Rassegna stampa formazione e catechesi

Salario del peccato è la morte

saulo"Salario del peccato è la morte". Sempre. Alcuni teologi purtroppo hanno smesso di crederlo, per questo pensano e insegnano, ad esempio, che sia meglio un peccato (o, detto in altro modo, un atto intrinsecamente disordinato) consumato con un solo partner (anche dello stesso sesso) che lo stesso peccato consumato con molti.
O che sia meglio, anzi consigliabile, per difendere la fedeltà coniugale, peccare con la propria moglie (avere rapporti non aperti alla vita) che piazzarsi davanti a un sito porno o andare con un'amante. Come se ci fossero peccati che elargiscono come salario morti più o meno gravi, peggiori o migliori. Come se, in fondo, il peccato non conducesse sempre alla morte.
O, più semplicemente, come se il peccato non fosse peccato.
La conseguenza gravissima di simili aberrazioni è l'inganno dei piccoli che sono così indotti a peccare e a morire, trascinando nel baratro anche la propria famiglia. E l'impossibilità di annunciare l'amore di Dio, il perdono e la misericordia, resi inutili dell'inganno che illude di non aver peccato. E se non ho peccato che bisogno ho di perdono? Eppure da morti si sta male, e ancor peggio, non si sa più perché... E così è anche sottratta alla Chiesa la possibilità di offrire un luogo di ritorno, una casa come quella a cui ha potuto far ritorno il figlio prodigo. Se mio padre (la Chiesa) benedice la scelta di peccare e morire, come potrà essere lui a salvarmi e offrirmi un luogo di ritorno per rinascere e iniziare una vita nuova?


Don Antonello Iapicca

-> VD anche

Il peccato che conduce alla morte


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