Gli amici scrivono

LA CINA DEL TERZO MILLENNIO UN VERO FILM HORROR

 

Abbiamo visto il presidente della Repubblica di Cina Hu Jintao abbandonare precipitosamente G8 in Italia; non era mai accaduto, il leader cinese ritorna in patria per  reprimere la protesta degli Uiguri islamici nello Xinjiang, massacrati dai soldati cinesi coadiuvati da volenterose squadracce Han armati di bastone, inseguiti casa per casa, ormai si parla di circa 800 morti.

 

 "Se ad uiguri, tibetani, attivisti democratici, protestanti, cattolici, aggiungiamo gli scontenti della crisi economica, i disoccupati e i migranti, è evidente che la Cina è seduta su una polveriera che può scoppiare da un momento all'altro e anzi sta provocando continue rivolte e scontri con esercito e polizia.

Un'implosione della Cina porterebbe sconquassi e problemi in tutto il mondo. Mai è stato più evidente il nesso fra diritti umani e la pace affermato da Benedetto XVI ( Messaggio all'Unesco 2005) e da Giovanni Paolo II (v. Messaggio per la Giornata mondiale della Pace 1999).

Non rispettando i diritti umani, la Cina rende il mondo più vicino alla guerra.

 Il comunicato del Quirinale si è affrettato a  dire che ogni azione dell'Italia verso Pechino sui diritti umani avverrà comunque "nel massimo rispetto delle ragioni cinesi e dell'autonomia delle istituzioni" del Paese asiatico. Forse è un po' troppo poco". (Bernardo Cervellera, Uiguri, Tibetani, Cattolici, Protestanti: la polveriera cinese, 6.7.09 Asianews.it)

 E per capire meglio quello che succede in Cina, che poi non interessa solo loro, ma anche noi, visto l'assalto giornaliero che subisce le nostre economie occidentali, ci viene incontro un documentatissimo libro che ho appena finito di leggere dell'amico Marco Respinti, Gli artigli del dragone, edito da Piemme l'anno scorso.


 In questo libro Respinti si propone di far conoscere il vero volto della Cina di oggi, gli orrori che nessuno intende denunciare, si va dagli atti di cannibalismo degli anni della rivoluzione culturale, agli espianti d'organi dai condannati a morte per poi essere commerciati, si passa ai Laogai, i campi di concentramento di lavoro forzato a cui sono sottoposti migliaia di cinesi, resi schiavi dal regime dove si lavora e si produce di tutto, praticamente lavorano a costo zero, fino a raccontare dei "Zhi sheng yi hao", mettere al mondo il figlio unico, naturalmente maschio, eliminando le femmine e compiendo così un vero e proprio "gendercidio".


 L'autore precisa che non stiamo parlando della Cina del tetro e lontano passato, ma di quella di oggi, del colosso economico mondiale che fa di tutto per apparire democratico, riformato e competitivo. Il libro è ricco di riferimenti bibliografici e giornalistici, sono veramente tante le persone citate nel libro; in particolare Marco Respinti, si affida al racconto del dissidente cattolico cinese Harry Wu, 19 anni trascorsi in campo d'internamento, che ha denunciato il sistema carcerario e concentrazionario cinese dei Laogai, al cui confronto l'arcipelago GULag sovietico è uno scherzo.


 Il testo prima di raccontare i crimini e le violazione dei diritti umani d'oggi, tenta di fare un consuntivo sul costo umano del comunismo cinese, in uno studio statistico condotto dai demografi francesi Paul Paillat e Alfred Sauvy, pubblicato nel 1974 dal periodico scientifico di Parigi "Population", la popolazione cinese risultava inferiore di circa 150 milioni di persone. Padre Giancarlo Politi, redattore di Asianews a Hong Kong e oggi tra i maggiori specialisti italiani di cose cinesi, l'ho conosciuto il 4 giugno scorso a Milano all'incontro per ricordare il massacro degli studenti in piazza Tienanmen, ebbene padre Politi è convinto che 150 milioni di cinesi possono essere le vittime del comunismo cinese.


 In ogni modo Respinti prima di addentrarsi a descrivere gli orrori del regime comunista cinese di oggi, ci racconta di un episodio poco conosciuto, gli atti di cannibalismo, durante la rivoluzione culturale, si i comunisti mangiano i bambini. Furono degli atti rituali, "I cosiddetti ‘nemici del popolo', ovvero tutti coloro che venivano sommariamente e arbitrariamente definiti tali dai guardiani zelanti della rivoluzione, furono cioè divorati in adunate di massa. Le vittime erano macellate e alcune parti dei loro corpi asportate, talvolta quando ancora in vita, infine cucinate..."(pag. 98).


 Certo non è la prima volta che accadono episodi di cannibalismo, Eugenio Corti, ha riportato testimonianze dirette di scene di cannibalismo nell'Unione Sovietica, ma qui erano gesti disperati ed estremi dovuti alla carestia, alla fame. Invece nella Cina degli anni 60 si trattò di un vero e proprio rito politico consumato con cosciente lucidità ideologica in un contesto paraliturgico e in un tempo in cui nessuno nel Paese asiatico moriva oramai più di fame. Quanti disgraziati sono stati divorati in questo modo? Si chiede Respinti, pare almeno diecimila.


 Scriveva Massimo Introvigne sul settimanale di cultura "Il Domenicale" il 23 settembre 2006, i banchetti di carne umana non miravano a placare la fame, ma erano definiti dimostrazioni esemplari di eliminazione, il cui scopo era di terrorizzare ogni potenziale dissidente e infliggere al ‘nemico', cioè a chiunque la pensasse diversamente da Mao, e ai suoi figli, un trattamento che mostrasse a tutti che il regime non li considerava persone umane. Ci furono casi in cui dei bambini furono mangiati davanti ai genitori e viceversa. Donne orrendamente torturate prima di finire sul tavolo dei "banchetti di carne umana". Addirittura anche le guardie rosse finivano macellate, si facevano strappare brandelli di carne, gridando "Viva Mao", "Viva il Partito", convinte che il "Grande Timoniere" ignorasse o disapprovasse le atrocità. Non sono fantasie, i documenti esistono, basta utilizzarli.


 Dal cannibalismo di ieri si passa al commercio di organi umani oggi. Ai banchetti di carne umana si è sostituita la vendita di pezzi di cadaveri umani usati come parti di ricambio, riciclaggio di corpi (pag. 102). Esiste un dossier  sulle turpitudini che si commettono ogni giorno in Cina, un libro da leggere e meditare, si tratta di Cina. Traffici di morte. Il commercio degli organi dei condannati a morte. Pubblicato a Milano da Guerini e Associati, curato da Maria Vittoria Cattania e da Toni Brandi. Il dossier è una vera e propria galleria degli orrori, l'unico rischio è che un libro così resti confinato a una ristretta cerchia di persone, purtroppo è il rischio che corrono tanti altri libri che raccontano fatti che dovrebbero essere il pane quotidiano a trasmissioni come Porta a Porta, Anno Zero, Matrix etc. I reportage della Laogai Research Foundation, scrive Respinti dovrebbero essere insegnate nelle scuole, dove si fa troppa retorica e si parla solo di cose che fanno comodo.

 Attenzione conclude Marco Respinti nell'epilogo, l'incubo cinese, non è solo l'incubo ‘degli altri', l'incubo di coloro che vivono quotidianamente i suoi orrori, più di un miliardo e 300 milioni di persone, e però si arrangiassero, noi che possiamo farci.
Quello cinese è anche l'incubo nostro.


S. Teresa di Riva, 8 luglio 2009

DOMENICO BONVEGNA 
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