suore papa«Il mio grande timore è che i nostri giovani perdano le radici. Ho paura di questo. Forse il lavoro di oggi è di preparare il cammino affinché si veda quello che annunciò Gioele: “gli anziani sogneranno e i giovani profetizzeranno” (2, 28)».
Lo afferma Papa Francesco in un videomessaggio inviato al claretiano Carlos Martínez Oliveras, direttore dell’Istituto teologico di vita religiosa di Madrid, e agli oltre settecento partecipanti alla quarantasettesima settimana nazionale per gli istituti di vita consacrata, che si apre nel pomeriggio di giovedì 5 aprile.
L’incontro, in programma fino a domenica 8 presso la Fundación Pablo VI della capitale spagnola, ha per tema: «Chiamò quelli che amò. Giovani, discernimento e vita consacrata». Scopo dell’iniziativa, promossa dall’Istituto teologico madrileno, è rivolgere lo sguardo al prossimo sinodo dei vescovi e riflettere su giovani e vocazioni, con un occhio particolare alla vita religiosa. Tra i partecipanti, i cardinali Carlos Osoro Sierra e Óscar Rodríguez Maradiaga, l’arcivescovo José Rodríguez Carballo, fratel Alois di Taizé.
Lo scenario di fondo della settimana, rileva il Pontefice nel messaggio, è la mancanza di vocazioni. Tuttavia, sottolinea, «non possiamo fermarci a questa lamentela, stare lì con la musica di sottofondo di rimpiangere glorie passate quando il Signore ci dice: “Guarda avanti e guarda che cosa devi fare”».
In ogni caso, avverte Francesco, occorre attenzione per «non fare proselitismo». Al contrario, bisogna cercare «modi per aprire strade affinché il Signore possa parlare, affinché il Signore possa chiamare». Soprattutto, non serve «fare campagna elettorale, né campagne di tipo commerciale, perché la chiamata di Dio non rientra nei modelli del marketing. È un’altra cosa. Perciò, fatevi coraggio e andate avanti!».
Riguardo ai giovani, il Papa fa riferimento alla traduzione tedesca dell’ultimo libro di Zygmunt Bauman (l’originale è uscito in italiano con il titolo Nati liquidi, ma la traduzione tedesca è Die Entwurzelten, “senza radici”). «Siamo in tempo — commenta — per recuperare radici. Siamo anche in tempo per far sognare quegli uomini e donne affinché poi diano ai giovani la capacità di profetizzare».
«Oggi più che mai — afferma il Pontefice — è necessario che i giovani abbiano un dialogo con gli anziani». In questo senso, «il dialogo tra i nonni e i nipoti è un dialogo intergenerazionale di alto livello. Siamo ancora in tempo: non perdiamolo». Francesco esorta poi a trovare «il modo di ascoltare le preoccupazioni dei giovani e anche quelle degli anziani: metteteli insieme e la cosa andrà bene».
«Quanto al numero di vocazioni — conclude il Papa — che decida il Signore. Noi facciamo ciò che ci ha chiesto: pregare e testimoniare».

  © Osservatore Romano - 6 aprile 2018

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