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LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI SULLA CHIESA E DINTORNI 4


 Nel 2° capitolo, La Società, padre Gheddo si chiede se dobbiamo avere paura degli immigrati, ovviamente no. Perché abbiamo bisogno degli immigrati e che essi saranno sempre più indispensabili finchè continuerà la tendenza dei giovani italiani a fare pochi figli.

 Padre Gheddo è convinto che se non avessimo circa tre milioni di terzomondiali, la società italiana letteralmente non potrebbe vivere: non avremmo più badanti per i nostri anziani, le colf nelle case, il pane fresco al mattino, i manovali nelle costruzioni e nelle riparazioni delle strade, etc.

 Quindi è nostro dovere accogliere gli immigrati, trattarli bene e soprattutto fare in modo che si integrano. E così porta l'esempio di santa Francesca Cabrini, che molto ha fatto per gli italiani immigrati negli Stati Uniti. Però padre Gheddo è convinto che lo Stato, i governi, le forze dell'ordine, debbano anche controllare e contingentare le entrate degli stranieri in Italia, respingere gli illegali, punire e rimandare a casa chi commette reati.

   

Comunque sia non bisogna avere paura degli immigrati, così si crea un muro tra loro e noi. Subito dopo però padre Gheddo non si sottrae alla domanda sugli immigrati di religione islamica. Bisogna limitare le entrate di immigrati islamici? Il flusso improvviso e massiccio di immigrati islamici che si é verificato negli ultimi quindici anni, non poteva avere che conseguenze nefaste, per noi e per loro: crea divisioni, sospetti, opposizioni, rancori di popolo. Troppo distanti le due culture e religioni, troppo opposte le mentalità di fondo. A questo punto il missionario del Pime cita il cardinale Giacomo Biffi, che tanto scalpore avevano suscitato le sue parole di alcuni anni fa.

 Che cosa aveva detto Biffi: gli islamici vengono da noi decisi a restare estranei alla nostra umanità...ben decisi a rimanere sostanzialmente diversi, in attesa di farci diventare tutti sostanzialmente come loro. Quindi consigliava agli uomini di governo di preferire immigrati cattolici o almeno cristiani, alle quali l'inserimento risulta enormemente agevolato.

 Naturalmente il discorso non riguarda gli uomini di Chiesa, ma i governi occidentali che devono fare bene i conti con questa specie di invasione. Per don Piero mettere un limite numerico all'immigrazione islamica e accettare liberamente quella cristiana, non deve essere considerato un fattore discriminante. Io parlerei piuttosto di doverosa difesa del popolo italiano e dell'identità italiana.

 Inoltre padre Gheddo sottolinea la diversità delle popolazioni islamiche, gli unici che in questi anni hanno dimostrato di obbedire a leggi diverse da quelli vigenti da noi (basta ricordare la poligamia e l'identificazione tra politica e religione)...E' provato che molto spesso nelle moschee e scuole coraniche, non solo nei Paesi islamici ma anche in Europa, si predica l'odio verso l'Occidente cristiano, ritenuto responsabile della decadenza dell'Islam, e di conseguenza si esorta ad onorare i ‘martiri' dell'Islam che muoiono compiendo atti di terrorismo.

 In conclusione don Piero auspica un'evoluzione positiva dell'Islam, com'è avvenuto per il Cristianesimo e la Chiesa. Ma ci vuole tempo; i cambi culturali avvengono nei secoli. Per il momento siamo costretti a difenderci dal pericolo islamico che mira a conquistare l'Occidente attraverso la pressione demografica e l'unità dei popoli islamici contro il nemico comune che è l'Occidente cristiano (il "grande satana", come diceva Khomeini, sono gli Stati Uniti).


 Rozzano MI, 3 giugno 2009                                         
DOMENICO BONVEGNA

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