Chiarificazioni di P. Raniero Cantalamessa

 

"Se contro ogni mia intenzione ho urtato la sensibilità degli ebrei e delle vittime della pedofilia, ne sono sinceramente rammaricato e chiedo scusa, riaffermando la mia solidarietà con gli uni e con gli altri".

Così esordisce in un'intervista al Corriere della Sera padre Raniero Cantalamessa dopo le polemiche suscitate dal parallelo tra gli attacchi alla Chiesa per i preti pedofili e "gli aspetti più vergognosi dell'antisemitismo", citato durante la liturgia del Venerdì Santo in Vaticano. Il predicatore vaticano precisa che "il Papa non solo non ha ispirato ma, come tutti gli altri, ha ascoltato per la prima volta le mie parole durante la liturgia in San Pietro". Mai, prosegue Cantalamessa, "qualcuno del Vaticano ha preteso di leggere in anticipo il testo delle mie prediche". Il frate cappuccino spiega che l'idea di inserire la lettera dell' amico ebreo contenente il paragone è nata solo perché "sembrava una testimonianza di solidarietà nei confronti del Papa". "La mia - afferma padre Cantalamessa - era un'intenzione amichevole, tutt'altro che ostile". "Non penso - chiarisce - che si possano paragonare antisemitismo e attacchi alla Chiesa di questi giorni e credo che neppure l'amico ebreo intendesse farlo. Egli non si riferisce all'antisemitismo della Shoah, ma all'antisemitismo come fatto di cultura, più che come effettiva persecuzione".

fonte: http://unionesarda.ilsole24ore.com/


Caro Padre Raniero
le chiarificazioni sono un surplus di carità..
ma le sue intenzioni e le sue modalità erano già chiare a tutti gli uditori che non erano pre-giudiziali.
Coloro che si sono risentiti, forse in buona fede o più probabilmente per struttura, non fanno altro che alimentare le inutili, grossolane e indebite critiche al Papa e alla Chiesa di questi ultimi tempi.
Ai fratelli ebrei ricordiamo che nessun dramma umano merita una divinizzazione, neanché la tragedia immane della Shoà. Ma ogni dramma, anche il più terribile, anche la negazione dell'uomo come è stata la Shoà, può essere apertura all'agire salvifico di Dio.
Altrimenti trasformiamo una tragedia in un idolo. E Dio ci guardi sempre da calpestare il primo comandamento che ci unisce.


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