Rassegna stampa formazione e catechesi

Preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire

Bimbo stringe Gesù"Chi vuole comprendere pienamente e gustare le parole di Cristo deve fare in modo che tutta la sua vita si modelli su Cristo. Che ti serve saper discutere profondamente della Trinità, se non sei umile, e perciò alla Trinità tu dispiaci?
Invero, non sono le profonde dissertazioni che fanno santo e giusto l'uomo; ma è la vita virtuosa che lo rende caro a Dio. Preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire. Senza l'amore per Dio e senza la sua grazia, a che ti gioverebbe una conoscenza esteriore di tutta la Bibbia e delle dottrine di tutti i filosofi? "Vanità delle vanità, tutto è vanità" (Qo 1,2), fuorché amare Dio e servire lui solo. Questa è la massima sapienza: tendere ai regni celesti, disprezzando questo mondo". (Imitazione di Cristo, I)

L’Imitazione di Cristo è un trattato di vita ascetica e, come diverse volte accade nella storia della Chiesa, pone equilibrio ad un sovra-razionalismo teologico che veniva dal degrado della scolastica. La Summa e gli interventi precedenti e coevi alla Summa stessa avevano cercato di sistematizzare il patrimonio, il depositum Fidei, anche alla luce delle conoscenze filosofiche che venivano sia dal platonismo che dall’aristotelismo. Tutti siamo debitori di questa sistematizzazione dei nostri padri.
Ma, come accade sovente, siamo capaci di deformare anche il dono che ci viene dallo Spirito. Ed ecco che la Teologia e la conoscenza filosofica, senza quello che Francesco chiamava “spirito di orazione e devozione” (FF 251, Lettera di Francesco a frate Antonio), diventava un nostro imprigionare e voler possedere Dio dentro delle categorie.
Che più erano alte e belle, più erano costruzioni di cui ci volevamo appropriare.
Questo è da stolti ma noi in questa stoltezza vi cadiamo sempre.
Ecco che dalla stoltezza del voler imprigionare Dio in una “Summa” nasce l’altra stoltezza opposta della “ragione prostituta” di Lutero.

L’Imitazione di Cristo, con più equilibrio, pone le basi per un sano rapporto del soggetto con la vita mistica e la conoscenza teologica. Già ce lo avevano mostrato prima i santi, ad esempio S. Agostino e S. Monica, che nessuna “estasi” è sana se è solo soggettiva e non si completa nell’estasi di “Ostia”, in un’estasi comunitaria (Confessioni, Libro IX, 10).
Ma volendo trovare i fondamenti storici e paradigmatici basti pensare alla Pentecoste, in cui la pienezza della Vita Mistica del soggetto nel rapporto Io-Dio non è scindibile dal rapporto mistico Noi-Dio (At. 2,1ss).

Rimane dunque fondamentale, per l’Io e per il Noi, che di Dio dobbiamo parlare, di Dio dobbiamo ragionare, di Dio dobbiamo approfondire ma, soprattutto, di Dio occorre essere intimi, nella continua compunzione del cuore.
In quel sentire che è esperienza profonda, secondo la dimensione del cuore, inteso in senso biblico. Radicale, profondo, esistenziale, fondante.

La compunzione non è lontana da quella “perforazione del cuore” che avviene negli ascoltatori del discorso di Pietro a Pentecoste: “ Ἀκούσαντες δὲ κατενύγησαν τὴν καρδίαν ” - “ All'udir tutto questo si sentirono trafiggere nel profondo il cuore (At. 2,37)

È questa compunzione che è alla base del rapporto Dio-Israele, Israele-Dio e che “significa”, cioè spiega e dona significato, sia il sabato che la settimana lavorativa, sia l’impegno civico e sociale, finanche politico, che la vita liturgica.

È questa trafittura che “significa” la carità e lo studio, il ritmo e il tempo, il rapporto con il proprio corpo e con il corpo del fratello e della sorella.

Ogni momento e situazione viene dunque distinto, chiaramente, ma in ogni momento è necessaria proprio lei, la “compunzione del cuore” che diventi carne e vita; di cui poco si parla, nel silenzio dei giusti, ma che molto si può e si deve vivere nello Spirito, eliminando pian piano le riserve e le paure.
Perché lo slancio di Tommaso diventi la “forma vitae”: “Andiamo anche noi morire con Lui!” (Gv. 11,16).

Ora.

PiEffe

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