teofania 16La confusione che perdura negli studî teologici non si deve a occasionali o costanti “cattivi maestri”; non quanto a un radicale indebolimento della “sacra doctrina” e del modo di trasmetterla. Don Massimo Lapponi sta per dare alle stampe un saggio sui punti critici e sulle leve da azionare per ripartire

di don Massimo Lapponi

Il mio saggio “Per una teologia rinnovata”, a cui avevo già accennato in un artico lo apparso su questa testata in data 18 - gennaio 2017, essendo ormai ultimato, sarà pubblicato a puntate su “La Croce”. La sua pubblicazione incomincerà tra pochi giorni. In seguito esso apparirà sul sito online “Il cattolico” e su “Academia.edu”.
Appena possibile se ne farà anche un’edizione cartacea. L’idea di scrivere questo saggio mi è stata suggerita dall’iniziale intenzione di affrontare - come mi sembrava, più che opportuno, necessario - alcuni punti “scottanti” presenti in diffuse testate teologiche attuali. A un certo punto questa prima intenzione mi è apparsa inadeguata e ho avvertito in modo molto vivo che trattare singole questioni nell’attuale panorama di frammentazione e confusione teologica e culturale sarebbe stato inefcace. Perché, invece, non tentare di proporre una visione teologica globale, nella quale soltanto i singoli problemi possono trovare la loro giusta collocazione e la loro adeguata soluzione? Un lavoro così impostato mi avrebbe offerto, tra l’altro, l’occasione di operare una sorta di sintesi conclusiva di una ricerca pluridecennale, portata avanti, si può dire, per tutta la vita, attraverso percorsi spesso “fuori delle righe” della cultura “ufciale”. Inoltre, le stesse nuove esigenze di una presenza qualitativamente diversa rispetto al recente passato dei cattolici e di quanti hanno profonde motivazioni morali nella vita politica richiedono un chiarimento non settoriale, bensì onnicomprensivo sull’attuale situazione spirituale e culturale dei popoli. E, soprattutto, non si sente il bisogno, nella Chiesa, di una rinnovata luce orientativa del pensiero e dell’azione di fronte alle sfde sempre più audaci e provocatorie dell’attuale società? Come si può uscire dalle ormai endemiche incertezze se non con uno sforzo di comprensione che non si limiti a singole questioni particolari sullo sfondo di una tradizione teologica che non si sa bene come valutare, ma intenda rifondere le ricchezze del pensiero cristiano in una nuova sintesi? Queste forti motivazioni mi hanno incoraggiato ad affrontare un’opera che appare certamente molto ambiziosa, ma che, nello stesso tempo, sembra quasi inconsapevolmente attesa dai dotti e dai semplici, quale frutto maturo di una stagione tanto sconvolgente quanto ricca, come mai prima d’ora, di fermenti e di potenzialità inedite. Nel saggio con il quale ho cercato di rispondere a questa diffusa esigenza mi sono sforzato di usare un linguaggio privo di tecnicismi riservati agli “addetti ai lavori” e, dato il suo carattere sintetico, la sua lunghezza non è tale da scoraggiare il lettore medio. Penso, perciò, che esso possa essere compreso da tutte le persone di buona cultura e che la sua lettura non risulterà pesante, oscura o noiosa, ma, al contrario, molto coinvolgente e ricca di stimoli. Il testo si estende per diciassette paragraf, di lunghezza ragionevole, preceduti da una breve introduzione a seguiti da una quasi altrettanto breve appendice. Sebbene esso affronti molte questioni storiche, flosofche, teologiche e culturali, le sue conclusioni vogliono essere “pratiche”, cioè tali da dare un nuovo indirizzo non soltanto alla formazione intellettuale dei credenti e alla catechesi, ma anche alla qualità della presenza cristiana nel mondo di oggi e alla vita quotidiana di laici, religiosi e pastori. Non presumo che il lavoro svolto sia privo di difetti, di lacune o di aspetti che offrano il fanco a critiche, per quanto mi sia sforzato di raggiungere la maggiore chiarezza e obiettività possibile. In ogni caso, dal confronto critico non può che nascere l’occasione per approfondimenti, correzioni e integrazioni - ciò che è indubbiamente auspicabile. Mentre, dunque, ringrazio tutti quelli che, direttamente o indirettamente, hanno collaborato a questa sintesi, ringrazio anche, anticipatamente, quanti, senza irragionevoli polemiche, con il loro apporto critico vorranno collaborare a correggerla e a perfezionarla. Ovviamente, un giudizio autorevole può venire soltanto dalla legittima autorità ecclesiastica, alla quale sottopongo umilmente questo lavoro.

© http://www.lacrocequotidiano.it  - 18 marzo 2016

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