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LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI SULLA CHIESA E DINTORNI 5

E' giusto togliere i crocifissi o l'ora di religione a scuola?


 A pagina 46 del libro Ho 80 Tanta fiducia, padre Piero Gheddo, risponde alle domande con un no secco, è doveroso ed è giusto che nelle aule dei tribunali, negli ospedali, nelle scuole e in tutti gli edifici pubblici, il crocifisso ci deve essere. Perché è il simbolo della religione maggioritaria, della nostra storia italiana e dell'Occidente cristiano a cui apparteniamo.  

Padre Gheddo sottolinea che il crocifisso non è solo un simbolo religioso, ma il simbolo delle virtù dell'Europa, l'espressione più alta della nostra civiltà, che ha dato al mondo i principi massimi su cui si fonda la Carta dei Diritti dell'uomo dell'Onu.

 Recentemente ho recensito il volume Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale di Thomas Woods, un giovane storico americano, che puntualmente ribadisce questi concetti. E' dall'Europa cristiana che scaturisce il valore di ogni persona umana, la parità dei diritti fra uomo e donna, il valore della democrazia, della giustizia sociale, il principio dell'amore e del perdono. Perché mai dovremmo vergognarci della croce di Cristo? Si chiede don Piero.

 Spesso a scuola si toglie il crocifisso o non si fa il presepio per rispetto dei bambini che non sono cristiani, sono idee assurde, sarebbe come togliere dai musei italiani tutti i dipinti di soggetto sacro; dell'arte italiana rimarrebbe ben poco! E di questi giorni la notizia di una delibera comunale di Lugo di Romagna che proibisce di porre simboli religiosi sulle lapidi del camposanto. Padre Gheddo nel libro riporta un fatto di una scuola media in Veneto, che ha invitato il parroco per celebrare una messa, il parroco si rifiuta, per un presunto rispetto verso alcuni ragazzi di altra religione.  Nonostante che il Consiglio di istituto ha accertato che tutti i genitori vogliono la messa, il parroco è irremovibile. Alla fine la scuola è costretta ad invitare un altro sacerdote. A tanto può giungere, anche in un prete, la schiavitù del "politicamente corretto".

Che cosa farebbe dell'insegnamento della religione a scuola: lo abolirebbe? Lo trasformerebbe in ora di cultura religiosa? Don Piero risponde che lascerebbe un'ora di religione cattolica per gli studenti che vogliono partecipare, ma che sia una vera ora di cristianesimo, che spiega cosa ha fatto e detto Cristo e cosa dice oggi la Chiesa, che lo incarna nella cultura e nei costumi del nostro tempo.

 Spesso nelle ore di religione si parla di tutto tranne che del Vangelo, gli insegnanti di religione debbono essere convinti di dover dare informazioni sul cristianesimo e un'educazione a giudicare i fatti della vita secondo il Vangelo e la millenaria tradizione ed esperienza cristiana. Per il missionario. È giusto che la religione cattolica, in Italia, goda di un trattamento di preferenza, essendo gli italiani in gran parte cattolici battezzati e se scelgono l'ora di religione è per approfondire la fede ricevuta nel battesimo; e poi anche perché in questa fede si radica la cultura italiana, cioè arte, letteratura, architettura, costumi di vita, moralità privata e pubblica, feste popolari, santuari e pellegrinaggi.

 Quindi niente cultura religiosa obbligatoria per tutti. Del resto la religione per un giovane deve essere soprattutto l'ispirazione ideale per impostare la propria vita. Non può ridursi a un semplice "tema culturale". Quanto agli alunni di altre religioni è giusto che ci sia una scuola che insegni la loro fede a chi vuole partecipare. A condizione che quanto si dice nelle lezioni non sia contrario alla Costituzione italiana e alla carta dei Diritti dell'Uomo dell'Onu e qui Gheddo fa riferimento esplicito agli insegnanti islamici nelle moschee e nelle scuole coraniche che più che insegnare le preghiere e le norme morali del Corano, troppo spesso si incita all'odio verso l'Occidente.


 Rozzano Mi, 13 giugno 2009

 Festa di S. Antonio da Padova.                                  
DOMENICO BONVEGNA
   
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