Rassegna stampa formazione e catechesi

San Carlo da Sezze e Giovanni XXIII nella Basilica lateranense

Giovanni XXIII durante la canonizzazione s. Carlo da Sezze 12 aprile 1959A cura di P. Pietro Messa, ofm

 

Eletto papa il 28 ottobre 1958, la prima canonizzazione di Giovanni XXIII è stata quella del beato Carlo da Sezze domenica 12 aprile 1959. Lui stesso scrisse che fu ben contento che nell’esercizio del ministero petrino il primo riconoscimento canonico della santità sia stata quella di semplice frate francescano.

Il successivo giovedì 16 aprile incontrando nella Basilica lateranense, ossia la cattedrale di Roma dove vi è la cattedrale episcopale dei successori di san Pietro apostolo, i francescani che celebravano il 750° Centenario dell’approvazione della loro forma di vita da parte di papa Innocenzo III (1209-1959), Giovanni XXIII affermò che «l’umile Terziario Francescano, divenuto Papa […] la scorsa domenica in San Pietro gustava una ebbrezza spirituale ineffabile nell’esaltare il nuovo Santo della Chiesa del Signore: San Carlo da Sezze, modestissimo fratello laico dei Frati Minori, a cui la grazia, la purezza, la semplicità, la ispirazione maturarono una corona così fulgida di doni celesti quaggiù e di gloria sovrumana ad incanto nostro, a nostro esempio, a nostra protezione».

canonizzazione s. Carlo da Sezze 12 aprile 1959Il legame tra il terziario francescano Giovanni XXIII, san Carlo da Sezze e il Laterano si evince anche dal desiderio del Papa di essere sepolto proprio nella Basilica lateranense: «Accetto sin da ora di venir seppellito nella cripta sotterranea di San Pietro, nel loculo che mi venne già indicato. Esprimo però il vivo desiderio, e la fervida preghiera che, quando riesca felicemente il progetto, che io stesso suggerii ed incoraggiai, della trasformazione del Palazzo Lateranense a sede definitiva del Vicariato di Roma – sede del cardinale Vicario, uffici di amministrazione e quanto altro riguarda il governo del Papa quale Vescovo di Roma – le mie povere exuviae vengano pietosamente trasferite dalla cripta di San Pietro alla cappella interna – che non potrà certo mancare – dello stesso Vicariato». Continuando scrisse ancora: «Questa carità come opera di misericordia mi permetto di chiedere perché il mio tenue ricordo rimanga a San Giovanni, a segno di protezione e di benedizione precipua sopra la diocesi di Roma, che ho sempre sentito di amare tanto, sulle tracce di San Pietro apostolo, primo suo vescovo, e come tale erede del supremo Pontificato urbis et orbi, che nonostante la mia indegnità, il Signore si è degnato di affidarmi...» (cfr. Michele Manzo, Papa Giovanni vescovo a Roma. Sinodo e pastorale diocesana nell’episcopato romano di Roncalli, Cinisello Balsamo, 1991). La semplicità francescana è l’aspetto caratterizzante con cui Giovanni XXIII canonizzò il beato Carlo da Sezze e indicò il luogo in cui desiderava essere sepolto. Visto che il cardinale Bergoglio al momento della sua elezione a vescovo di Roma ha assunto il nome pontificio di Francesco in onore del Santo d’Assisi sarebbe altamente significativo che sia proprio lui a compiere con semplicità quella «carità come opera di misericordia» richiesta da Papa Giovanni, ossia trasferire definitivamente il suo corpo presso la Basilica cattedrale di San Giovanni in Laterano.

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