La salvezza delle anime è il desiderio costante della Chiesa

Francesco comunica la indulgenza          Fratelli voglio portarvi tutti in Paradiso

"Nel tuo amore
fa' grazia a Sion, *
rialza le mura
di Gerusalemme. " (Sl. 51,20)


Appena uscita la stupenda lettera accompagnatoria in prossimità del Giubileo Straordinario della Misericordia, da parte del Santo Padre sono rimasto meravigliato e commosso nel profondo per la carità tenera e provvidente che promana.
Veramente lo Spirito del Signore  sostiene “lo stato” di coloro che chiama ed ispira loro strategie, scienza e sapienza oltre l’ordinario.

Non mi soffermo su tutta la lettera che è ricca di spunti e di bellezza. Carica di anelito pastorale. Colma.

Mi soffermo piuttosto su questa parte: “Un’ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile. Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati.”

Straordinario.

In questi mesi, per certi versi talvolta giustamente, taluni si sono erti a “difensore” del Santo Padre, soprattutto perché attaccato da correnti tradizionaliste.

Però credo che talvolta questo abbia un po’ preso la mano. Si sa, la rete e le questioni portano ad una sovraesposizione. Di parole, di concetti, di stati d'animo, di emotività.

Avviene con il “gender”, facendo dimenticare il bagaglio enorme che la Chiesa già ha sugli “studi di genere”, in modo particolare con il supporto antropologico-biblico di San Giovanni Paolo II. Che, tra l'altro, viene ripreso spesso dai pontefici successivi fino a papa Francesco.  
E’ avvenuto con il tema delle “seconde nozze”, ripetuto come un “mantra” e ripreso dai media e da alcuni vaticanisti sostenuti da una vera e propria psicosi. Non aiutando la riflessione vera, che è previa ed è fondante il tema della Famiglia, e cioè quella inerente alla “pastorale vocazionale”.
Pastorale a tutto tondo che latita fortemente nelle Diocesi.
Insomma la sovraesposizione è un vizio frequente. Manicheo. Comodo. Accidioso. Ma vi ritorneremo.

Quello che a me sorprende, e che è sfuggito ai vaticanisti, che qui, nel brano che ho riproposto dalla lettera, la cura per la salvezza delle anime non è rivolta solo ai fedeli (“Un’ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno.”) ma alla stessa Fraternità San Pio X (“Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità.”).
Cioè anche la Fraternità San Pio X è oggetto della cura del papa. Gli sono preziosi.

Alcuni prelati e vescovi con cui mi sono confrontato in queste ore me lo hanno confermato: “Ci ha spiazzato!”.

Eh già.

C’è il rischio infatti che anche quando difendiamo, giustamente, un pontefice, da riduzioni tradizionaliste o da altra parte progressiste (e non sono poche), ci dimentichiamo che Cristo è morto e risorto anche per questi fratelli e tutto sommato ci facciamo una inconscia iniezione di auto-stima. Un po’ come gli apostoli che si scandalizzano, puritanamente, che alcuni hanno chiesto di sedere alla destra ed alla sinistra del Sommo Sacerdote. Gesù però ci ricorda, a tutti: “Fra voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve.” (Lc. 22,26)

Ed il papa con questo gesto da grande pontefice. Da gigante. Ci ha ricordato in “persona Christi” quali sono le priorità e che, nel contempo, forse sotto la coltre dell’errore, e non senza amorosa fatica, è presente un nucleo di bene e di vero che la Chiesa deve comunque far proprio. Il dialogo autentico investe tutti, non solo ad-extra.

Orchestrare è “l’arte del pastore”. Stigmatizzare è l’arte di qualcun altro che inganna, sovente, anche i migliori tra noi. Sia chi accusa, sia chi difende.
Vigiliamo e allarghiamo il cuore.
Cristo ci può sorprendere dove meno ce lo aspettavamo.

 "Ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia,
annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia." (Ef.2,13-16)

Paul Freeman

 

 

 

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