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I PAESI POVERI PER USCIRE DALLA POVERTA’ HANNO BISOGNO DI CREARE RICCHEZZA E NON RICEVERE ELEMOSINE

Il G8 ha preso misure economiche in favore dei Paesi poveri in particolare per l'Africa, lodevole sforzo, come in altre occasioni, ma questo non basta, anzi può aggravare la situazione di povertà per le popolazioni di questi Paesi. Lo sostengono padre Piero Gheddo e Magdi Cristiano Allam, in due articoli, il primo su Il Corriere della Sera, il secondo su Libero. Sono decenni che si commettono gli stessi errori, all'Africa non servono i soldi, bisogna realizzare lì qualcosa.

 

"Auspico una nuova cultura etica - scrive Magdi Allam - che faccia perno sulla valorizzazione della dignità della persona investendo sulla sua emancipazione educativa, sociale, economica e politica, perseguendo genuinamente il traguardo del bene comune e dell'interesse generale, affinché il nostro aiuto serva al prossimo per non dover mai più chiedere aiuto". (Magdi Cristiano Allam, L'Elemosina aiuta noi però fa male all'Africa, 12.7.09 Libero).

 Dello stesso avviso è padre Piero Gheddo; la cosa principale per l'Africa è la scuola, insegnare le tecniche per produrre più grano e riso. Noi ricchi non abbiamo ancora capito come aiutare gli africani a diventare autosufficienti, almeno nel cibo che consumano e nelle altre necessità primarie". (Piero Gheddo, L'Africa e l'incomprensione dei ricchi, 13.7.09 Il Corriere della Sera).

 "Che il problema dello sviluppo del Terzo mondo - scrive Allam - non sia una questione di denaro emerge bene dallo studio fatto da Dambisa Moyo, originaria dello Zambia, economista, consulente della banca Mondiale e dello Goldman Sachs, autrice del best-seller "Dead Aid", titolo che irride dell'evento benefico mondiale patrocinato dal cantante terzomondista Bob Geldoff. Ebbene Moyo ci dice che negli ultimi 40 anni il Primo Mondo ha donato ben 300 milioni di dollari soltanto all'Africa eppure la crescita economica del continente africano è stata appena dello 0'2% all'anno in media nello stesso periodo".

 Gli aiuti economici sono un disastro perché spesso vanno nelle mani di governi corrotti com'è successo per decenni con Yasser Arafat, dopo la sua morte si scoprì che aveva depositato in un proprio conto corrente presso una banca svizzera 5 miliardi di dollari stornati dai generosi aiuti allo sviluppo concessi dall'UE alla popolazione palestinese che al 70% vive al di sotto della soglia della povertà.

 Continuando la lettura del libro di padre Gheddo Ho 80 Tanta fiducia, al capitolo 6 dedicato ai I Poveri, si apprende che fu negli anni 60 che l'Onu e il mondo ricco "scoprirono" la fame nel mondo, allora l'imperativo era mandare molti aiuti economici, aumentare il commercio e fornire tecnologie e macchine ai Paesi in via di sviluppo. Poi si è visto che se un popolo non è preparato a riceverli, soldi, macchine, tecnologie, commerci non producono sviluppo, anzi producono corruzione, debito estero e una classe dirigente che requisisce gli aiuti e i prestiti. Poi negli anni 70 emerge un'altra ricetta per sollevare i Paesi poveri, quella della rivoluzione socialista e anti-colonialista, i modelli erano la Cina di Mao, il Vietnam di Ho Chi Minh, Cuba di Castro, Che Guevara e le guerre di liberazione. Ma questa ricetta fu un disastro, il caso più eclatante, è stato il genocidio del popolo cambogiano, da parte dei comunisti, "duri e puri" di Pol Pot.

 Soltanto negli anni 80 si è incominciato a discutere della necessità dell'educazione, intesa non solo come scuola e alfabetizzazione, ma come formazione a quei valori che hanno la loro radice nel Vangelo e hanno creato lo sviluppo dell'Occidente, cioè  il valore assoluto della persona umana, della libertà, l'uguaglianza di tutti gli uomini e le donne etc. Il testo di questa svolta storica è stato il discorso di Giovanni Paolo II all'Unesco a Parigi il 4 giugno 1980 su "Cultura e Sviluppo".

 Padre Gheddo è convinto dalla sua lunga esperienza di missionario che il più grande contributo che i missionari possono dare allo sviluppo dei popoli africani non sono gli aiuti economici, le scuole,, gli ospedali (tutte cose indispensabili), ma la rivelazione dell'amore di Dio in Gesù Cristo. Lo sviluppo è un fatto non solo tecnico ed economico, ma parte anzitutto dalla cultura, dall'istruzione: è opera dell'uomo e non dei soldi, parte dall'uomo e non dalle macchine, nasce in un popolo attraverso l'educazione, la quale però è un processo lungo, paziente, che non si fa con interventi d'emergenza, ma vivendo assieme a un popolo.

 Una leggenda che passa sui giornali è quella che la povertà dei poveri è "colpa" dei ricchi, padre Gheddo smonta questa favola, i ricchi del mondo hanno tante responsabilità e colpe, ma non quella di essere stati la radice della povertà dei popoli poveri. E' falso scrivere sui libri che, prima dell'incontro con la colonizzazione occidentale, i popoli africani o gli indios amazzonici, vivevano una vita naturale, felice, pacifica, solidale. E' la visione dell'illuminismo, che non ammetteva il peccato originale: l'uomo nasce buono, la società lo rende cattivo. Ma è una visione ideologica del tutto contraria alla realtà storica. Del resto basta leggere quello che hanno scritto i primi missionari venuti a contatto con i popoli prima dell'intervento coloniale, era una vita disumana, poco al di sopra di quella degli animali.

 I No Global sostengono che noi siamo ricchi perchè loro sono poveri. Non si aiutano i poveri raccontando bugie. Padre Gheddo sostiene che prima bisogna produrre e poi consumare: si consuma se si produce e nei Paesi poveri non si produce abbastanza per mantenere il ritmo di crescita della popolazione.

 Un'altra leggenda dei cosiddetti "catastrofisti" è quella che c'è la fame perché ci sono troppi uomini. Non è vero, scrive Gheddo, la prova è il Giappone, che ha la densità umana più alta del mondo, 342 abitanti per chilometro quadrato (l'Italia 194), è coltivabile solo il 19% del territorio, un clima infelice eppure è autosufficiente.

 Per finire; la fame non deriva dai troppi uomini e donne, ma dal fatto che non sono istruiti, educati a produrre di più, oltre al livello della pura sussistenza. La distanza fra Paesi ricchi e Paesi poveri non è una questione economica, ma culturale e politica.

 

 S. Teresa di Riva, 16 luglio 2009

Festa della B.V. Maria del monte Carmelo.                             DOMENICO BONVEGNA

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