Rassegna stampa formazione e catechesi

Studi di diritto canonico e riforma del processo matrimoniale

Modificato un paragrafo dell’istruzione della Congregazione per l’Educazione cattolica

La Congregazione per l’educazione cattolica in data 29 aprile 2018 ha pubblicato un’istruzione indirizzata alle facoltà e istituti di diritto canonico di sua competenza con cui vuole favorire l’applicazione della riforma voluta da Papa Francesco con i motuproprio Mitis iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus.

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Com’è noto, Papa Francesco ha inteso porre mano alla riforma del processo matrimoniale in nome della carità e della misericordia che «esigono che la stessa Chiesa come madre si renda vicina ai figli che si considerano separati», i quali «pur desiderando provvedere alla propria coscienza, troppo spesso sono distolti dalle strutture giuridiche della Chiesa a causa della distanza fisica o morale» (Mitis iudex Dominus Iesus). Le disposizioni contenute nel documento pontificio sono date perché «si favorisca non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, non meno che una giusta semplicità, affinché, a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio» (ibid.).

La Congregazione per l’educazione cattolica si rivolge dunque alle proprie istituzioni accademiche, alle quali giungono numerose richieste di formazione, perché si mettano in sintonia con questo spirito della riforma prestando le proprie strutture alla formazione di persone esperte in diritto matrimoniale anche senza giungere ai titoli accademici. A questo scopo, dopo aver descritto l’attuale situazione delle nostre istituzioni di diritto canonico, l’istruzione traccia una mappa dei diversi ruoli implicati nel processo matrimoniale alla luce delle nuove disposizioni canoniche.

Oltre alle tradizionali figure descritte e normate dal diritto canonico (il vescovo, l’istruttore o uditore, l’assessore, il moderatore della cancelleria, il notaio, gli avvocati), l’istruzione si sofferma specialmente sulla figura dei consulenti, come coloro che avviano il processo di nullità mediante l’indagine previa prima dell’inizio formale del processo. Sono le persone più a contatto diretto con le coppie in crisi, da cui sovente dipende il buon esito del processo e della credibilità della Chiesa. L’istruzione elenca tre categorie, quasi dei cerchi concentrici attorno al vero e proprio processo canonico: i parroci (primo livello), membri di una struttura stabile come i consultori in cui operano anche esperti in scienze umane (secondo livello) e avvocati che possono poi accompagnare anche durante il processo (terzo livello).

Per tutte queste persone l’istruzione invita a predisporre percorsi formativi differenziati in relazione allo scopo specifico di ciascuna categoria senza pretendere per tutti la stessa competenza, ma anche senza lasciar mancare una adeguata preparazione sia teologica sia canonistica: «l’elenco degli uffici non appiattisce su uno stesso livello lo spessore di preparazione richiesto alla varietà delle persone che li devono occupare, ma la diversità dei ruoli esige una differenziazione di percorsi formativi per le varie categorie indicate». Questa proporzionata competenza è finalizzata a evitare il duplice estremismo: quello di una rigidità formale che non è animata dalla finalità del bene delle anime e quello di un pragmatismo che finisce per distruggere il valore della indissolubilità del sacramento del matrimonio.

Seguono poi le Norme per strutturare e regolamentare il percorso formativo così differenziato. Sono norme, occorre precisarlo, che riguardano le istituzioni soggette alla competenza della Congregazione e, dunque, non riguardano altre istituzioni che sono libere di fare corsi di formazione secondo gli scopi loro propri. Rimanendo invariate le norme riguardanti i titoli accademici (licenza e dottorato), il documento si sofferma sui corsi che possono sfociare in semplici diplomi in diritto matrimoniale e processuale a cui possono accedere i consulenti dei tre livelli. A tale scopo l’istruzione offre in allegato gli orientamenti di possibili contenuti per il rilascio dei diplomi così da assicurare una adeguata competenza nei distinti ruoli.

È importante precisare che tutte le disposizioni dell’istruzione sono mirate ad aiutare innanzitutto i vescovi nella loro primaria e insostituibile funzione di responsabili del processo di nullità, specialmente per quanto riguarda il processo più breve (art. 5 Mitis iudex Dominus Iesus). Infatti, in forza della ordinazione sacramentale e del mandato canonico il vescovo acquisisce la competenza e il diritto-dovere di giudicare in materia matrimoniale, anche se può avvalersi di collaboratori. Il can. 378 § 1 del cic n. 5° non esige per il vescovo in modo assoluto titoli accademici in Sacra Scrittura, Teologia o Diritto canonico, ma che «sia almeno veramente esperto in tali discipline». Dunque, si deve presumere che, oltre alla grazia sacramentale, ogni vescovo abbia tale generale competenza nelle scienze sacre. In tale contesto va interpretato quanto l’istruzione afferma a proposito del processo più breve: «Almeno l’esercizio dell’ufficio di giudice nel processus brevior postula nel vescovo diocesano una reale conoscenza della disciplina canonica sostanziale e processuale matrimoniale». In altre parole, siccome per la nomina a vescovo si richiede una competenza nelle scienze sacre (anche senza titolo accademico), ne consegue che ogni vescovo diocesano deve presumersi dotato delle conoscenze canoniche necessarie per instaurare il processo matrimoniale canonico. E se ciò è valido a livello formale, non si deve dimenticare che, in quanto chiamato ad essere pastore del suo popolo, il vescovo possiede più di ogni altro la grazia e l’ufficio di intendere e perseguire il vero bene delle anime e, dunque, capace di comporre giustizia e carità anche in questo campo matrimoniale in cui molti sperimentano la fragilità della condizione umana. Ciò non toglie che, come afferma l’istruzione, la prudenza possa consigliare al vescovo diocesano di avvalersi di collaboratori ancor più esperti in diritto canonico. Tuttavia, ciò è lasciato alla sua piena discrezionalità a seconda delle circostanze dei singoli casi.

Tuttavia, al fine di fugare ogni dubbio circa la piena competenza di ogni vescovo diocesano nell’istruire personalmente il processo matrimoniale, anche nella forma più breve, ho chiesto e ottenuto dal Pontefice nell’udienza concessami il 5 giugno 2018, di modificare il paragrafo dell’istruzione relativo al ruolo del vescovo (n. 2).

Pertanto, il suddetto paragrafo del n. 2 dell’istruzione relativo alla figura del vescovo, va sostituito con il seguente testo da considerarsi definitivo ed autentico:

«Si possono menzionare persone che direttamente o indirettamente intervengono in ambito giudiziario ecclesiale, ai diversi livelli di attività connesse con i processi canonici per le cause di nullità matrimoniale:

- Il Vescovo, per il quale il can. 378 §1, n. 5 richiede che “abbia conseguito la laurea dottorale o almeno la licenza in sacra Scrittura, teologia o diritto canonico in un Istituto di studi superiori approvato dalla Santa Sede oppure sia almeno veramente esperto in tali discipline” [Cf. can. 180, n. 6 cceo]. Tale conoscenza delle scienze sacre (anche senza gradi accademici), insieme alla grazia sacramentale dell’ordinazione episcopale, è sufficiente per rendere ogni Vescovo per sua natura pienamente idoneo ad istruire il processo matrimoniale, anche quello più breve [Se ciò è certo a livello di diritto formale, non va dimenticato che il Vescovo, in quanto mandato da Dio ad essere Pastore del gregge a lui affidato, possiede più di ogni altro la grazia e l’ufficio di intendere e perseguire il vero bene delle anime e, dunque, capace di comporre giustizia e carità, verità e misericordia anche in questo campo matrimoniale in cui molti sperimentano la fragilità della condizione umana]. Ciò non toglie che la prudenza possa consigliare al Vescovo di avvalersi di collaboratori ancor più esperti in diritto canonico; tuttavia ciò è sempre lasciato alla sua piena discrezionalità a seconda delle circostanze nei singoli casi».

L’intero testo della istruzione, riformata solo nel paragrafo indicato, si trova in rete (www.educatio.va) nel sito della Congregazione per l’educazione cattolica.

di Giuseppe Versaldi

© Osservatore Romano - 6 luglio 2018


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