Avetrana; non solo tragedia ma set tv

personalia-velata.jpgAvetrana, purtroppo luogo della tragedia di una vita spezzata, in questi giorni, non fa altro che amplificare la "profezia" di Andy Warhol che ciascuno, in futuro, avrà 15 minuti di popolarità.
 
Per questi "15 minuti" le famiglie, figli e genitori, si "prostituiscono" nei reality, nei talk show, negli "amici" e negli "x-factor", nei "grandi fratello" e nelle "isole dei famosi"... tutti alla sagra paesana del provincialismo tv..
purché si dica "io c'ero" che in definitiva significa "io valgo".

Una cross-programmazione, tra reti private e nazionali, in cui si celebra la liturgia dell'apparire, della finzione e del falso.
In cui, giovani e adulti, fondano la propria stima sul vano, sul nulla, sulla vanità, appunto.

E su questo altare delle vanità viene consumata l'idolatria collettiva di sé stessi, dove Dio (se c'è) è un accessorio al proprio io e alle sue zone d'ombra.
Un leit motiv bestiale tanto più perché giustificato con la scusa dell'informazione e della formazione.
La Tv, da momento di fruzione e di crescita, è diventata una gara alla schifezza.
Così come un mezzo neutro e fecondo diventa un'arma nelle mani di un folle.

Così l'uomo sceglie, più o meno lucidamente, di essere schiavo del peggio di sé affermando candidamente: "che male c'è?"
Affermare questo con leggerezza e disincanto, è il male più denso di ogni male. E' il principio della inciviltà.

E su queste "cisterne screpolate" dei massmedia cerchiamo di bere noi e di far bere i nostri figli.
Così viene da chiedersi, ma è peggio chi propone questo scempio, giocando sulle "parti basse" dell'umano... o chi lo segue senza dire un fermo "basta"?