Rassegna stampa formazione e catechesi

Perchè i preti non si sposano?

sacerdoti e seminaristi con Papa FrancescoGiuseppe Mani (+)
fonte: facebook

Davanti alla televisione a vedere una trasmissione lunga e noiosa sul celibato dei preti dove era evidente che c’era una tesi da sostenere: quella con cui si concludeva la trasmissione stessa “Detto questo le cose dovranno cambiare” anzi, sottinteso, Papa Francesco supererà gli ostacoli dei reazionari che gli si oppongono e cambierà, mi risuonavano nella mente le parole di Gesù “Chi ha orecchi da intendere intenda” e anche l’altra “Non date le cose sante ai cani”.

 

Parlare del celibato significa entrare nel mistero del rapporto dell’uomo con Dio che arriva fino a coinvolgere la persona dell’amato fino ad assumerne tutta la sessualità. E’ possibile che Dio avvolga una persona col suo amore geloso e la faccia tutta sua, se la riservi tutta per se amandola di un amore geloso. Si, geloso, perché Dio è un Dio geloso. E’ vero perché l’ho provato e l’ho visto. E’ stata sicuramente l’esperienza più bella della mia vita di prete, fare il Padre spirituale in Seminario ai liceali, quando la persona passa dalla pubertà alla giovinezza e sboccia il primo amore. Quando, direbbero gli psicologi la persona passa da “cupido” a fare l’esperienza della “philia”. Credo che quello sia il momento migliore per vedere il nascere di una vera vocazione alla verginità: sentire l’attrazione per la ragazza e nello stesso tempo sentire la “necessità di non sposarsi” per il Regno di Dio, sentire un amore più grande che non mortifica ma che dilata il cuore e questo amore è per una persona viva e vera : Gesù Cristo. Sentire che Gesù diventa l’unica passione per la quale fai pazzie come lo fece Francesco, che non era che un giovanotto innamorato di Cristo, lo fece Teresa Martin che proprio a sedici anni scelse lo sposo per vivere sempre e solo con Lui. Quando vado a Siena non mi faccio mai mancare una visita alla casa di Santa Caterina per vedere l’ affresco in cui la Santa riceve da Cristo l’anello nuziale. Innamorarsi di Cristo e vivere tutta la vita per Lui non è una favola. Il celibato non è né una frustrazione dell’amore né una sublimazione, come direbbe Frued , ma una vera e propria integrazione affettiva con Cristo, vero sposo capace di integrare tutta le potenza affettiva trascinandosi dietro la sessualità non sublimandola ma integrandola.
E’ meraviglioso vedere come Cristo si riserva giovani vergini per servirsene amandoli di un amore geloso facendoli crescere nei nostri seminari dove guidati da persone esperte di Dio crescono in quell’amore che il mondo non può conoscere ma del quale non si può non rimanere ammirato facendo l’esperienza del mistero. Già, proprio il mistero che deve essere messo in conto tutte le volte che c’è Dio di mezzo. Dio non si spiega, Dio non si capisce, se lo capissimo non sarebbe più Dio. Ecco lo spirito con cui ci si deve avvicinare alla persona che porta il mistero dell’amore geloso di Dio. Il vergine, il consacrato che non è una prerogativa della religione cattolica ma di tutte le religioni che esprimono il suo vertice nell’esperienza dell’Assoluto di Dio. Basti come esempio Gandhi, che quando fu preso dalla sua missione si separò consensualmente dalla sua sposa.
Ovviamente questo è l’ideale che si vive “in vasi di creta”, direbbe San Paolo.
Dio è sempre fedele al suo patto ma l’uomo è fragile e da non dimenticare l’azione del nemico di Dio e dell’uomo, il demonio , che , sia chiaro non è la donna, ma che si serve della debolezza dell’uomo per insinuare il dubbio addirittura sul valoro dell’amore esclusivo di Dio e quindi che il celibato sia una legge della chiesa che non vuol pagare gli assegni familiari alla moglie e ai figli dei preti e chi più ne ha più ne metta. E’ stata fatta anche una statistica dei preti fedifraghi, per i sociologi sarebbe il cinquanta per cento dei preti che vengono meno alla promessa di celibato, io credo che la cifra sia esagerata ma non è assolutamente vero che cadere con una donna sia una ragione per non essere celibe. Assolutamente No. Mi diceva un uomo spirituale che è meglio un prete che cade e risorge che un prete di meno. Un giovane prete mi raccontava di aver avuto un rapporto con una donna e che con grande dolore era andato confessarsi. Il confessore gli disse che anche a lui era capitato di cadere ma che si era ripreso ed aveva superato il momento difficile. Alla mia età posso assicurare che non c’è niente di più bello di una persona che lotta per la fedeltà al suo amore, sia coniugale che sacerdotale. Il celibato è bello come il matrimonio, sono entrambi matrimoni, uno con Dio e l’altro con una creatura, e tutte le persone coscienti sanno quanto costi la fedeltà. Posso dire di più: è meraviglioso vedere un prete innamorato, soprattutto se lo è per la prima volta, è come scopre il “Cantico dei cantici” perché superato il momento dell’innamoramento sa cosa vuol dire amare e quanto Dio lo abbia amato, e con quale passione lo abbia seguito, atteso e riabbracciato al suo ritorno perché la “chiamata di Dio è irrevocabile”.
Pensare al prete senza il celibato è come pensare ad uno che mette tutto se stesso a disposizione meno che il cuore. No. Il prete deve potere dire come Francesco “Mio Dio e Mio Tutto”, solo così ogni uomo potrà chiamarlo padre, perché lo è veramente.

(+) Arcivescovo emerito di Cagliari

Share this post

Submit to FacebookSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.