Alla cortese attenzione del Direttore di Avvenire Marco Tarquinio - DDL Cirinnà, c'è ben poco da ridere.

lacrima bimboInviata lunedì al direttore di Avvenire, Marco Tarquinio

di Paolo Cilia

Gentile direttore Marco Tarquinio

Ricordo ancora chiaramente il suo fermo e chiaro “Io credo che, in realtà, ci sia ben poco da ridere”, inerente la vicenda ed il processo Ruby dell’on. Berlusconi. (Avvenire 12 marzo 2015)

Ricordo come in quell’intervento Lei abbia ricordato, giustamente, il sentire comune dei Vescovi italiani. “Un punto che ci sta a cuore da cittadini italiani, e che è stato illuminato, in diverse occasioni, dalle parole alte e chiare dei nostri vescovi sul senso sociale, politico e istituzionale di quanto è venuto via via alla luce in quella vicenda, e sul suo rilievo morale. Parole significativamente (e laicamente) ancorate al dovere sancito dall’art. 54 della Costituzione repubblicana di «adempiere con disciplina e onore» a ogni pubblico ufficio e tanto più al massimo ruolo di governo.”

Anche a me personalmente non è mai piaciuto il comportamento, per così dire, oggettivo, del Cavaliere. Ma non tanto, o per lo meno non solo, per queste tristi vicende, quanto perché tramite lui non si è solo fermata l’avanzata del comunismo di sponda Occhetto nel ’94 (che ritengo essere stata cosa ottima), ma si è data via libera ad una sorta di liberalismo televisivo che ha catechizzato il “relativismo liberale”, in maniera massiva. Certo già la Rai aveva fatto i suoi passi in tal senso ma la reti Mediaset hanno incentivato e dato la spallata ad una serie di televisione “zibaldone” che contenesse ed unisse spazi nobili con altri molto meno nobili e sfacciatamente commerciali.
Televisione che, così strutturata, certamente era nel desiderio di un certo “piano di rinascita democratica”.
Successivamente, poi, per una certa gara al ribasso, la stessa rete pubblica ha poi preso il peggio del peggio delle reti Mediaset per non farsi vincere in dissolutezza. In televisione ci sono certamente anche cose ottime, ma anche molte cose pessime. Come ricordava il cardinale Presidente, Angelo Bagnasco, in più di una sua prolusione, da anni, i mezzi di comunicazione hanno anche una funzione educativa, non solo informativa o di intrattenimento. E chi li usa questo lo sa bene.
La finestra di Overton è uno dei modi usati a tavolino per pilotare le coscienze e la "vendibilità" di un'idea. Coscienze che diventano tutt’altro che “ben formate”, dunque. Anche qui dovè la “disciplina e l’onore?”.

Se in definitiva, oggi, abbiamo chi, tra i comici, sostiene sulla terza rete Rai, vere e proprie catechesi/comizi contro il Diritto naturale, la Costituzione, cavalcando il politicamente corretto e i confini della diffamazione, per sostenere un DDL disastroso come quello Cirinnà, lo dobbiamo sicuramente alla secolarizzazione sostenuta e alimentata, anche, dai “salotti televisivi” intervallati dai “consigli per gli acquisti” che hanno sdoganato in Italia cedimenti etici su vicende drammatiche e dolorose come quella di Eluana Englaro.
Il salotto è diventato il luogo dell’assoluto del relativo e del "sentire", e non della ricerca bella ed autentica del vero. Del vero Ascolto e del dialogo costruttivo.
Così che il buono seminato nel nostro cuore sia rivelato, come preambolo del Vangelo.

Caro direttore proprio oggi, sentendo di recente il discorso del Presidente del Consiglio Matteo Renzi di ieri, domenica 21 febbraio, sul DDL Cirinnà, da lui fortemente voluto e sull’arma rivelativa della fiducia mi aspetto che ancora una volta Lei ricordi l’art. 54 della Costituzione: “Adempiere con disciplina ed onore”. Infatti tale monito è certamente valido per tutti, specie per chi attua comportamenti e stili di vita non consoni alla sua carica, al suo mandato. Ma è anche memento importante per chi in questi mesi, da vero protagonista nascosto, mandando avanti altri,  ha intessuto lo stravolgimento totale dei fondamenti antropologici e fondanti della nostra costituzione sul Matrimonio e, non ultimo, il vero bene delle persone con orientamento omo-affettivo, stravolgendo l'art. 2 della Costituzione.
Sto parlando dell’attuale presidente del Consiglio.
E anche qui, a me pare, con amarezza, ci sia ben poco da ridere.

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