Il delirio di Mancuso fa scaturire una ribellione fatta teologia

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innamorati di sé
Così cita Mancuso al termine di un suo lungo articolo su Repubblica: "... il cattolico è anzitutto colui che obbedisce al papa e ai vescovi. Se non obbedisci, non sei cattolico."
E noi rispondiamo: "Tu lo dici, Mancuso!"
Mancuso fa questa affermazione nel contesto della sua tesi di fondo trattando la sua teoria - perché di teoria si tratta - che la Chiesa Cattolica abbia inventato un sistema per garantire se stessa nella sua gerarchia con l'obbedienza.
Tuttavia l'esperienza insegna che questa affermazione è proprio fatta da qualcuno che non ha fede, non solo nella Chiesa ma anche in Gesù Cristo.
Non conosce Cristo né probabilmente lo ha mai conosciuto.
Un incontro infatti non basta.
Bisogna frequentarlo Gesù e anche assiduamente. E Gesù lo incontri e lo frequenti, compiutamente, solo nella Chiesa Cattolica.
Piuttosto, avendo Mancuso uno sviscerato quanto narcisistico amore per la sua idea di Cristo - e quindi per sé, amato e venerato sopra ogni cosa - usa questa proiezione per giustificare se stesso, le sue idee e il suo comportamento.
Non è una novità. Accade sempre così.
Quando uno affievolisce la fede, e man mano la spegne, con comportamenti e scelte lontane dal Vangelo e da Cristo... raramente smette di credere in "Gesù" (quello proprio costruito, giustificato e modellato ad arte del proprio io) ma, piuttosto, smette di credere nella Chiesa.
Questo perché in realtà credere nella Chiesa voluta da Gesù, da Pietro a Benedetto XVI, comporta uno sforzo reale di conversione e di cogliere il sussurro dello Spirito Santo che custodisce, forma e auto forma la Chiesa nel tempo.
Vuol dire avere il pensiero di Cristo e il suo desiderio.
Ma chi vuole addomesticare Dio al proprio ego sta lontano dalla Chiesa e da Cristo.
Così ha fatto Giuda di Keriot, il primogenito degli eretici, il quale ha tentato di piegare Cristo, e quanto viene da Lui, alla sua ideologia. Non si nega Gesù ma lo si piega a sé e al proprio omeblico. Questo fa l'eresia di ogni tempo.
L'eretico non fonda la propria autostima su Gesù di Nazareth morto e risorto, annunciato dagli apostoli, narrato nei vangeli e custodito dalla Chiesa.
L'eretico fonda la propria auto-stima e il proprio cammino di fede sulla propria idea "scimmiottata" da quella vera di Gesù.
Ne prende una parte e la toglie dal tutto. Costruisce un sistema, magari gnostico, che lo garantisce nel sentirsi eletto.
La vanità è lo specchio esteriore della superbia e il narcisismo è il suo corollario.

Qui il populismo di Mancuso incontra altri suoi simili che hanno preso la scorciatoia della via larga che porta alla perdizione e alla venerazione della propria narcisistica proiezione e non al volto vero di Cristo.
Un populismo narcisistico che giustifica se stesso e si innamora costantemente della propria immagine e proiezione di Dio.
Un populismo alimentato dai mass media quali la televisione, i giornali, ecc.
Un populismo che solletica la ribellione che portiamo nel cuore dal peccato originale, che solletica la vanità di sentirsi degli illuminati, che solletica il narcisismo di sentirci - finalmente - fautori del nuovo.

Ma l'obbedienza a Pietro e al Magistero è cosa troppo seria per un articolo su Repubblica dove può avere spazio solo un populismo sinistroide di bassa lega e dove la raffinatezza di animo di un laico veramente obbediente a Cristo e a Pietro e al magistero della Chiesa non trova posto.. perché non fa scandalo, non ama chiacchiericcio, né gossip, né cerca la conferma alla sua vanità.

Una cosa è certa, caro Mancuso... Francesco, il poverello di Assisi, non avrebbe mai scritto su Repubblica un simile cumulo di stupidaggini... non perché era cieco e conformista ma proprio perché ci vedeva benissimo e cercava di conformarsi solo a Gesù nel manto di Pietro.

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