della salvezza in Gesù Cristo»”

Qual è l’orizzonte politico per i laici di cui necessita oggi il nostro tempo?

Mirko De Carli Il richiamo della EN è straordinariamente attuale. I laici sono chiamati ad immischiarsi con i grandi temi.
Nel dopo guerra si cercò di costruire un soggetto politico sui grandi temi del lavoro.
Oggi gli orizzonti sono quelli di fare una forza politica capace di intercettare le grandi sfide etiche, sociali, internazionali che ci toccano con ampio e grande respiro. Come detto da mons. Toso, Vescovo di Faenza e Modigliana, e rappresentante vaticano alle
OSCE, “occorre una nuova soggettività politica di ispirazione cristiana”.

Per fare questo è auspicabile la creazione di una casa comune, fatta certo di cristiani ma anche di non cristiani, che si ispirano a quei principi che potremmo trovare nei Diritti Universali dell’Uomo, come gli ultimi pontificati ci hanno insegnato, e ci insegnano, con differenti accenti. La Persona e la sua dignità diventa il discriminante per l’impegno nella vita politica e nella vita pubblica.

Il Popolo della Famiglia è nato sotto questi inviti nati dalla storia e dalla lettura profetica delle gerarchie per argomentare ed immischiarci e svelare la bellezza dell’umano e, quindi dell’humus cristiano, nella Polis, tra gli uomini. Non in maniera sporadica e/o pressapochista ma piuttosto con la capacità di trattare tutti i temi. Dell’Immigrazione, della Vita, dall’aborto all’eutanasia, il tema dell’Europa e delle speculazioni finanziarie in atto, il tema delle forzate e volute mutazioni antropologiche della famiglia.

Occorre avere la capacità di ri-appropriarci della Dottrina Sociale della Chiesa, attualizzandola, incarnandola, ove necessario, come un faro acceso e non oscurato, che aiuti l’uomo ad essere più uomo. Un laicato capace di fare proposte praticabili ed ampie di lungo respiro.

Noi non vogliamo essere quel soggetto che si arrampica sui problemi per prendere il consenso elettorale.

Una comunità politica, aggregativa, per tutti gli uomini e le donne di buona volontà che ritengono che i Diritti universali dell’Uomo siano il punto di partenza comune per ricostruire il bene della Persona e della Famiglia.

Per fare questo non può mancare il contributo forte e decisivo dei cristiani e dei cattolici mossi dal principio evangelico che li ispira e che è fondamento implicito dei Diritti di cui accennavamo, autocoscienza dell’umano.

Alla luce del Concilio Vaticano II che, come abbiamo visto, necessita ancora di una lettura omnicomprensiva, equilibrata ed orchestrata dal Bonum centrale, fonte e culmine, della Sacra Liturgia, cosa propone il Popolo della Famiglia traendo a piene mani dal Magistero Conciliare, quello di San Giovanni Paolo II, quello di Benedetto XVI e di Papa Francesco?

Mirko De Carli Credo che un soggetto politico sostenuto dalla Dottrina Sociale della Chiesa e dai Principi non negoziabili, come il Popolo della Famiglia, possa fare una proposta politica rileggendo il Concilio Vaticano II e la declinazione preziosa ai laici in esso contenuta, per il bene della Polis. Una logica che chiama all’essere presenti e a percepire il “compromesso politico” non come un compromesso sui principi e sui valori ma come una propedeutica presenza, graduale, di testimonianza dell’umano, illuminato dal Vangelo. Quindi si tratta su tutto ma non sul bene indisponibile della Persona, sui suoi fondamenti, che non sono dunque negoziabili, né si cede sui valori che da questi principi derivano. Il Concilio, letto spesso in maniera parcellizzata ed anche ideologica, necessita piuttosto di letture profonde e serene che mettono al centro la Famiglia, la Persona, e non cedono a Lobby di ogni genere, comprese quelle omosessualiste.
Recuperare invece di scardinare, come viene fatto da politiche recenti, l’Istituto Famiglia, è fondamentale per ri-costruire sempre il tessuto sociale della Polis ed il Bene Comune. Questo sia livello dello Stato Italiano che dell’Unione Europea.
Credo che noi dobbiamo essere capaci oggi di affermare il pensiero cristiano come cuore del cuore dell’uomo.
Questa è la sana laicità a cui, costantemente ci richiama Papa Francesco.

Al Santo Padre non manca occasione per ricordare che esiste una laicità malata ed una laicità sana. Il Magistero, la Dottrina Sociale della Chiesa, i Principi che non si possono negoziare, il Concilio Vaticano II, ci aiutano a svelare questa laicità sana che è cardine e radice dell’occidente.

È proprio la realtà che ci definisce le sfide dell’oggi. Qui siamo chiamati ad essere sanamente laici, come ci ricorda Papa Francesco.

Importante l’intuizione di Papa Francesco ripresa anche dal Card. Parolin al Meeting di Rimini, misurarci con il tempo e non con lo spazio. Il tempo è la misura di Dio che entra nella storia (l’incarnazione), lo spazio è la misura dell’uomo nella storia e dentro questa storia avere la capacità, profetica, di guardare i processi in atto di cui ho già parlato e di fare proposte di lungo respiro.

Ad esempio nel tema dell’immigrazione la capacità di proporre uno Ius Culturae che sia capace di conciliare l’integrazione e l’accoglienza con il rispetto dell’identità nazionale ed andare oltre uno Ius Soli che è un processo sbagliato ed incoerente e che apre a tante falle contrarie al Bene Comune.

Sul tema della vita, promuovere una legislazione che sia contro le barriere umane, come aborto ed eutanasia, chiaramente, tra l’altro, incostituzionali, e sul tema della promozione della Famiglia creare o meglio esplicitare ed ampliare legislazioni che tutelano il primato della Famiglia fondata sul Matrimonio costituzionalmente riconosciuto e garantito, quello tra un uomo ed una donna, aperto alla procreazione e che evitino derive ideologiche come il Gender e come quelle proposte dal lobbismo omosessualista militante.

Il Popolo della Famiglia ha dunque una grande sfida davanti a sé e potrà compiere la sua “ministerialità” nella Polis se avrà un laicato ben formato ed organizzato, aiutato anche da pastori capaci di formare, illuminare, sostenere, non come “vescovi-pilota” ma come richiamo ai fondamenti oggettivi dell’umano ed alla nostalgia profonda seminata nei nostri cuori che attende, nella Polis, una riposta chiara e bella; politicamente feconda.

Share this post

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.