Rassegna stampa formazione e catechesi

San Giovanni Bosco negli archivi de «L’Osservatore Romano». Infaticabile e zelantissimo

don boscoFabrizio Peloni

«Don Bosco non è andato a cercare i giovani in qualche posto lontano o speciale; semplicemente imparò a guardare, a vedere tutto quello che accadeva attorno nella città e a guardarlo con gli occhi di Dio e, così, fu colpito da centinaia di bambini e di giovani abbandonati senza scuola, senza lavoro e senza la mano amica di una comunità. Molta gente viveva in quella stessa città, e molti criticavano quei giovani, però non sapevano guardarli con gli occhi di Dio. I giovani bisogna guardarli con gli occhi di Dio».

Con queste parole Papa Francesco ha voluto sottolineare l’opera di San Giovanni Bosco per i giovani. Lo ha fatto rivolgendosi proprio a loro durante la veglia di preghiera della trentaquattresima Giornata mondiale della gioventù (Gmg) appena conclusasi a Panamá. «Lui lo fece. Don Bosco — ha proseguito il Pontefice — seppe fare il primo passo: abbracciare la vita come si presenta; e, a partire da lì, non ebbe paura di fare il secondo passo: creare con loro una comunità, una famiglia in cui con lavoro e studio si sentissero amati. Dare loro radici a cui aggrapparsi per poter arrivare al cielo. Per poter essere qualcuno nella società. Dare loro radici a cui aggrapparsi per non essere abbattuti dal primo vento che viene. Questo ha fatto don Bosco, questo hanno fatto i santi, questo fanno le comunità che sanno guardare i giovani con gli occhi di Dio. Ve la sentite, voi grandi, di guardare i giovani con gli occhi di Dio?».
Da più di 150 anni anche «L’Osservatore Romano» attesta il coraggio del santo, modello di fraternità per i giovani. Due brevi articoli del 1869 — don Bosco è nel pieno dell’attività apostolica, morirà il 31 gennaio 1888 — rispettivamente nelle edizioni di sabato 16 gennaio (il cui testo pubblichiamo in pagina) e lunedì 8 febbraio, lo ritraggono come «infaticabile» e «zelantissimo» sacerdote. Questi testi costituiscono nel nostro archivio, a oggi, la prima traccia di una vastissima testimonianza comprendente documenti pontifici o articoli commemorativi.
Da un articolo pubblicato in data 23 gennaio 1969, intitolato «Cent’anni fa Don Bosco era a Roma», si evince che, proprio nei giorni intercorsi tra quei due testi del 1869, il santo di Valdocco era arrivato da Firenze, per essere ricevuto da Papa Pio IX il 23 gennaio. Fu l’incontro in cui «sottolineò l’importanza, per la sua opera, che la società salesiana avesse l’approvazione pontificia». L’articolo ricorda inoltre il celebre scambio di battute tra i due in cui don Bosco preconizzò un lungo pontificato per Papa Mastai Ferretti: «non solo videbis dies Petri, ma ancora di più».
«Venti volte egli andò a Roma, e compì ben 15 di quei viaggi faticosi per essere ricevuto da Pio IX. Il primo fu nella primavera del 1858». Questo quanto riportato da un articolo di approfondimento sull’amicizia tra don Bosco e Pio IX, uscito in data 4-5 settembre 2000.
Curiosa anche una breve notizia su «L’Osservatore Romano» del 28 agosto 1946, con il titolo «Una piazza di Buenos Aires intitolata a Don Bosco».
Il forte legame dei dodici Pontefici de «L’Osservatore Romano» con il fondatore dei salesiani fu riassunto, fino al pontificato di Montini, nel breve corsivo di presentazione al discorso che san Paolo VI rivolse ai partecipanti al capitolo generale della Società Salesiana che per la prima volta si svolse a Roma, pubblicato in data 22 maggio 1965: «Una stupenda tradizione è la premessa dei filiali omaggi della generosa Istituzione Salesiana al Successore di Pietro. Da Pio IX e Leone XIII che incoraggiarono il Fondatore, a Pio XI — che molto spesso amava rievocare il suo incontro nell’età giovanile col Santo, che egli poi doveva elevare al supremo onore degli altari — a Pio XII e Giovanni XXIII; ed oggi al Santo Padre Paolo VI, è tutta una serie di atti: del devoto ascolto, da un lato, della singolare predilezione, dall’altro. Si tratta della fiducia della Chiesa per la diffusa Famiglia Religiosa di Don Bosco, in fervido impegno assecondata e con risultati di vaste ed ubertose fioriture di cristiano fervore, specie nei ranghi giovanili. Questo amore del Successore di Pietro per un Sodalizio che, dalla sua nascita, volle onorarsi del distintivo di assoluta unità con il Vicario di Gesù Cristo, ha avuto oggi una conferma splendente».
Papa Luciani nel suo breve pontificato non fece riferimenti diretti al fondatore dei salesiani, ma citò spesso Francesco di Sales, definito da Giovanni Paolo II il «modello di santo» per don Bosco.
Proprio Karol Wojtyła, il santo Papa ideatore delle Gmg, nella lettera Iuvenum patris, in occasione del centenario della morte, il 31 gennaio 1988, tracciò un ritratto a tutto tondo di san Giovanni Bosco, proclamandolo «Padre e Maestro della Gioventù». Questo uno dei brani salienti del documento, pubblicato lo stesso giorno su «L’Osservatore Romano»: «La sua statura di santo lo colloca, con originalità, tra i grandi Fondatori di Istituti religiosi nella Chiesa. Egli eccelle per molti aspetti: è l’iniziatore di una vera scuola di nuova e attraente spiritualità apostolica; è il promotore di una speciale devozione a Maria, Ausiliatrice dei cristiani e Madre della Chiesa, è il testimone di un leale e coraggioso senso ecclesiale, manifestato attraverso mediazioni delicate nelle allora difficili relazioni tra la Chiesa e lo Stato; è l’apostolo realistico e pratico, aperto agli apporti delle nuove scoperte; è l’organizzatore zelante delle missioni con sensibilità veramente cattolica; è, in modo eccelso, l’esemplare di un amore preferenziale per i giovani, specialmente per i più bisognosi, a bene della Chiesa e della società; è il maestro di un’efficace e geniale prassi pedagogica, lasciata come dono prezioso da custodire e sviluppare».
Benedetto XVI, nel 2008, in occasione di un altro capitolo generale dei Salesiani, si espresse in questi termini sull’opera del santo piemontese: «“Salvare le anime”, proprio secondo la parola di san Pietro, fu quindi l’unica ragion d’essere di don Bosco. Il beato Michele Rua, suo primo successore, così sintetizzò tutta la vita del vostro ​amato Padre e Fondatore: “Non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù. Realmente non ebbe a cuore altro che le anime”» (da «L’Osservatore Romano» del 1° aprile 2008).

© Osservatore Romano - 31 gennaio 2019