Gli amici scrivono

Ancora un attentato contro la Chiesa

agnello-di-Dio Ancora un attentato contro la Chiesa. Questa volta non si tratta di un attacco mediatico, come siamo abituati a registrare da un pò di tempo a questa parte, ma di un vero e proprio sacrificio umano compiuto nei confronti di un sacerdote e di tre diaconi. Padre Ragheed Ganni, 34 anni, è stato freddato a Mosul (Iraq), insieme ai tre diaconi, davanti alla sua chiesa parrocchiale dopo aver celebrato la Messa.

Mentre un certo tipo di televisione dedica i suoi squallidi servizi allo scandalo dei preti pedofili - suscitando negli ascoltatori un indecoroso clima di sospetto e discriminando, senza alcun ritegno, la Chiesa e il suo Pontefice - un sacerdote, per vocazione chiamato a non indietreggiare di fronte alla calunnia e a non temere di mettere in gioco persino la propria vita per testimoniare il Vangelo, continua a celebrare il sacrificio di Cristo insieme ai suoi diaconi, intingendo nel calice eucaristico la sua vita. "Sine dominico non possumus vivere", sono le parole che Padre Ragheed Ganni pronunziò alcuni anni fa durante una veglia di preghiera [il testo è riportato in basso]. A distanza di moltissimi anni, c'è ancora qualcuno capace di abbracciare il coraggio e la forza dei primi martiri dell'Eucaristia morti a causa del Vangelo nel 305 d.C. in Abitinia.

 


Nel 2005, partecipando ad una veglia in preparazione al Congresso Eucaristico di Bari, Padre Ragheed Ganni racontava:


"I cristiani di Mosul in Iraq non sono teologi; alcuni sono anche analfabeti. Eppure dentro di noi, da molte generazioni, è radicata una verità: senza domenica, senza l'eucarestia non possiamo vivere. Questo è vero anche oggi che la forza del male in Iraq è giunta a distruggere le chiese e i cristiani in un modo assolutamente imprevisto fino ad ora. Il 26 giugno dell'anno scorso un gruppo di ragazze stava pulendo la chiesa preparandola per la domenica. Fra loro vi era mia sorella Raghad, che ha 19 anni. Mentre lei porta l'acqua per lavare il pavimento, due uomini in auto lanciano una granata, che esplode proprio a due passi da lei. Seppure profondamente ferita Raghad è sopravvissuta per miracolo. La domenica abbiamo celebrato lo stesso l'Eucarestia. Erano presenti anche i miei genitori, ancora scossi. Le ferite di mia sorella sono stati una forza per la mia comunità e per me, dandoci coraggio nel portare la nostra croce.


Lo scorso agosto, nella chiesa di san Paolo, subito dopo una messa alle sei di sera, è scoppiata un'autobomba. L'esplosione ha ucciso due cristiani e ferito molti altri. Vi è stato un piccolo miracolo: l'auto era piena di bombe, ma ne è scoppiata solo qualcuna. Se tutta l'auto fosse saltata, sarebbero morte centinaia di persone. A quell'ora vi erano almeno 400 fedeli. Tutti erano sbigottiti. I terroristi pensano di ucciderci fisicamente o almeno spiritualmente, facendoci annegare nella paura. Eppure le chiese alla domenica sono sempre piene. I terroristi cercano di toglierci la vita, ma l'Eucarestia ce la ridona.


La vigilia della festa dell'Immacolata, lo scorso 7 dicembre, un gruppo di terroristi ha cercato di distruggere anche l'arcivescovado caldeo, accanto al santuario di Nostra Signora del fiume Tigri, venerato da cristiani e musulmani. Hanno messo esplosivi ovunque e in pochi minuti lo hanno fatto saltare. A causa di questo e per molte violenze dei fondamentalisti contro i giovani cristiani, molte famiglie sono fuggite, ma le chiese sono rimaste aperte e la gente rimasta continua ad andare a messa, anche fra le rovine. Proprio fra le difficoltà stiamo comprendendo il valore della domenica, giorno dell'incontro con Gesù il Risorto, giorno dell'unità e dell'amore fra di noi, del sostegno e dell'aiuto.

Qualche volta io stesso mi sento fragile e pieno di paura. Quando, con in mano l'eucarestia, dico le parole "Ecco l'Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo", sento in me la Sua forza: io tengo in mano l'ostia, ma in realtà  è Lui che tiene me e tutti noi, che sfida i terroristi e ci tiene uniti nel suo amore senza fine. In tempi tranquilli, si dà tutto per scontato e si dimentica il grande dono che ci è fatto. L'ironia è proprio questa: attraverso la violenza del terrorismo, noi abbiamo scoperto in profondità che l'eucarestia, il Cristo morto e risorto, ci dà la vita. E questo ci permette di resistere e sperare".

  Michelangelo
blog: http://cogitor.splinder.com