Rassegna stampa formazione e catechesi

Un gesto di riconciliazione nel segno della Vergine di Luján

La Gran Bretagna ha restituito all’Argentina la statua della Vergine di Luján che si trovava alle Falkland-Malvinas nel 1982 durante la guerra e che era stata collocata nella cattedrale castrense britannica di San Michele e San Giorgio ad Aldershot, vicino Londra. A sua volta, l’Argentina ha donato una copia dell’immagine alla Gran Bretagna. Un gesto di riconciliazione e di amicizia suggellato dalla benedizione di Papa Francesco durante l’udienza generale di mercoledì 30 ottobre in piazza San Pietro.
L’iniziativa è stata resa possibile dall’impegno dei due vescovi ordinari militari: monsignor Paul James Mason per la Gran Bretagna e monsignor Santiago Olivera per l’Argentina. «È un gesto semplice, simbolico, di fraternità ma ha un grande valore storico per i nostri popoli» spiegano.L’immagine della Vergine di Luján si trovava nelle Falkland-Malvinas ed era stata posta in diverse chiese, proprio perché molto cara ai soldati, e in particolare nel cimitero militare. Ma poi se ne erano perse le tracce. In realtà era stato il cappellano militare britannico padre Alfred Height, presente all’udienza, a portarla nel Regno Unito dopo aver chiesto l’autorizzazione. Di recente è stata ricostruita la storia della statua, che farà finalmente rientro in terra argentina il 3 novembre e verrà subito portata in pellegrinaggio in alcuni luoghi simbolici. «Appena mi è stata segnalata questa vicenda mi sono dato da fare con passione per riportare l’immagine della Vergine patrona dell’Argentina tra la sua gente» confida il vescovo castrense britannico. «In segno di gratitudine abbiamo donato, in cambio, ai nostri amici britannici una copia della statua mariana proprio per tenere saldi i nostri legame nella fede» gli fa eco il suo omologo argentino.
Con particolare affetto il Papa ha accolto le persone malate e con disabilità. Tra questi Francesco, un bambino polacco di cinque anni al quale, spiega la mamma Anna Losowska-Popek, «a gennaio è stato diagnosticato un tumore al cervello non operabile e senza possibilità di cure se non palliative». A sostenere la famiglia c’è la comunità dell’asilo delle suore dell’Immacolata Concezione di via Zaruby, a Varsavia. Il piccolo Francesco, nato il 27 aprile 2014, giorno della beatificazione di Giovanni Paolo II, ha fortemente voluto questo incontro: gli era stata proposta una gita a Disneyland, per distrarsi, ma lui ha chiesto di poter incontrare il Papa, con i genitori e la sorella Antonina, 7 anni. «Nonostante tutto non perdiamo la speranza, anche perché crediamo nella forza della preghiera» dice la mamma. A confortare la donna anche la storia di Neža Arnolj, venuta dalla Slovenia, che oggi ha cinque anni ma stando alle diagnosi mediche non aveva alcuna possibilità di sopravvivere se staccata dai macchinari che la temevano in vita fin dalla nascita. Neža era in piazza San Pietro con i genitori e i due fratelli.
Francesco ha quindi abbracciato i tanti non vedenti, di 45 Paesi, che hanno preso parte in questi giorni a Roma all’assemblea generale dell’European Blind. Ed è in questo contesto di attenzione alla vita che il Papa ha accolto i rappresentanti del personale dell’ospedale romano San Camillo, accompagnati dai padri camilliani che svolgono il servizio di cappellani. A Francesco hanno donato proprio un camice bianco “da cappellano” con il suo nome perché, dicono, «lo sentiamo uno dei nostri, a tutti gli effetti».
Un incoraggiamento il Pontefice ha rivolto anche ai docenti e ai ragazzi, musulmani e cristiani, che frequentano ad Haifa la scuola delle Suore di Nazarteh. Ad accompagnarli il direttore, padre Elie Kurzum.
Di grande significato il dono di due bonsai a Papa Francesco nella prospettiva del suo atteso viaggio apostolico in Giappone, a novembre. «I bonsai hanno 150 anni» spiega Junichi Moritaka che, insieme a padre John Taniguchi, ha presentato il dono al Pontefice. «Nel 2003 — ricorda — avevamo già offerto a Giovanni Paolo II venti piccoli alberi di ciliegi da fiore giapponesi di due varietà particolari che oggi sono splendidamente fioriti nei Giardini Vaticani».
Lavorano anche in Amazzonia le religiose della congregazione delle Maestre Pie Venerini, che stanno per concludere il loro capitolo generale ad Ariccia. Francesco ha salutato le cinquanta delegate che rappresentano «le missioni a servizio dei più deboli» in India, Cile, Brasile, Camerun, Benin, Nigeria, Madagascar, Stati Unti d’America, Albania e Romania.
Venerdì 1° novembre si svolgerà l’ormai tradizionale “Corsa dei Santi”, gara podistica di 10 chilometri lungo le strade del centro di Roma, con partenza e arrivo in piazza Pio XII. L’ex atleta Andrea Giocondi ha presentato al Papa l’iniziativa promossa da “Missioni Don Bosco”, che quest’anno ha indicato come obiettivo solidale il progetto dei salesiani in Sierra Leone, accanto ai bambini più vulnerabili nelle periferie più povere. A questo progetto non poteva certo mancare l’adesione di Athletica Vaticana, la rappresentativa sportiva della Santa Sede costituita proprio per rilanciare, attraverso la corsa, una testimonianza cristiana concreta tra solidarietà e cultura.
Infine, Francesco ha benedetto la campana che la parrocchia di San Martin a Deggendorf, nella diocesi di Regensburg, ha donato al nuovo monastero di San Benedetto a Norcia, costruito dopo che l’antica struttura, nel centro storico, era stata devastata dal sisma nel 2016. Tra i presenti, anche i responsabili dell’équipe della comunicazione dell’arcidiocesi di México.
Prima dell’udienza generale, il Papa ha incontrato a Santa Marta i bambini della parrocchia del Sacro Cuore a Teramo, accompagnati dal parroco don Matteo . Una comunità, fa presente il sacerdote, «che ha vissuto in pochi anni per ben due volte l’esperienza del terremoto, che ha lasciato non poche ferite nella gente».

© Osservatore Romano - 31 ottobre 2019


San Lorenzo, Diacono e Martire, festa

S. Lorenzo, diacono di Roma e martire († 258)

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