Rassegna stampa formazione e catechesi

Sotto il suo mantello

Maria IconaIn oriente e in occidente. La santità «riscoperta, vissuta e celebrata nella Chiesa» è al centro del libro del cardinale prefetto della Congregazione per le cause dei santi I santi e la Madre di Dio (Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2018, pagine 404, euro 35). In particolare, il porporato punta l’obiettivo sulla «grande costellazione dei santi mariani presenti in oriente e in occidente». Pubblichiamo uno stralcio tratto dalla prima parte dedicata alla «Madre di Dio, maestra dei santi». 

Angelo Amato

Una delle più antiche orazioni mariane contiene una invocazione alla misericordia materna della Vergine:
«Sotto la tua misericordia ci rifugiamo» (III secolo). La traduzione latina “sub tuum praesidium” (“sotto la tua protezione”) non rende esattamente il greco “eusplanchnia”. Traduce invece correttamente un antifonario ambrosiano del XII secolo: “Sub tuam misericordiam”.
In un suo inno natalizio Romano il Melode (VI secolo) descrive l’atteggiamento misericordioso di Maria nei confronti di Adamo ed Eva, rattristati per la loro miserabile situazione: «Ponete fine ai lamenti, mi farò vostra avvocata presso il Figlio mio [...]. Ho un Figlio misericordioso e molto compassionevole».
A ragione, quindi, la Salve Regina chiama Maria «madre di misericordia». Questo atteggiamento mariano è stato interpretato iconograficamente mediante il simbolo del mantello, che protegge ora un gruppo di fedeli (tradizione occidentale) ora un’intera città (tradizione orientale). In Etiopia si festeggia il cosiddetto «Patto di misericordia», concordato tra Gesù e Maria per salvare i peccatori che si affidano a lei.
Nel medioevo latino, i titoli «Mater misericordiae» e «Regina Misericordiae» hanno avuto grande rilievo sia nelle preghiere monastiche sia nelle devozioni popolari. La funzione materna di Maria veniva vista proprio nell’esercizio della sua misericordia senza limiti verso i fedeli. «Misericordiosissima» e «Madre della misericordia» la implora, ad esempio, Maurìlio di Rouen (XI secolo) in una sua ispirata preghiera mariana: «Madre santa, madre immacolata, madre incorrotta di misericordia, madre di pietà e di indulgenza, apri il seno della pietà e accogli me che sono morto per i peccati [...]. Mi saranno sempre vicine la tua grazia, la tua misericordia e la tua protezione; e se dovessi sprofondare nell’inferno, è là che tu mi cercherai e mi tirerai fuori di là e mi restituirai al Figlio tuo».
San Bernardo, commentando l’intervento di Maria a Cana, scrive: «Essendo misericordiosa e benignissima, ha avuto compassione della loro vergogna. E perché meravigliarsi che le viscere della pietà mostrino pietà?».
Erberto di Losinga (inizio del XII secolo) descrive con molti particolari l’intervento miracoloso di Maria per la guarigione di un monaco, che era probabilmente il benedettino Ermanno Contratto, morto nel 1054, e supposto autore della Salve Regina: «Essendosi avvicinata a lui sotto le sembienza di un medico, accostò la mano al petto di quel sofferente e gli chiese di quale male si trattasse. Al di lei venerabile contatto, la sua infermità svanì talmente in fretta, che i mali dei suoi arti guarirono immediatamente. Ed ella gli disse: Io sono la madre della misericordia. Appena detto questo, l’infermo si sentì bene e la beatissima Vergine ritornò alla sua gloria.
La misericordia di Maria come intervento terapeutico viene richiamata anche da Goffredo di Admont (XII secolo), per il quale lo Spirito Santo «ha radunato nel cuore dell’intemerata Vergine Maria tutta la polvere della grazia medicinale, vale a dire tutti i doni della misericordia e della grazia».
«Maria, madre di misericordia, tirami fuori dal fango della bruttura e dal pantano della miseria» implora il benedettino inglese Guglielmo di Malmesbury (XII secolo).
In un suo sermone Riccardo di San Vittore (XII secolo) si domanda: «Che cosa vi è di più misericordioso della beata Maria, che da tutti i fedeli è chiamata madre di misericordia? Tutti coloro che la invocano con vera fede sperimentano come ella sia davvero madre di misericordia».
Anche Pietro di Celle (XII secolo) si chiede: «Cesserà la Madre di allattare coloro che il Figlio suo è venuto a salvare? Potrà inoltre la Madre della misericordia astenersi dal nutrire con un abbondante flusso di latte coloro per i quali il Figlio suo poté e volle esalare lo spirito?».
L’abate benedettino Egberto di Schönau (XII secolo) si sofferma ad esplicitare la misericordia di Maria: «Sappiamo che tu sei donna di inestimabile bontà e precisamente la madre della misericordia, perché tu hai attraversato questo mondo impuro e osceno senza macchiare il tuo sentiero; e pur soffermandoti ancora con i peccatori, sei diventata davanti a Dio luminosa di una tale santità da meritare tu sola di accostarti al soglio del Re eterno. Tu non hai in orrore il peccatore, anche se fetido; non lo disprezzi se sospira verso di te e con cuore penitente implora il tuo intervento. Con mano pietosa tu lo preservi dal baratro della disperazione; infondi la medicina della speranza e abbracci con materno affetto chi è disprezzato dal mondo intero; tu assisti e non abbandoni; riconcili il misero con il giudice terribile».
Per il cistercense Elinando di Froidmont (XIII secolo) Maria «è la madre della misericordia, e perciò si lascia facilmente intenerire dalle lacrime dei penitenti; subito si piega alle preghiera degli umili; in fretta si rivolge al giudice, che è Figlio suo, per pregarlo a loro favore».
«Benigna, pia e misericordiosa, ella — dice Oglerio di Lucedio (XIII secolo) — sempre si affretta ad aiutare e a confortare coloro che gridano a lei nella tribolazione».
Per sant’Antonio da Padova (XIII secolo) «la misericordia del Signore ha provveduto un rifugio di misericordia nel nome di Maria per gli omicidi anche volontari».
Il carmelitano fiammingo, Arnoldo Bostio (XV secolo), immagina il seguente dialogo tra Gesù, giudice giusto, e Maria, madre misericordiosa: «Se il Figlio di Dio, per esigenza di giustizia dicesse: Farò morire questo ingiusto infedele, risponderebbe la Vergine clementissima: E io lo farò rivivere, per mezzo della misericordia, perché sono la Madre della misericordia».
Nel secondo millennio la misericordia materna di Maria continua a essere celebrata sia in Occidente, sia in Oriente. Ad esempio, la tradizione russa, per bocca di Cirillo di Turov (XII secolo), chiamato per la sua eloquenza il Crisostomo russo, si rivolge a Maria con appellativi di clemenza come «Madre benigna», «Misericordiosa Signora»; «Protettrice benigna davanti a Dio»
San Dimitrij di Rostov (1651-1709), fecondo scrittore sacro, canonizzato dalla Chiesa ortodossa russa nel 1757, nella sua prima omelia per la festa della Protezione della Madre di Dio (Pokrov) fa rilevare la misericordia senza limiti di Maria, superiore a quella delle stesse mamme terrene: «In verità è più pensabile che noi gettiamo il nostro bambino tra le fauci di un lupo piuttosto che la Madre della misericordia abbandoni ai tormenti dei nemici qualcuno che trova rifugio in lei. Il padre e la madre talvolta espongono sulla strada i loro figli, la Madre di misericordia non li abbandona mai, riceve tutti come Madre di una insuperabile disponibilità, li nutre con il latte della grazia divina».
Il teologo ortodosso Aleksandr Schmeman (1921-1983), della diaspora russa, illustrando la festa della protezione della Vergine in un periodo di marxismo imperante in Russia, scriveva: «Ancora oggi, nella sua grande sventura, il nostro popolo si segna col segno della sua Protezione [...]. Siamo sicuri e crediamo che anche ora lei, la Misericordiosa, intercede con la preghiera e il pianto per la sorte della Russia».

© Osservatore Romano - 7 aprile 2018


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