Rassegna stampa formazione e catechesi

S. Messa solenne della Natività della Beata Vergine Maria, omelia di S. Ecc. za Mons. Marchetto

nativita di mariaMons. Agostino Marchetto

Omelia dell' Arcivescovo Agostino Marchetto

nella Basilica di Monte Berico (Vicenza), l'otto settembre 2018, alle ore 11.00,

in occasione della S. Messa solenne della Natività della Beata Vergine Maria,

Patrona della Diocesi e della Città.

“A peste, fame et bello, libera nos Domine”. Dalla peste, dalla fame e dalla guerra liberaci o Signore! Così ancora invochiamo oggi cantando le Litanie dei Santi. In effetti si tratta di tre spettri, nelle loro varianti contemporanee, che tuttora tormentano  e mettono in croce l'umanità, facendo patire moltissimi fratelli e sorelle nostri di fede o in umanità.

E così era per la nostra amatissima Vicenza flagellata dalla peste,  il 7 marzo 1426, quando a Vincenza Pasini, salita su questo colle, apparve la Vergine Maria, ingiungendole di far conoscere tra i suoi concittadini il suo desiderio di veder erigere qui una chiesa consacrata al suo nome quale pegno di fede e per venire essi guariti e preservati dal terribile flagello della peste, che finalmente cessò con l'adempimento dell'invito pressante mariano.

Iniziò così un legame straordinario, direi  un’alleanza, di questa nostra Città e Chiesa particolare che venne confermata, in tempo di guerra, con voto del 25 febbraio 1917, origine proprio del nostro ritrovarci l’otto settembre. Tale alleanza dunque ancor oggi attestiamo ed è bene espressa dall’immagine della Madonna di Monte Berico che veneriamo e protegge i suoi figli sotto il suo manto. È statua misericordiosa che ci dà speranza di salvezza in Cristo.

*       *      *

Di questa nostra Patrona, della nostra Madre del Cielo, oggi celebriamo la nascita, che segna appunto l’inizio della salvezza per il suo essere stata preservata dal peccato originale, in vista dei meriti del suo benedetto Figlio. Così già abbiamo il legame tra la festa liturgica odierna e la liturgia della Parola di Dio che vi viene proclamata  ed inizia con la profezia di Michea su Betlemme, dove Gesù nascerà, così piccola Betlemme, ma dalla quale uscirà il “Dominatore” le cui origini sono dall’antichità. Rileviamo che si tratta del luogo della nascita di Cristo, non di quello di Maria, anche se la gloria del Figlio riverbera sulla Madre. Di questo indirizzo cristologico abbiamo conferma nella II lettura, quella tratta dalla lettera ai Romani, in cui è ancora il Cristo ad essere indicato quale primogenito tra molti fratelli. Infine nel vangelo di Matteo la genealogia, che risale ad Abramo e a Davide, trova l’anello finale in Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale nacque Gesù.

*      *     *

Se così è non ci meravigliamo dell’impegno posto dal Concilio Vaticano II di mettere ogni cura nel porre la beata Vergine Madre di Dio nel contesto del mistero di Cristo e della Chiesa (v. Lumen Gentiumcapitolo VIII). Fu un approfondimento della formula popolarissima per Mariam ad Jesum, con l’aggiunta della Chiesa, di cui - fu proclamato in Concilio- Ella è pure Madre, grazie alla visione vera ed equilibrata  del beato Paolo VI, in procinto di essere dichiarato - il 14 ottobre prossimo- “santo da altare”.

In effetti per quel Magno Sinodo si erano preparati due schemi distinti, uno, fondamentale, dedicato alla Chiesa in sé (cosa cioè essa dice di se stessa) e uno sulla beata Vergine Maria. E ci si trovò a dover decidere se non fosse arrivato il momento di inserire tale schema nel documento che si chiamerà Lumen Gentium, Luce delle Genti. Il momento arrivò, anche se solo con una differenza di 40 Padri conciliari prevalse l’opinione che l’inserimento era giunto a maturazione. La Madonna si vide dunque come tipo, figura e modello della Chiesa, per il suo essere Vergine e Madre. Ciò significa che anche la Chiesa deve conservare verginalmente, fedelmente, il depositum fidei e dev’essere generosa e feconda nel generare figli di Dio.

Ma la Chiesa siamo noi, carissimi, tutti noi. “Pure noi siamo Chiesa”, ripeto spesso nell’incontro preliminare con i cresimandi prima dell’amministrazione del sacramento della Confermazione, e pertanto dobbiamo essere fedeli araldi della buona  notizia ricevuta, fedeli alla S. Scrittura e alla Tradizione con la “T” maiuscola e fecondi nella testimonianza, nell’apostolato e nella missione, ciascuno secondo la propria vocazione, i propri ministeri e carismi.

Ecco qui un invito concreto che Maria penso ci faccia: “siate chi siete!” Siate cristiani, cattolici impegnati. Non considerate l’assemblea domenicale quale luogo in cui si va come a “far benzina”! Noi siamo Chiesa, comunione, Popolo di Dio, nel mondo di oggi, ispirati dalla Gaudium et Spes del Vaticano II, la Costituzione pastorale ecclesiale nel mondo contemporaneo. Riprendiamolo in mano questo testo che è rimasto freschissimo, dopo tanti anni, come me lo qualificò il Card. Lustigier, Arcivescovo di Parigi, l’ultima volta che lo incontrai a Roma, là di fronte al Panteon. Tale documento è la bussola per il nostro navigare sulle acque dell’oggi per incarnarci in esso, senza prostituirci e restando cristiani.

*     *     *

Ma, per concludere l’ultimo aspetto che ci suggerisce l’immagine della nostra Madonna di Monte Berico, torniamo a considerarci tutti sotto il suo manto, manto di misericordia, di protezione, che ci dà speranza.

Di questa virtù abbiamo particolarmente bisogno oggidì e Maria ce la ottenga con sua intercessione misericordiosa, ricordando quel bellissimo dire del poeta francese Péguy il quale chiama la speranza “la piccola sorella” di fronte alle due sorelle, per lui, maggiori, cioè la Carità e la Fede. È la piccola, eppure è essa che le conduce per mano al sepolcro del Signore Risorto quel mattino primo giorno della settimana in cui si fecero nuove tutte le cose proprio in spe.

Peraltro il nome di un poeta me ne richiama un altro, sommo, il nostro Dante, che così si rivolge a Maria nella sua Commedia, in un certo senso divina: “Qui [in cielo] -scrive- se' a noi meridiana face di caritate, e giuso, intra' mortali / se' di speranza fontana vivace” (Paradiso, canto 33,10s.).

Certo la grande speranza che è Dio, roccia indistruttibile su cui il credente può fondare e costruire la sua esistenza, ha un nome, quello benedetto di Gesù, ma anche un esempio, in un certo senso più vicino a noi, poiché Ella è creatura che troviamo in piedi vicino alla croce del suo Figlio, inesauribile fonte di fiducia  per chi soffre e muore, per chiunque l'invoca  “madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra”.

Mi permetterete di concludere con una citazione di Papa Francesco, leggendo il N. 176 della sua esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo “Gaudete et exultate” (Rallegratevi ed esultate). È finalmente una presentazione della spiritualità, della santità che ci propone il Concilio Ecumenico Vaticano II. Come quello di Trento offrì una spiritualità tridentina e ci fu un coro magnifico di santi da essa forgiati, così ora facciamo tesoro della indicazione della “via dei carri” da percorrere per  giungere oggi alla santità ordinaria “quella della porta accanto”, di gente della “classe media”, della santità non diretta necessariamente ad essere messi sugli altari ma che tende a incarnare le Beatitudini.

Ecco dunque il N. 176: Desidero che Maria coroni queste riflessioni, perché lei ha vissuto come nessun altro le Beatitudini di Gesù. Ella è colei che trasaliva di gioia alla presenza di Dio, colei che conservava tutto nel suo cuore e che si è lasciata attraversare dalla spada. È la santa tra i santi, la più benedetta, colei che ci mostra la via della santità e ci accompagna. Lei non accetta che quando cadiamo rimaniamo a terra e a volte ci porta in braccio senza giudicarci. Conversare con lei ci consola, ci libera e ci santifica. La Madre non ha bisogno di tante parole, non le serve che ci sforziamo troppo per spiegarle quello che ci succede. Basta sussurrare ancora e ancora: «Ave o Maria…».


Share this post

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.