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LE DOMANDE PIU' FREQUENTI SULLA CHIESA E DINTORNI 10

È possibile creare sviluppo nei Paesi poveri e come?

 Mi dicono che in Estate le visite ai siti diminuiscono...ma il nostro percorso di domande dal libro Ho 80 Tanta fiducia di don Piero Gheddo deve andare avanti, cerco di completare l'argomento precedente. E' possibile aiutare i Paesi poveri e come. Sicuramente, in Africa attraverso i missionari si può fare molto. Indro Montanelli, scriveva: "Per soccorre quei popoli disgraziati un mezzo ci sarebbe.

Dare la gestione dei miliardi di ‘aiuti' ai missionari(...)quelli che da anni e decenni vivono laggiù. Peones tra i peones, sfidando la lebbra e colera e tutto il resto, combattendo la fame non con la distribuzione di farina, ma insegnando alla gente --nella sua lingua - come si coltiva il grano, come si scavano i pozzi e i canali, condividendone giorno dopo giorno rischi e privazioni".

 Allora lo sviluppo di questi Paesi poveri dovrebbe partire dall'interno, sia pure con l'aiuto esterno. In media, nell'Africa nera, gli analfabeti maschi sono ancora il 50% (delle donne è meglio non parlarne nemmeno), com'è possibile lo sviluppo economico-sociale? Ecco perché bisogna partire dall'educazione, la formazione dell'uomo.

 Come si fa a creare sviluppo sul posto? Si chiede padre Gheddo a pagina 150 e porta l'esempio della produzione di riso a Vercelli circa il 75-80 quintali di riso all'ettaro, mentre in Africa in media se ne producono 5. Le vacche della pianura padana producono 25-28 litri di latte al giorno, gli eserciti di vacche africane non producono che 1 litro o 2. Per padre Gheddo non è colpa dei contadini o allevatori, ma della mancanza di strumenti di lavoro, irrigazione, concimi, sementi selezionati, erba da pascolo, assistenza veterinaria. Ma chi va a portare tutto questo nell'Africa dei villaggi, di cui i governanti e gli ‘intellettuali' delle città quasi sempre si disinteressano?

 La stessa cosa si può dire del settore industriale. Le capitali africane sono spesso cimiteri di macchine e fabbriche che non funzionano o funzionano al 30-40% delle potenzialità. E non per mancanza di voglia di lavorare, ma per insufficiente educazione alla produttività moderna. Inoltre, molti giovani africani che sono andati a studiare in Europa o in America difficilmente ritornano in Africa. Chi è disposto ad aiutare e mettersi al servizio di questi popoli stando lì alcuni anni?

 Il dramma dell'Africa: con le immense risorse a disposizione gli africani non riescono a produrre ricchezze, cibo e beni materiali. Non per mancanza di intelligenza o voglia di lavorare, come spesso si é tentati di pensare, ma perché nessuno ha mai insegnato al contadino analfabeta africano a passare dalla zappa all'aratro, dal trasporto sulla testa al traino animale, dal fare sacrifici agli spiriti perché piova all'irrigazione artificiale. In pratica una certa Africa rurale ignora ancora la ruota e l'uso del concime animale.


S. Teresa di Riva, 26 luglio 2009    
S. Anna e Gioacchino

DOMENICO BONVEGNA
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