Rassegna stampa formazione e catechesi

Tra Bonaventura e Blondel

Gli incontri del martedì alla Pontificia Università Gregoriana

Continua con grande partecipazione di pubblico il ciclo di incontri I martedì della Gregoriana, proposto dal Centro Fede e Cultura Alberto Hurtado e curati da padre Sandro Barlone e Marco Ronconi. Il 19 novembre padre Amaury Begasse de Dhaem, docente di Cristologia e Soteriologia alla Gregoriana, ha presentato l’Itinerarium mentis in Deum (1259) di Bonaventura da Bagnoregio.

L’opera è concepita come un cammino cristico, percorso mediante un atto speculativo che allo stesso tempo vuole cogliere il riflesso del raggio divino in tutta la realtà (specchio esteriore) e nella propria anima (specchio interiore). In tal senso, la totalità delle cose costituisce una scala che ascende a Dio. L’Itinerarium si dipana in tre macro tappe: le vestigia di Dio esterne all’uomo, l’immagine di Dio interna dell’uomo e la realtà di Dio attraverso i suoi nomi. Per Bonaventura questi passaggi corrispondono a tre modi diversi di conoscere e amare Dio: c’è una verità nell’oggetto, una nel soggetto e un’altra in Dio. Si tratta dunque di una epistemologia a tre dimensioni nella quale si passa dall’esteriorità all’interiorità e da una teologia catafatica a una apofatica. Ma si tratta anche di tre modi diversi di amare Dio: con l’anima, col cuore e con la mente. Attraverso i primi due capitoli siamo condotti sulla via di Dio, i successivi due capitoli ci fanno entrare nella verità di Dio, mentre gli ultimi due ci fanno trascendere nella conoscenza di Dio. Per il gesuita, Bonaventura mostra Cristo come re (riflettendo sul suo corpo, sulla sua anima e sulla sua divinità), sacerdote (Cristo è colui che ci fa passare dall’ingresso del Tempio, al Santo per giungere infine al Santo dei Santi) e profeta (poiché Cristo si pone come maestro con le forme della teologia simbolica, di quella propria e di quella mistica). Per Bonaventura la realtà creata ci muove verso Dio: «Colui che non è illuminato dagli innumerevoli splendori delle creature è cieco». Invece, guardando l’anima, possiamo trovare le vestigia di Dio, sulla scia di Agostino, nella memoria, nell’intelligenza e nell’amore che sono il riflesso in noi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Nell’ultima parte dell’Itinerarium Bonaventura riflette sui nomi propri di Dio: Essere e Amore.

Il 3 dicembre è stata la volta di Giuseppe Bonfrate, anch’egli docente alla Gregoriana, che ha presentato Storia e Dogma (1904) di Maurice Blondel, filosofo considerato fra i protagonisti della teologia del Novecento per l’influsso che ha avuto su personalità come Rousselot, Maréchal, De Lubac, Rahner e Congar e, attraverso queste, sul Vaticano II. Il pensiero di Blondel è un contributo al superamento della frattura fra teologia e vita credente.

Per Blondel non esiste un doppio ordine di verità fra loro contrapposte, uno naturale e uno soprannaturale: la Rivelazione si dà nell’unità di conoscenza per fede e pratica di vita. Con il suo metodo dell’immanenza egli non ha voluto liquidare il tomismo, ma ha voluto porre in esso l’inquietudine agostiniana: il sapere deve orientarsi come sapere pratico, la cui cifra è sapienziale. Il volume di Blondel si innesta all’interno del dibattito culturale e teologico dei primi del Novecento su storia e verità, su creaturalità e grazia: egli non vede natura e sopranatura in tensione oppositiva o in relazione subalterna e si distanzia da alcuni teologi del suo tempo. Nel 1900 Adolf von Harnack, il più noto esponente del protestantesimo liberale, pubblica L’essenza del Cristianesimo nel quale afferma che per comprendere il cristianesimo bisogna studiare la sua origine storicamente e fenomenicamente, mettendo a tema l’esperienza vissuta. Secondo Harnack c’è uno iato fra le origini del cristianesimo e le sue successive trasformazioni. In risposta a questo volume, Alfred Loisy pubblica Il Vangelo e la Chiesa (1902) nel quale intende lo sviluppo della dottrina secondo l’immagine evangelica del seme divenuto albero, evidenziando lo stacco fra i dogmi attuali e le origini del cristianesimo. Tutto ciò ha fatto esplodere evidentemente il conflitto fra scienza e fede, tra storia e teologia.

Blondel si trova dunque a un bivio: una scienza senza dogma o una teologia che non vuole fare i conti con la storia. Non vuole cadere in questo aut aut e pone come soluzione la riflessione sull’azione che è scaturigine dell’idea: «Ciò che l’uomo non può comprendere totalmente può farlo pienamente ed è facendolo che conserverà viva in lui la coscienza di questa realtà ancora in parte oscura per lui. Se l’essenziale verità del cattolicesimo è l’incarnazione delle verità dogmatiche nei fatti storici, bisogna dire inversamente che la meraviglia della vita cristiana è che dagli atti dapprima forse penosi, oscuri e forzati si sale alla luce per mezzo di una verifica pratica delle verità speculative».

di Nicola Rosetti



© Osservatore Romano - 6 dicembre 2019


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