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PRIMA DELLA LEGGE 194 OCCORRE CAMBIARE IL CUORE DELLA GENTE

Si alla vitaIn questi giorni di campagna elettorale si torna a parlare del tema dell’aborto. In particolare della Legge 194, una legge altamente divisiva, che penetrò nel corpo sociale dopo il referendum del 18 maggio 1981.

Tuttavia sull’argomento rimane una confusione di fondo che va chiarita. Certamente il giudizio sulla legge 194 non può che essere negativo, e non può essere definita un pilastro della nostra società, ma questo non significa che la legge va abolita. Per farlo sono necessari i numeri in Parlamento e soprattutto serve il consenso nella società che va faticosamente costruito con una grande lavoro propagandistico come è stato fatto negli Stati Uniti, dove si è arrivati alla sentenza della Corte Suprema.

Sulla questione dell’aborto, occorre ricostruire un giudizio equilibrato che non sia frutto di nessun fanatismo. Anche chi ha ragione di combattere l’aborto, deve rendersi conto in che mondo vive. la sacralità della vita è assoluta, bisogna sempre rispettarla, ma sappiamo di vivere in un’epoca in cui è stato fatto un lavoro di penetrazione nel cuore e nella testa della gente, soprattutto delle donne, da parte delle ideologie e delle forze politiche contrarie al diritto alla vita, che hanno cambiato la mentalità.

Pertanto se vogliamo ribadire che la vita è sacra e va tutelata, dobbiamo farlo anzitutto convincendo le persone e questo è il lavoro più difficile. Sicuramente il tema della modifica della legge 194 viene dopo. Anche perché una legge che non ha il consenso reale, autentico del corpo sociale rischia di essere controproducente, un boomerang.

In questo momento serve anche ricostruire quello che è successo nel 1978, quando è stata approvata la Legge 194. Attenzione è una legge che non dice che l’aborto è un diritto, addirittura è una legge che ha una parte che se vogliamo è a favore della vita, quando si parla di prevenzione. Purtroppo è una parte che non è stata mai attuata in quasi cinquant’anni, è questo è uno scandalo. E’ quello che si continua a dire in certi ambienti cattolici, ma anche politici, come sta facendo il coraggioso assessore Maurizio Marrone, della Regione Piemonte, attuando quella parte della Legge che finora non era mai stata realizzata.

Per la verità la Legge 194, allora nel 1978, come è stata legiferata appare “moderata”, non estremista, meno iniqua, rispetto alle altre leggi dell’Occidente, perché allora era l’unico modo di far passare l’aborto. Infatti, i radicali ne volevano un’altra più liberale. Ma questo non significa che abbia impedito l’aborto.

Quindi il giudizio è importante non solo in chiave storica, per capire cosa è successo allora. Pertanto non si può dire che la Legge 194 è una buona legge, un pilastro del nostro ordinamento. Non si può, significa andare contro la Verità, contro la realtà. Significa soprattutto offendere tutte quelle associazioni, movimenti, che finora hanno combattuto la buona battaglia a favore della vita, come i Centri aiuto alla vita (Cav) o quei gruppi che organizzano le Marce per la Vita per sensibilizzare e tenere viva la fiamma della vita. Tutti movimenti che hanno mantenuto negli anni l’attenzione sulla ferita aperta rappresentata dalla legge 194 del nostro ordinamento. Una ferita che deve essere risanata certamente a livello legislativo, ma prima deve essere risanata nel cuore e nella mente della gente.

Ecco perché è importante fare questo lavoro di formazione e informazione, cercando di andare anche negli ambienti dove la maggioranza è a favore dell’aborto per convincerli. Un compito da fare senza usare toni sopra le righe, senza ideologizzare o politicizzare la questione dell’aborto, la battaglia per la vita. Mi ricordo che qualche anno fa ho recensito e presentato ai miei lettori un saggio interessantissimo, “Come difendere la fede, senza alzare la voce”, autore Austen Ivereigh (Lindau, 2014). Il cattolico deve trovare il coraggio di dire la verità e dirla bene, non con lo zelo amaro che la rende odiosa e incapace di convincere, ma dirla con forza e costanza. È vero l’aborto significa sopprimere un bambino innocente. E tale rimane, sempre e comunque, anche al di là delle ragioni, magari drammatiche, che lo possono aver determinato.

In queste ultime ore, la decisione ungherese di far ascoltare il battito cardiaco del bimbo, prima che la mamma decida definitivamente e liberamente di procedere con la pratica abortiva scelta, ha scatenato una serie di proteste da parte degli abortisti. È una scelta che le autorità ungheresi hanno fatto, ma che va nella direzione di convincere il più possibile quelle donne che forse con leggerezza si apprestano a liberarsi del “peso” che portano nel loro grembo. Il cuoricino battente del bimbo, si fermerà. Per sempre. “È la terribile verità, che non ammette bugie. Perché, di bugie, su questo tema, se ne sono dette a vagonate, dal 1978 ad oggi: dal grumo di sangue, all’ammasso di cellule, al materiale biologico, allo scarto tissutale, ad un’appendice materna di cui disporre. No cari signori, nulla di tutto questo: è il cuore di un bimbo che si ferma e che l’intera società civile avrebbe il dovere assoluto di cercare di proteggere e far nascere, per rispetto a lui e alla mamma. Già, perché nessuna mamma vorrebbe eliminare il proprio piccolo e, quando lo fa, lo fa perché è sola, abbandonata, disperata, ricattata, senza nessuna concreta alternativa che aiuti lei e il suo bimbo a vivere. Questo è il vero tema da affrontare quando parliamo di aborto. Il resto è solo “fuffa” ideologica, inganno e mistificazione di chi ha paura della verità”. (Massimo Gandolfini, L’aborto è l’omicidio di un bimbo: doveroso sentirne prima i battiti, 21.9.22, La Verità).

Torino, 23 settembre 2022

S. Pio da Pietrelcina                          DOMENICO BONVEGNA

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