stimmate Francesco Gentile de FabrianoSan Francesco è il prototipo dell’uomo colmo di devozione e zelo, che, al contrario dell’accidioso e dell’indolente liturgico, si prende cura senza occultare alcun orizzonte, liturgia, carità, creato e sé stesso. Forse non sarà ignoto ai bazzicatori (anche occasionali) delle Fonti Francescane come egli si raccomandasse di conservare con somma cura le specie eucaristiche: una lezione ancora oggi buona sia per i pauperisti sia per quanti disprezzano i poveri

di Paul Freeman -  oggi su La Croce Quotidiano


Prendersi cura, un comando creaturale e battesimale

Gen. 1, 26-31 “E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

Dio creò l'uomo a sua immagine;

a immagine di Dio lo creò;

maschio e femmina li creò.

Dio li benedisse e disse loro:

«Siate fecondi e moltiplicatevi,

riempite la terra;

soggiogatela e dominate

sui pesci del mare

e sugli uccelli del cielo

e su ogni essere vivente,

che striscia sulla terra».

Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

Come è possibile leggere, il “soggiogare ed il dominare”, viene da un dono e ciò significa che l’uomo riceve il dovere di prendersi cura di questi ordini di relazione. Con Dio, con sé, con l’altro, con la realtà, con il creato.

Il peccato di origine spezza questa appartenenza profonda e questo prendersi cura instaurando la tirannia dell’Accidia legata alla Filautia, di cui abbiamo già parlato (cfr https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/serie-di-riflessioni-sui-bisogni-fondamentali-e-la-filautia.html ), il male amore di sé.

Con il Battesimo, resi Figli di Dio, puliti dalla colpa di origine e ri-abilitati alla “cura” abbiamo in noi tutti gli strumenti per lo Spirito, nello Spirito e con lo Spirito per prenderci cura (Rm. 8,1ss). Con appartenenza e con rispetto.

Ma chi è l’accidioso dunque? Quello che non compie e non si prende cura di ciò che deve e soprattutto può essere fatto, in ordine ai tre livelli di vita psico-spirituale. Il livello esteriore, il livello intellettivo ed il livello profondo dello spirito e della coscienza. E vive questo atteggiamento con giustificazioni di ogni tipo. Specie quelle sopraffine rivestite di bene, di molto bene, di formalità o di pauperismo.

E’ il professionista della fuga e dello zapping esistenziale.
L’individuo de-centrato da sé per via del peccato ama se stesso disordinatamente, cade nella Filautia, appunto.

Egli copre il suo disordine con la ricerca della spiritualità a basso costo, con “direttori di spirito” a propria immagine e somiglianza, con la velina della giustificazione o della forma (il rigido tradizionalista) o il “cristiano con le mani in pasta nel sociale”. Che dire se dietro il cultore formalmente rigido della liturgia si nasconde un profondo accidioso? San Vincenzo de' Paoli potrebbe redarguirci in questo. E che dire se dietro le mode in fibrillazione che si riempiono la bocca di sociale, di poveri e di lavoro vi è invece un individuo in profonda fuga dal sacro?

L’accidioso è sovente così. O rinchiuso nel dolce ed amarissimo far niente o imprigionato nelle molte attività per il Regno o per la polis. Il primo si smaschera facilmente ma il secondo è un ladro sopraffino. Very clerical chic. L’indolente mascherato.

Tempi da social, di anime inquiete, in perenne accidia compulsiva, in perenne e giustificata fuga da sé. Perdendo il sé perdono il noi. Fuggendo dalla realtà perdono la capacità di costruire la storia e diventano prodotti di consumo e di chi, senza amarli, si prende cura di loro in quanto numeri e cosificazione. Schiavi del consenso e dell’apprezzamento. Come direbbe l’amico Emiliano Fumaneri “una moltitudine di individui isolati, dissociati, indifferenti al destino comune” (cfr https://www.breviarium.eu/2017/10/03/pornodemocrazia/). A questo porta l’Accidia, alla pornodemocrazia, alla prostituzione del sé.

Zapping spirituale, pellegrinaggi, impegni, corsi, rapporto malato con il tempo. Fuga nell'ozio o nell'attività. Statistiche, e bisogno di controllo. L’accidioso è il prototipo di un nichilismo da consumo, asservito al “diamoci un nome”.

E noi come Chiesa, come fedeli tutti, pastori e come “gregge”, dobbiamo stare molto attenti al Demone Meridiano che rassicura sulle mode tra un papato e l’altro, di epoca in epoca.

L’amarezza di fondo, la scontentezza come rumoroso fruscio del quotidiano dell’accidioso, viene vinta solo dalla relazione. Autentica. Verso Dio, la Sacra Liturgia e verso i fratelli, la Carità di Cristo.

La cura della Sacra Liturgia e della Carità

Francesco scopre questo nei suoi momenti chiave.

A San Damiano, dove in ginocchio e prostrato, chiede al Signore “cosa vuoi che io faccia?”. E qui riceve il comando di riparare, restaurare, ri-edificare. Fondando il suo cammino del sacro di cui parleremo a breve. Altro momento fondante è quello dell’abbraccio al lebbroso. Bellissimo quanto Francesco candidamente afferma “Quello che mi sembrava amaro si trasformò in dolcezza di animo e di corpo”. Francesco aveva mostrato la via antica, ben conosciuta dai padri del deserto, di vincere il demone meridiano: Egli disobbedisce al sé superficiale per obbedire a Dio e qui scopre quel sé che non aveva mai conosciuto. Egli si ritrova, il “caro me stesso mio” come direbbe una canzone. Quel sé profondo che è legato strettamente ed ineludibilmente al “noi”, all’altro, da un legame che sorpassa lo spazio e si lega all’eternità.

L’accidioso, diversamente, è il tecnico delle insulsaggini. L’uomo di Dio è radicato nella Bellezza che sempre spinge fuori da sé, alla stima, al servizio generoso, al Sole anche di notte (cfr. Il sole anche di notte, fratelli Taviani, liberamente tratto dal racconto Padre Sergij di Lev Tolstoj).

Francesco ci insegna dunque che se vogliamo amare con Carità, e spezzare le catene dell’Accidia, e indispensabile la Sacra Liturgia corroborata da una carità ardente.

Per vivere l'opera di Dio occorre amare di cuore, generosi, ascoltando, camminando, condividendo le scarpe disabili del fratello, senza rafforzare la sua disabilità, ed amando e rispettando la sua unicità imprescindibile. Nessuno è capace di intimità se non la vive con Cristo né si può essere intimi con Gesù senza la carità operosa e scarnificante. Fatta tra l’altro di vero nascondimento.

È un bene che non c’era nessun media quando il crocifisso parlò a Santo Francesco o quando egli abbraccio il lebbroso. È paradigmatico che nel momento più alto della nostra storia, a Nazareth, all’annuncio dell’Angelo, vi era solo Dio e la creatura e nessun commentatore cattolico. L’accidioso infatti non è capace di pudore casto.

E tutto veicola in un gigantesco spot deformante.

Ma il mondo si cambia nel pudore. La storia si radica nella resa a Dio.

Il concilio Vaticano II è un bene frainteso dall’Accidia

Paradossalmente, proprio il Concilio Vaticano II è stato letto nel nome della mala interpretazione dei “segni dei tempi”, in forma accidiosa, volutamente in fuga dal vero bene e dalla vera cura che esso porta. Il filtro dell’ideologia e dell’accidia ne ha impedito una corretta valorizzazione ed una corretta attuazione. L’esaltazione disorganica e frammentata di alcuni documenti, importanti e preziosi, come la Lumen Gentium, la Gaudium et Spes e la Dei Verbum sono stato l’avallo per, accidiosamente, dimenticare la “cura” della Sacra Liturgia, il “Culmen et Fons”.

Quando sento commentatori, e ve ne sono, di diverse realtà ecclesiali, che dicono che Papa Francesco è figlio del Concilio Vaticano II, mi vengono i peli dritti. Non perché non sia vero e non sia un bene. Ma bisogna vedere di quale Concilio parliamo.

Costoro, sovente, benché talvolta eminenti opinionisti e professori, dimostrano una capacità talmente ideologica e distorcente di leggere il Concilio che dimenticano il centro di questo evento che è la Sacrosanctum Concilium e l’equilibrio profondo che questo documento ha ricordando il “Culmen et Fons” della Sacra Liturgia; anzi, come detto più volte “Ergon tou Theou”, dell’Opera di Dio. Bene fa il Santo Padre a richiamare al moto fecondo che parte da qui, in forma di grande orchestrazione e di alto senso del Sacro. Questo moto è irreversibile e, nel contempo, non falsificabile, manipolabile. Dio non si irride, non segue le mode e le parole carezzate a slogan dagli uomini, che si riempiono la bocca e lucrano su di esse. Egli ne svela l’inconsistenza idolatrica.

Ideologica ed accidiosa la visione di certi commentatori contrari al Concilio Vaticano II, che lo negano. Ideologica ed accidiosa quella dei quali ne fanno una moda per negare il Sacro e la sua valenza simbolica necessaria ed ineludibile. Con ascolto ed arte.

La fibrillazione modaiola avuta dai commentatori cattolici al Pranzo di San Petronio, a Bologna ne è stato un fulgido esempio. Si è iniziato con l’accostare il Santo Padre ai bagni chimici in quel di Milano, e non ci si è fermati più, una sorta di febbre accidiosissima del “finalmente la chiesa dei poveri” ha devastato e devasta ogni sana e provocatoria comunicazione di Pietro. Al centro, nei discorsi e nei commenti, rimane sempre la dimensione della patinatura, della dimensione ideologica della povertà o del lavoro e di tutto quanto sia sociale. Una sorta di iniezione di steroidi di vanità che sono la vera profanazione del cuore sacro della Chiesa che è Cristo e l’uomo in Cristo.

La profanazione non è stata quel pranzo nella Cattedrale di San Petronio ma l’incidere vanesio ed insulso dei commentatori. Sarebbe il caso che chi si occupa di comunicazione sociale sia in ordine alla CEI che in ordine alla Santa Sede inizi una sana verifica per non ottundere quello “che lo Spirito dice alle chiese”. Perché sono costoro che amplificano il dissenso nel popolo di Dio e il disprezzo verso Pietro, con le stucchevoli cantilene e la morte della metafisica.

Santo Francesco, invece, è partito dal Pane e dalla Parola per andare al pane e alla parola e tornare al Pane ed alla Parola. Non ha mondanizzato il Sacro ma ha trasfigurato il mondano, immettendolo nella Liturgia. Questo si respira chiaramente nei suoi scritti originali, ivi compreso il Cantico di Frate Sole, caposaldo della lingua italiana.

Per rispetto delle fonti leggiamo alcuni suoi scritti e di come Egli amava prendersi cura nella Sacra Liturgia e quindi dei fratelli; dei poveri, suoi signori. Parliamo di ipsissima fonti francisci:

Nella prima lettera ai Custodi delle fraternità francescane (FF 241,2-4)

Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici che debbano venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di lui scritte che consacrano il corpo. 

I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, debbano averli di materia preziosa. 

E se in qualche luogo il santissimo corpo del Signore fosse collocato in modo troppo miserevole, secondo il comando della Chiesa venga da loro posto e custodito in un luogo prezioso, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione.

Nella Lettera a tutti i Chierici dell’Ordine minoritico (FF 207-209)

Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte, che santificano il corpo. Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.

Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole mediante le quali siamo stati creati e redenti "da morte a vita".

Tutti coloro, poi, che amministrano così santi ministeri, considerino tra sé, soprattutto quelli che li amministrano senza discrezione, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue del Signore nostro.

E da molti viene lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.

Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, perché "l'uomo carnale non comprende le cose di Dio".

Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?

Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; e ovunque troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collocato e lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo prezioso.

Ugualmente, ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso.

E sappiamo che è nostro dovere osservare tutte queste norme, sopra ogni altra cosa, in forza dei precetti del Signore e delle costituzioni della Santa Madre Chiesa.

E colui che non si diporterà in questo modo, sappia che dovrà rendere "ragione" al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del giudizio".

E coloro che faranno ricopiare questo scritto perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.

Testamento (FF 113-144)

Poi il Signore mi dette e mi dà una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa Romana, a motivo del loro ordine, che anche se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie in cui dimorano, non voglio predicare contro la loro volontà.

E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come i miei signori. E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nient'altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue che essi ricevono ad essi soli amministrano agli altri.

E voglio che questi santissimi misteri sopra tutte le altre cose siano onorati, venerati e collocati in luoghi preziosi.
E dovunque troverò manoscritti con i nomi santissimi e le parole di lui in luoghi indecenti, voglio raccoglierli, e prego che siano raccolti e collocati in luogo decoroso.

Proprio dati tali presupposti si comprende come Santo Francesco avesse una cura totale dei Sacri Misteri e Ministeri e di come inviasse personalmente i frati, nonostante la povertà di essi e la povertà della vita media di allora, con pissidi in oro per raccogliere il più possibilmente con “cura” le Sacre Specie:

Un giorno volle mandare i frati per il mondo con pissidi preziose, perché riponessero nel luogo più degno possibile il prezzo della redenzione, ovunque lo vedessero conservato con poco decoro. (Vita II di Tommaso da Celano, FF789)

La Sacra Liturgia, rettamente vissuta e vissuta secondo il Concilio Vaticano II, spinge a questo moto fuori da sé per ritrovarci in Cristo e compierci in Lui. Correttamente. E questo “significa”, informa, cioè dona forma agli altri documenti conciliari. Senza la Scienza Liturgica non c’è lettura dei “segni dei tempi”, ma la mancanza di cura, l’accidia peggiore della fuga di ciò che “lo Spirito dice alle Chiese”. Non si dona più Cristo Gesù, al mondo, ma le proprie isterie.

Questo ci dice, ancor oggi, Francesco di Assisi.

Uomo che si prende cura, uomo liturgo, minore, innamorato dei suoi fratelli e della loro carne. Con pudore.


http://www.lacrocequotidiano.it  - 4 ottobre 2017

Abbonatevi a La Croce


Share this post

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn


"L'articolo e le immagini sono state prese dal web al solo scopo di condividere il buono ed il bello, per il Vangelo, su questo sito, senza scopo di lucro. Nel caso di violazione del copyright, siate gentili, cortesemente, contattateci ed il materiale sara' subito rimosso. Grazie."