Rassegna stampa formazione e catechesi

Un maestro di preghiera e di discernimento

La prefazione del Papa ai volumi che raccolgono gli scritti di padre Miguel Ángel Fiorito

Padre Fiorito, al centro, accanto al giovane padre Bergoglio (la foto è stata pubblicata da «La Civiltà Cattolica» nel numero 4027 del 7/21 aprile 2018)

Nel giorno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, Papa Francesco si recherà alla Curia generalizia della Compagnia di Gesù per presentare l’opera Escritos, che raccoglie in cinque volumi — curati da José Luis Narvaja — gli scritti del gesuita Miguel Ángel Fiorito (1916-2005), padre spirituale di Jorge Mario Bergoglio.

L’incontro, in programma venerdì 13 dicembre, alle 18.30, sarà aperto dai saluti del preposito generale dell’ordine religioso, padre Arturo Sosa, e dal direttore de «La Civiltà Cattolica», padre Antonio Spadaro. I testi, introdotti dalla prefazione dello stesso Pontefice e raccolti secondo l’ordine cronologico tra il 1952 e il 1991, percorrono un itinerario che include il rettorato presso l’università del Salvador a Buenos Aires, l’insegnamento come decano e professore nella facoltà di Filosofia del Collegio Massimo a San Miguel e il suo ruolo di padre spirituale e formatore. Numerosi gli scritti che si occupano della Compagnia di Gesù e del discernimento spirituale, con un’attenzione anche al contesto ecclesiale e sociale dell’America latina e alla religiosità popolare. Con la pubblicazione di quest’opera «La Civiltà Cattolica» avvia le celebrazioni per il compimento dei suoi 170 anni (1850-2020).


Pubblichiamo in una traduzione dallo spagnolo il testo della prefazione scritta da Papa Francesco ai volumi editi da «La Civiltà Cattolica» che raccolgono gli scritti del gesuita Miguel Ángel Fiorito.

L’edizione degli «Escritos» di padre Miguel Ángel Fiorito, sj, è motivo di consolazione per noi che, per molti anni, ci siamo nutriti dei suoi insegnamenti. Questi scritti faranno un gran bene a tutta la Chiesa.

Il Maestro Fiorito — così lo chiamavamo familiarmente noi gesuiti dell’Argentina e dell’Uruguay — soleva ricordare spesso una considerazione spirituale di san Pedro Fabro sull’importanza che ha il sapere comunicare le cose di Dio — un dono, un carisma, il Vangelo stesso — con spirito così buono come Quello con cui sono state ricevute (cfr. nota 223 di J. H. Amadeo e M. Á. Fiorito al n. 52 di P. Fabro, Memorial, Bilbao 2014). Saper ricevere e saper comunicare sono due cose diverse e ognuna richiede una grazia. Perciò bisogna chiedere espressamente al Signore la seconda, quella di comunicare con spirito giusto il bene ricevuto. Penso che questa edizione degli «Escritos» di padre Fiorito, realizzata con cura da padre José Luis Narvaja, sj, assolva pienamente questo compito.

Va ricordato che l’edizione è stata curata da uno dei suoi discepoli. Ciò rende testimonianza della vitalità di un pensiero che ha saputo fare Scuola. Una caratteristica della Scuola è che il pensiero è comune e i discepoli possono svilupparlo seguendo lo spirito del maestro — non solo la lettera — con libertà e creatività. Inoltre, la pubblicazione del «corpus» principale degli scritti di Fiorito, tessuti cronologicamente, ha una forza particolare; permette di ricomporre l’insieme di un’esistenza alla luce di quanto Dio ha fatto con essa (cfr. Gaudete et exsultate, n. 171), scoprendo il significato del tempo in ogni frammento.

Credo anche che sia giusto che un pensiero che ha saputo sminuire se stesso e, anzi, consumarsi pubblicando, commentando in note e facendo «sentire e gustare» ad altri, sia ora presentato nella sua coerente semplicità e con un nome proprio. Non per gloria vana, ma nel senso evangelico con cui il Signore indica la pubblicità che dobbiamo fare alle buone opere: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (Mt 5, 16). Gli «Escritos» di Fiorito stillano misericordia spirituale — insegnamenti per chi non sa, buoni consigli per chi ne ha bisogno, correzione per chi sbaglia, consolazione per il triste e aiuti per avere pazienza nella desolazione «senza cambiare propositi», come dice sant’Ignazio, — tutte grazie che conformano e si sintetizzano in quella grande opera di misericordia spirituale che è insegnare a discernere. Il discernimento ci cura dalla cecità spirituale, triste malattia che ci impedisce di riconoscere il tempo di Dio, il tempo della sua visita.

Padre Fiorito ha pubblicato un’immensa quantità di articoli, note e commenti, ma solo due libri. Al secondo, che ha intitolato Discernimiento y lucha espiritual, mi ha chiesto di scrivere il prologo, intorno al 1985. Riprendo un’affermazione che ho fatto allora: «Discernimento spirituale è avere il coraggio di vedere nelle nostre tracce umane le orme divine».

Fiorito ha lasciato un’orma in molti e ha confidato nel fatto che questi «Escritos» lo avrebbero aiutato ad imprimerla su molti altri. Ci ha lasciato l’impronta divina che il Signore Gesù ha impresso nella sua vita: quella della passione per gli Esercizi Spirituali, che sono strumento per saper «sentire e gustare» l’orma del Signore nella nostra anima e aiuto per mondarla da ogni ambiguità, di modo che possiamo seguirla, specialmente nelle situazioni in cui lo spirito cattivo le inventa tutte per confonderci.

Fiorito aveva un olfatto speciale per «fiutare» lo spirito cattivo; sapeva individuare la sua azione, riconoscere i suoi tic, smascherarlo per i sui frutti cattivi, per il retrogusto dal sapore cattivo e la scia di desolazione che lascia al suo passaggio. In tal senso, si può dire che è stato uomo di lotta contro un solo nemico: lo spirito cattivo, Satana, il demonio, il tentatore, l’accusatore, il nemico della nostra natura umana. Tra la bandiera di Cristo e quella di Satana, ha fatto la sua scelta personale per nostro Signore. In tutto il resto ha cercato di discernere «il tanto... quanto» ed è stato con ogni persona padre amorevole, maestro paziente e avversario fermo — all’occorrenza — ma sempre rispettoso e leale. Mai nemico.

L’altro suo libro, che ha intitolato Buscar y hallar la voluntad de Dios, ci parla del viaggio e dell’avventura di seguire Gesù Cristo nostro Signore, cercando di fare ciò che gli è più gradito: «la sua santissima volontà», come dice Ignazio. Per noi che lo abbiamo conosciuto nel suo ambiente di lavoro, questo libro ha le dimensioni della sua biblioteca personale. La biblioteca di Fiorito aveva una particolarità: oltre alla parte comune, con scaffali e libri, ce n’era un’altra che occupava tutta una parete di sei metri per quattro di altezza, formata da piccoli cassetti in ognuno dei quali riponeva, classificati, i suoi «foglietti», schede di studio, preghiera e azione, ognuna con un unico tema degli Esercizi o delle Costituzioni della Compagnia, che lui stesso si alzava per andare a cercare, salendo a volte pericolosamente su una scala, per consegnarla senza tante parole all’esercitante in risposta a qualche inquietudine che quest’ultimo gli aveva confidato, o che lui stesso aveva intuito ascoltandolo parlare delle sue cose.

Miguel Ángel Fiorito, come dice Narvaja, è stato fondamentalmente un uomo di dialogo e di ascolto. Ha insegnato a molti a pregare — a dialogare in amicizia con Dio — e a discernere «i segni dei tempi» — dialogando con gli uomini e con la realtà di ogni cultura —. La sua Scuola di spiritualità è scuola di dialogo e di ascolto, aperta ad ascoltare e a dialogare con tutti «con buono spirito», provando tutto e tenendo solo ciò che è buono.

Fiorito racconta in uno dei suoi scritti che nella seconda metà della sua vita ha sperimentato con maggiore intensità la forza spirituale degli Esercizi e si è dedicato ad essi, preferendoli ad altri impegni. Il Maestro dava e raccomandava gli Esercizi in ogni loro forma: gli esercizi del mese, in assoluta solitudine, gli esercizi nella vita quotidiana, secondo l’annotazione 19, e quelli più «lievi», in ritiri di pochi giorni e nell’ambito di missioni o novene popolari.

Come gesuita, gli si addice l’immagine del Salmo 1, quella dell’albero piantato sul bordo di un corso d’acqua, che dà frutto. Come quest’albero della Scrittura, Fiorito ha saputo lasciarsi contenere nel minimo spazio della sua stanza del Colegio Máximo de San José, a San Miguel, in Argentina, e lì ha messo radici e ha dato frutti e fiori — come esprime bene il suo nome — nei cuori di noi che siamo discepoli della Scuola degli Esercizi. Spero che ora, grazie a questa bella edizione dei suoi «Escritos», che hanno la levatura di un grande sogno, metterà radici, darà fiori e frutti nella vita di tante persone che si nutrono della stessa grazia che lui ha ricevuto e che ha saputo comunicare con discrezione, dando e commentando gli Esercizi Spirituali.

Francesco

Roma, 6 giugno 2019


© Osservatore Romano - 10 dicembre 2019