Quando la Gerarchia e i suoi meccanismi si difendono dai poveri e non difendono i poveri

san francesco sostiene la chiesa“Gesù disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori.  Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve.  Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.” (LC. 22,25-27)

“.. occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, che occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli..” (Papa Francesco, Omelia al Te Deum 2014)

Premetto a questo articolo-denuncia alcuni doverosi chiarimenti.

Anzitutto la Chiesa, anche nella sua gerarchia, non ha nulla da farsi insegnare nell’amore e nella dedizione ai poveri. Quello di cui qui parliamo è un fatto, raro, speriamo unico. Ma che deve aiutare a fare una severa autocritica per il bene comune. Di certo, i fatti che andrò a raccontare stonano fortemente con le molte iniziative lodevoli nascoste, o con iniziative pubbliche come quella promossa di recente a Roma e che coinvolge 70 vescovi.

In secondo luogo ero indeciso se fare un articolo del genere. C’è sempre il rischio di generalizzare e di buttare, come si dice “il bambino con l’acqua sporca”.

Piuttosto è un gesto di amore sofferto e chiaro verso i padri e verso la radice del loro mandato e del loro servizio per tutta la Chiesa. Sono le stesse parole del Santo Padre nel viaggio in aereo da Colombo a Manila che, intervistato sul bene comune, ha detto testualmente: “Ognuno non solo ha la libertà, il diritto, ha anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. L’obbligo. Pensiamo ad un deputato, ad un senatore: se non dice quello che pensa che sia la vera strada, non collabora al bene comune. E non solo questi, tanti altri. Abbiamo l’obbligo di dire apertamente, avere questa libertà, ma senza offendere.”

Se adesso il lettore avrà pazienza di seguirmi, non potrò essere breve, enuncerò i fatti e alcune evidenti considerazioni.

Mio fratello, nella fine del 2012, dopo un travagliatissimo periodo personale si ri-avvicina alla fede e sente l’esigenza di confessarsi e di essere guidato spiritualmente pertanto, in quel periodo, gli ho presentato un sacerdote di mia conoscenza a Roma ritenendo che potesse aiutarlo in tal senso. Dopo essersi sentiti via telefono per circa 8 mesi matura un clima di fiducia ed io stesso, in parte rasserenato, ritengo che il sacerdote possa effettivamente aiutare mio fratello anche fornendogli indicazioni per una stabilità temporanea, di due tre mesi, presso un istituto religioso ai fini di riprendere, a fine 2013, la sua attività lavorativa, in piena autonomia.

Nel frattempo, nel mese di Settembre 2013, mio fratello riesce a vendere alcuni beni ottenendo una somma di circa 30.000 euro che corrispondeva a tutti i suoi risparmi.

In un gesto di spoliazione temporanea, tipica dei convertiti e concordata con questo sacerdote, mio fratello Carlo affida a lui quasi interamente questo denaro affinché glielo conservi, stante lo stato di prostrazione fisica e psicologica, fino alla ripresa della graduale autonomia, lavorativa ed esistenziale.

Dopo tanta nebbia si intravvede la luce per un anziano in serie difficoltà esistenziali.

Le cose purtroppo non vanno come dovrebbero e la struttura che questo sacerdote ha trovato, per qualche mese, non è adeguata sia dal punto di vista logistico sia perché non rispetta gli standard minimi necessari per una ripresa autentica dell'autonomia lavorativa, concordata sia con il sacerdote che con il Vescovo di quella diocesi in cui è presente l’Istituto Religioso.

In ogni caso mio fratello, un mese in anticipo (primi di novembre 2013) sui tempi concordati, trova un appartamento a Siena ed è pronto a riprendere in mano la sua vita in maniera soddisfacente per cui si rivolge al sacerdote chiedendogli la restituzione del denaro a suo tempo affidatogli ma in conseguenza di tale legittima richiesta il sacerdote si trincera dietro una serie di risposte equivoche e ambigue: dapprima afferma di essere all’estero e quindi di non avere la disponibilità di denaro.

Mio fratello mi racconta l'accaduto per cui io, incredulo, contatto il sacerdote il quale mi riferisce chiaramente di aver messo il denaro nel conto parrocchiale che, avendo un ammanco, è stato bloccato. Ancora più incredulo, ai primi di dicembre 2013, invito dunque il sacerdote a risolvere la situazione, anche con il supporto del suo Vescovo ma da allora, nonostante le ripetute sollecitazioni, non ho più avuto alcun riscontro.

Mio fratello,  disperato, in quanto tradito dalla persona nella quale aveva riposto le sue speranze,  cade quindi in una situazione depressiva ben più grave di quella che a suo tempo l'aveva indotto a chiedere aiuto al sacerdote e, la nostra famiglia, già gravemente impegnata quotidianamente ad assistere bimbi con gravi disabilità ed in mancanza di fondi, è impossibilitata sia ad aiutarlo che a supportarlo.

Essendo a conoscenza che i soldi sono stati depositati nel conto della parrocchia dove, come si desume dalla risposta del sacerdote, lui era parroco, abbiamo contattato il Vescovo della relativa Diocesi, a metà dicembre 2013, senza avere alcuna risposta. Anzi avendo delle risposte vaghe dalla sua segreteria. Abbiamo quindi contattato il Vescovo responsabile di quella conferenza regionale che, dopo una prima disponibilità, si è chiuso, poi, in un silenzio inspiegabile.

Nel frattempo, mio fratello in data 30.12.2013, contatta  telefonicamente il sacerdote venendo rassicurato sul fatto che entro il 7 gennaio 2014 avrebbe risolto ogni cosa ma, da allora, non si è più fatto sentire.

Tramite il mio Vescovo contattiamo di nuovo il Vescovo di questo sacerdote che risponde “piccatamente”: “Di questa situazione si devono occupare Carlo Cilia e Don XX”. Il mio Vescovo è mortificato di una risposta così secca ed impermeabile che non ha aperto neanche la possibilità di una verifica serena e responsabile dei fatti.

Mio fratello procede nei primi di febbraio 2014 con una denuncia presso il comando dei Carabinieri nel luogo dove è ospite “forzato” di quell’Istituto.

Procediamo con il segnalare la questione via raccomandata A/R alla Congregazione del Clero. Nessuna risposta.

Continuiamo con la segnalazione, sempre via A/R alla Congregazione dei Vescovi; nessuna risposta anche qui.

Noi ne capiamo sempre meno in questo clima di impermeabilità e la ferita morale ed esistenziale cresce esponenzialmente.

Il mio Vescovo veicola tramite la sua segreteria una lettera e la documentazione alla Sotto-segreteria di Stato Vaticana. Anche qui inspiegabile silenzio totale.

Sempre su suggerimento, contattiamo la segreteria del segretario CEI la quale è l’unica a darci una risposta. La seguente, testualmente: Gentile Signore, l’attento esame della documentazione da Lei inviata porta a confermare quanto Le avevo anticipato. Abbiamo segnalato per competenza la questione alla diocesi di xxxxx.”

Sì, perché veniamo a sapere, finalmente, che in ogni caso, tali questioni dipendono dalla Diocesi di appartenenza del sacerdote e al Vescovo di quella diocesi.

Solo che.. proprio quel Vescovo si era negato di darci una risposta responsabile.

Nel frattempo tale Vescovo aveva fatto richiesta, secondo diritto, di “dimissioni”, raggiunti i limiti di età, e i primi di dicembre 2014 la provvidenza dona un altro Vescovo a quella diocesi.

Tale nuovo Vescovo, uomo schietto, pratico e concreto, conosceva bene la situazione ed aveva parlato già con questo sacerdote. Dopo nostro primo contatto ci richiama e ci dice che tale sacerdote asserisce che ha avuto questi soldi da mio fratello e che ha ritenuto di poterli usare come credeva per aiuti vari, in giro anche per il mondo. Quindi, anche qui, una versione diversa da quanto affermato via mail a me medesimo da quel sacerdote (tutto documentanto) e diversa dagli accordi presi con mio fratello, anche questi documentati.

Il neo Vescovo, pienamente cosciente della situazione, ci chiede anche scusa, e lo apprezziamo dopo tanta impermeabilità e silenzio, ma con le scuse  non si risolvono né il disagio esistenziale di un anziano né tantomeno i suoi problemi economici.

Quanto accaduto ha dimostrato inequivocabilmente il perché non avessimo avuto alcuna risposta dal primo Vescovo: semplicemente, il Vescovo precedente non si era premurato di andare a fondo alla verità dei fatti. Semplicemente li aveva negati, rimossi. 

Verità facilmente riconoscibile dalla documentazione in mano a mio fratello ed in parte presentata allo stesso Vescovo emerito; documentazione che rivela la strategia opportunistica e vigliacca di questo sacerdote.

Proprio per questo siamo stati costretti – purtroppo con grande ritardo – a procedere per vie legali.

Alcune considerazioni:

1 – Nel “sistema” c’è sicuramente qualcosa che non funziona. La gerarchia, in tal caso, si è comportata né più né meno come un ministero laicissimo. Se infatti prassi vuole che si demandi ogni questione alla Diocesi e al Vescovo di quella Diocesi come mai non siamo stati informati prima delle affermazioni menzognere di questo sacerdote? Chi cautela il fedele? Cioè chi controlla i controllori, in questo caso i Vescovi di una Diocesi? La Santa Sede? La Congregazione dei Vescovi? Non abbiamo avuto nessuna risposta ai nostri solleciti, tutti documentati, fino a dicembre 2014. Cioè un anno dopo.

2 – Le condizioni di mio fratello sono peggiorate. Di fatto il sistema, fatto anche da ottime persone e ottimi prelati, non ha difeso una situazione di ingiustizia. Non ha fatto luce, non ha difeso il povero ma si è difesa dal povero.

3 – Come mai il Vescovo precedente non ha sollecitato un caso straordinario di aiuto ad un anziano nel bilancio di fine anno 2014 per il 2015, facendo richiesta straordinaria CEI, potendo così restituire buona parte di quei circa 22.000 € di cui era in credito mio fratello? Certo la responsabilità è del sacerdote, il quale sapendo la situazione di mio fratello, è gravemente responsabile, eppure la carità e l’inventiva del “buon samaritano” non si ferma alle regole e alle considerazioni ma soccorre come può. Non compie troppi calcoli ma vede l’urgenza di una situazione e se ne fa carico. Non solo cercando di fare verità ma anche nel fornire un aiuto in maniera accettabile da chi è stato “depredato e malmenato”. Di certo non esaspera con insondabili ed impermeabili silenzi e “passando la palla”. Occorreva aspettare l’ultimo Vescovo insediato per sapere la posizione menzognera e opportunistica di questo sacerdote? La Diocesi aveva paura di creare un precedente fornendo un aiuto non ordinario? Ma allora potrebbe significare che questo caso non è unico ma che vi sono altri casi, per lo meno potenziali, di appropriazione e uso indebito del denaro di anziani. Nel contempo significa che il “voltafaccia” di questo sacerdote funge da “blindatura” e avallo per la irresponsabilità generale. Ma può un fedele sentirsi dire da un Vescovo: “Che ci posso fare?”, “Io cosa c’entro?”..

4 – Altro aspetto grave ed ingiustificabile è quello che si è gravato su chi non poteva difendersi, un anziano, e su una famiglia, con enormi disagi, che gli sta accanto. Altro che “ospedale da campo”. Piuttosto “patinatura da campo”.

A cosa giova fare interviste, essere presenti nelle tv, fare proprie le giuste e doverose parole di Pietro di “vicinanza ai poveri” del “non difendersi dai poveri”, delle “periferie esistenziali” se poi viene fatto a pezzi un anziano e la famiglia che cerca di supportarlo.
Qua la “polpetta avvelenata” non è solo la teoria del gender, ma anche il disinteresse e la risoluzione verso questa situazione o situazioni di questo tipo. Possiamo permetterci questa contraddizione così esplicita come Chiesa? Perché, come Chiesa, continuare a farci del male?

Per ora non abbiamo fatto alcun nome.

Ma di certo andremo a fondo di questa scandalosa questione in cui, questa volta, la gerarchia tradisce il suo mandato di diaconia e si adegua mondanamente all’ingiustizia di questo mondo.

Paolo Cilia

vd anche

http://www.lastampa.it/2015/02/07/blogs/san-pietro-e-dintorni/una-storia-di-nonvangelo-PbuskXVl5nfnfDopUWUfPJ/pagina.html


http://www.ilrestodelcarlino.it/fano/orciano-30mila-euro-sacerdote-spariti-1.686873




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