Rassegna stampa formazione e catechesi

Ricostruzione. Fede ed Arte.

notre dame incendioVittorio Sgarbi: "Non siate tristi per Notre Dame. Il danno non è irreparabile. Vetrate del 1967, guglia ricostruita nell'800. Nulla di reale valore” (Huffington Post, 16 aprile 2019)

Che miopia!

Il legame stretto tra fede e pietra è inscindibile e chi lo disconosce compie violenza.

La fede e il tempo legato alla fede ha infatti valenza preziosa ed unica e si oggettivizza nell’arte, persino nell’arte di oggettivo minor valore. Foss’anche un disegno di Bimbo che illustra il presepe. Non avrà la bellezza compiuta delle forme, la maturità del tratto e del cromatismo, ma avrà in nuce il legame con il “bello” che solo la fede permette. Su questo percorso occorre padre e madre, genitori sapienti, che aiutano a crescere nel Bello dell’arte. Non mortificando la Fede primigenia e l'intuizione in germe, ma dandole lo sbocco che essa stessa può unicamente annunciare. Questo tra l’altro il compito dei pastori nelle comunità e nei movimenti. Compito impegnativo e che necessità di gradualità ed attenzione costanti.

C’è una sorta di presunzione, talvolta, nei nostri sguardi “tecnici”. Dopo che si è specializzati in qualcosa, persino nella teologia. Finanche nella calda teologia spirituale. Una sorta di delirio omnicomprensivo gnoseologico che però pur nella vastità delle nozioni ci rende superficiali e ci pone spesso nella periferia dell’esistente.

È la fede, se autentica, che compie questo salto dentro l’essere. Quello che la Bibbia chiama Sapienza e che compie la Scienza e l’Intelletto, cioè il vedere e l’andare dentro con il gli occhi del Bello che vede la Bellezza. E ne gioisce. Come Dio all’inizio della Creazione.

Il nostro sguardo tecnico svuotato dalla fede ricorda quello di Will, il genio ribelle, nel famoso dialogo al parco con Sean, sua vera guida:

Qualche giorno prima dell’incontro al parco.

"Will: L'ha dipinto lei? (Si riferisce alla moglie di Sean, defunta)
Sean: Sì. Tu dipingi? Scolpisci?
Will: No.
Sean: Ti piace la pittura?
Will: No.
Sean: Ti piace la musica?
Will: Questo [Riferendosi al dipinto] è una merda.
Sean: Ah, dimmi la tua sincera opinione..."

Passa qualche giorno e i due si incontrano al parco:

"Sean: Pensavo a quello che mi hai detto l'altro giorno, riguardo il mio dipinto.
Will: Ah.
Sean: Sono stato sveglio tutta la notte a pensarci. Poi ho capito una cosa, e sono caduto in un sonno profondo, tranquillo, e da allora non ho più pensato a te. Sai che cosa ho capito?
Will: No.
Sean: Sei solo un ragazzo. Tu non hai la minima idea delle cose di cui parli.
Will: Grazie tante.
Sean: Non c'è di che. Non sei mai stato fuori Boston?
Will: Nossignore.
Sean: Se ti chiedessi sull'arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti... Michelangelo. Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il Papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? Ma scommetto che non sai dirmi che odore c'è nella Cappella Sistina. Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto... Mai visto. Se ti chiedessi sulle donne, probabilmente mi faresti un compendio sulle tue preferenze, potrai perfino aver scopato qualche volta... ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici. Sei uno tosto. E se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia eh? "Ancora una volta sulla breccia, cari amici!"... ma non ne hai mai sfiorata una. Non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l'ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto. Se ti chiedessi sull'amore probabilmente mi diresti un sonetto. Ma
will hunting guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile... non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell'Inferno. Non sai cosa si prova ad essere il suo angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro. Non sai cosa si prova a dormire su una sedia d'ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine "orario delle visite" non si applica a te. Non sai cos'è la vera perdita, perché questa si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso: dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto. Io ti guardo, e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé, vedo un bulletto che si caga sotto dalla paura. Ma sei un genio, Will, chi lo nega questo. Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo. Ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita del cazzo. Sei orfano giusto? Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché, sai una cosa, non c'è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che tu non voglia parlare di te. Di chi sei. Allora la cosa mi affascina. Ci sto. Ma tu non vuoi farlo... vero, campione? Sei terrorizzato da quello che diresti. ... A te la mossa, capo."

 

Ecco, se l’Arte non entra nella Fede si perde, perde il suo contatto con la Bellezza. Smarrisce la Sua vocazione. Si svuota e rischia di diventare il rigurgito di qualche bulletto. Ci penso io, la ricostruisco io. Ci pensiamo noi. Sarà più bella di prima. Delirio narcisistico antico e di cui siamo feriti.

Questo è quanto è avvenuto nell’arte ecclesiale contemporanea. Si è dimenticato il valore ed il peso dell’esperienza pneumatica che nasce dalla fede. Per non parlare della musica.

Questa è stata la violenza miope operata da chi ha stravolto il Concilio Vaticano II, specie nel documento sulla Liturgia. Non ha compreso il Culmen et Fons, non ha compreso la "actuosa participatio".

Non ha vigilato sulla pur buona e necessaria nascita dei movimenti dal basso ed ha lasciato che la Fede si autoreferenziasse nel carisma del fondatore o di un gruppo. Quanta violenza liturgica e culturale in certi "canti liturgici"! Utili nel contesto del movimento e del cammino ma dissociati dal servizio oggettivo dell’Arte che coniuga Fede e Bellezza. Entrambe inscindibili nel patrimonio consegnato come Magistero vivo, vivificante ed in crescita. Perché senza legame con entrambi non c'è dilatazione e crescita nel tempo.

Come il Concilio indicava e prima ancora secondo il comando di Dio “Cantate a Dio con arte”, “Zammeru Maskil” (Sl. 47)

Quanto delirio nelle affermazioni miopi di chi stacca l’Arte dalla Fede e la Fede dall’Arte.

prega notre dame ansa 1Eppure nella tragedia di questi giorni l’Arte è ricominciata, perchè la Fede timidamente sboccia. In uno smarrimento, in un dolore profondo, non colto ma sperimentato. Nella frantumazione archetipica del simbolo. In quello stare in ginocchio davanti alla tragedia. Ecco lì è ricominciata l’avventura della Fede. Lì si è ricostruito il muro futuro e la guglia verso il Cielo. Lì è presente la malta primigenia che attende la disciplina dell’arte.

Non c’è dunque sacralizzazione latrica dell’Arte ma cogliere il valore della stele. Del passaggio del Dio vivente. Le Vestigia dell’Altissimo. Pur deboli, pur mischiate nell'imperfezione di un nostro impuro gesto d'amore, di commozione e di sofferenza.

Il culto autentico in Spirito e Verità non elimina l’Arte, la pietra e la carne, ma la compie e la relativizza perché ricorda il valore di un ginocchio sbucciato, di un cuore infranto, di una lacrima purificatrice che grida: “Dio mio, Dio mio!”. Con quell'anelito bambino che ha colto il tutto nello sguardo del Padre.

Se crolla una cattedrale, una Basilica, un altare, un mottetto, un’antifona, occorre una ricostruzione paritetica che parta dalla Fede e non dagli “appalti”, dalle strutture, dai piani pastorali e le organizzazioni.  E si compia in Bellezza. Senza la Fede non c’è Arte.  E la Fede necessita l’Arte, cioè tutta la disciplina, la motivazione, l’orizzonte, la competenza e la capacità possibile per cogliere il Bello, custodirlo ed essere spettatori grati ed immeritati. Come un abbraccio non preventivato. Come un gesto d’Amore improvviso e gratuito che da questo costruisce un Habitus, una forma vitæ. Non imprigiona, non costringe, ma lascia crescere con argine sapiente, con forma ricevuta, con guida timorosa, togliendosi i sandali ai piedi. Qui è passato Dio, qui si manifesta la perpetua verginità dell'Altissimo. E chiede aiuto costante al Padre per essere padri e madri, nello Spirito.

E le mura trasudano presenza di Cielo. E la regola porta alla santità. E la forma apre al trascendimento.

Ai Piedi di Cristo, vero Dio e vero uomo, sotto la Croce, nello smarrimento e nel dolore. Nel singhiozzare strozzato in gola, nel suono senza suono, è nata la prima cattedrale, e la prima musica liturgica, perché lì tutto l'amore è stato dato. Fino alla fine.

Ecco il gesto d'Amore inenarrabile nascosto nella carne crocifissa in cui la dissonanza estrema esprime la più sublime sinfonia di Vita nuova, oramai pronta a sbocciare nel Risorto, nel Vivente che dona la Vita. Per sempre.

 

Paul Freeman

 

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.