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Il mistero inafferrabile della felicità

caravaggio“Il mistero inafferrabile della felicità”! Potrebbe sembrare il titolo di un film o l’ultimo libro di Camilleri, in realtà è il dramma principale della nostra esistenza. Non vorremmo adesso apparire eccessivamente patetici e disfattisti, ma non sembra anche voi di percepire nell’aria qualcosa di davvero preoccupante per la salute e la crescita interiore del nostro cuore (biblicamente inteso come “la persona”)? Il cuore, sì, quella particolare dimora in cui sto, il centro nascosto della mia vita, l’ambiente dove quotidianamente decido la strada migliore da percorrere, il luogo dove l’eternità di Dio fissa una serie di appuntamenti desideroso di incontrarmi, un intenso diario di bordo dove non è mai difficile mettere a tema la felicità… in quanto a raggiungerla però, quanta fatica!!! Il nostro desiderio di felicità porta in sé i segni contraddittori del “supplizio di Tantalo”.
Ricchissimo sovrano re della Frigia, Tantalo rubò dalla tavola degli dei il nettare e l’ambrosia (la bevanda e il cibo che assicuravano agli dei l’immortalità e l’eterna giovinezza) per donarla agli uomini. Gli dei però non accettarono l’irriverente torto e Giove non esitò a punire severamente l’ingrato figlio. Fattolo precipitare nel Tartaro fu condannato a patire in eterno la fame e la sete stando immerso in un stagno e sotto un albero di frutta senza poter mai raggiungere né l’acqua né la frutta che al suo protendersi si allontanavano.

Ulisse incontra Tantalo negli Inferi: “Vidi Tantalo, che pene gravose soffriva ritto dentro uno stagno: l'acqua lambiva il suo mento. Pareva sempre assetato e non poteva attingere e bere: ogni volta che, bramoso di bere, quel vecchio si curvava, l'acqua risucchiata spariva, la nera terra appariva ai suoi piedi. Un dèmone la prosciugava. Alberi dall'alto fogliame gli spargevano frutti sul capo, peri e granati e meli con splendidi frutti, fichi dolcissimi e piante rigogliose d'ulivo: ma appena il vecchio tendeva le mani a sfiorarli, il vento glieli lanciava alle nuvole ombrose” (Odissea XI 582-92).

“Oggi il mondo ha modificato il supplizio di Tantalo in questo modo: hai sete? Ecco per te dei beni! Ma devi fare in fretta per afferrarli, poiché immediatamente dopo averne ottenuto uno il mondo te ne pone davanti altri cinque e poi dieci e così via. La vita diventa così paradossalmente sempre un desiderio insoddisfatto, mentre dall’altra parte del mondo c’è chi non ha nemmeno il pane per mangiare! Dobbiamo ripensare il significato del mondo, il significato della vita e dell’uomo così come Dio lo aveva immaginato. Dio non ha immaginato per l’uomo un supplizio di Tantalo; Dio ha immaginato un uomo capace di crescere e di costruire la civiltà dell’amore e della ricca povertà cristiana dove il valore dei beni è nel bene che hanno dentro” (P. Antonio M. Sicari).

Michelangelo Nasca

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