Rassegna stampa formazione e catechesi

Pensieri sulla riforma

+ Agostino Marchettomessa vaticano crisma

Arcivescovo

Dopo la pubblicazione a mia cura de Il ‘Diario’ conciliare di Mons. Pericle Felici, e relativo Addendum, le mie due più recenti pubblicazioni, ecco ora Una risposta sul tema “La riforma e le riforme nella Chiesa”. Prima ne pubblicai altre.

Entro così con questa risposta nell’arena dell’odierna realtà ecclesiale, stimolata e ravvivata da Papa Francesco, con riferimento specialmente alla bussola del Concilio Ecumenico Vaticano II. Dietro ci sono due millenni di storia della Chiesa visti da me anche con sensibilità pastorale, missionaria ed ecumenica.

In effetti le grandi linee di questa pubblicazione sono:

  1. La riforma missionaria della Chiesa, Popolo di Dio in cammino. Il rinnovamento della chiesa oggi alla luce del Concilio Vaticano II.
  2. Le lezioni della storia circa la riforma della Chiesa (v. il Convegno dell’ “Urbaniana”di qust’anno)
  3. La comunione sinodale come chiave del rinnovamento del Popolo di Dio
  4. Le riforme delle Chiese particolari e della Chiesa universale
  5. L’unità dei cristiani e la riforma della Chiesa
  6. Verso una Chiesa più povera, fraterna e inculturata
  7. Lo Spirito e la spiritualità nella riforma evangelica della Chiesa.

Lo spessore storico che sta dietro a questa parola “riforma”, che il Papa all’aeroporto di Medellin ha congiunto a rinnovamento (Ecclesia semper reformanda, Ecclesia semper renovanda), emerge dall’opera

In effetti il binomio chiave “primato e sinodalità (o collegialità)” riaffiora continuamente nelle pagine del volume. Esso è ben atto a guidare il cammino di riforma intrapreso, tema rinnovato pure del dialogo con i nostri fratelli Ortodossi nel I e nel II Millennio.

Dicevo binomio, inseparabile per giunta, soggetto invece a interpretazioni unidimensionali di riforma, con sottolineatura della sinodalità–collegialità, senza tener molto presente o sviluppare l’altro polo del binomio, cioè il primato (v. volume edito da Galli e Spadaro).

Esso, nel suo aspetto conciliare, ha costituito uno dei centri vitali e specifici di attenzione, discussione e decisione del Concilio Vaticano II, chiudendo il vuoto per la mancata conveniente trattazione dell’episcopato al Vaticano II. A questo proposito, proprio per la mia caratteristica del procedere cattolico dell’ “et” “et”, della via media, in fondo, faccio udire la mia voce con questo volume. Essa viene da lontano e si manifesta sintesi dei miei tanti studi e pensieri sul Magno Sinodo, come l’ho chiamato fin dal principio. Osservo che proprio tale Concilio è il punto di riferimento fondamentale della riforma che si auspica e che è ormai in dirittura finale – stando a qualificato portavoce – per quanto concerne quella curiale.

Naturalmente il riferimento conciliare sarà in linea con la sua corretta ermeneutica (= interpretazione) espressa finalmente da Benedetto XVI, ma in comunione di pensiero e giudizio al riguardo dei due Papi conciliari e post, e anche di Papa Francesco, cioè non di rottura nella discontinuità ma “di riforma [appunto] e rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto Chiesa” (Papa Benedetto XVI, discorso alla Curia Romana, del 21 dicembre 2005, vedi L’Osservatore Romano del 7-8 gennaio 2006).

L’analisi dell’ermeneutica che sta alla base di tanti studi e posizioni nella Chiesa è ricorrente e puntuale nel libro, con rilievi su quanto appare di  senso contrario allo stabilito nei testi sinodali su temi particolarmente delicati. È cosa che riguarda lo sviluppo dogmatico nella Chiesa, che dev’essere omogeneo per poterlo accettare. Certo se vi è inflazione nell’uso a ogni piè sospinto della parola rivoluzione sembra sorga opposizione proprio a uno sviluppo non solo organico ma omogeneo.

Del resto Papa Francesco applica il termine rivoluzione “all’evento fontale del Cristianesimo, il Signore Gesù e il suo Evangelo”. Altrimenti si corre il rischio di precipitare in quel vortice di rottura che cattolico non è.

A una intervista non lontana nel tempo, del Cardinale Parolin, Segretario di Stato, nell’anniversario dell’attuale pontificato, si diede il titolo “La riforma? Tutto parte dal cuore” (L’Osservatore Romano del 13-14 marzo 2017).

Si tratta di organo sensibile, connesso all’amore, nell’immaginario collettivo, che si porta anche per la santa Chiesa.

È retta, del resto, la riforma, dalla “logica del Natale”, dalla logica dell’amore di cui ha parlato Papa Francesco due anni fa durante il tradizionale scambio di auguri natalizi. “Incontriamoci di nuovo, dunque, nella mangiatoia di Betlemme”, per la riforma, auspicava il Papa.

Questo invito, nel libro curato da Galli e Spadaro, si traduce specialmente nella settima sua parte dal titolo “Lo Spirito e la spiritualità nella riforma evangelica della Chiesa”. Ne tratta Sr. Mary Melone, S.F.A., Rettore Magnifico della Pontificia Università “Antonianum”.

Nella stessa settima parte desidero rifarmi infine ad alcune considerazioni dell’Arcivescovo V.M. Fernández per il quale “il nostro atteggiamento di riforma dovrebbe essere estatico… Le nostre proposte di riforma [in effetti] non sono basate su un autocompiacimento ribelle, ma su una convinzione generosa, flessibile, in grado di lasciarsi interrogare. Implica anche umiltà …aperta alla verità che richiede di saper accogliere altre preoccupazioni legittime, anche quelle dei settori conservatori… Pertanto, non sempre ogni qualvolta vi è un conflitto nella Chiesa, ciò è male, ma talora si tratta di tensioni proprie che esistono tra persone oneste e sincere, che rispondono alla volontà di Dio portando il proprio contributo a questo mondo”.

Convengono queste parole con un appello al dialogo, e all’accoglienza nello stesso senso, che nasce dal mio libro sulla riforma.

Di fatto ricordando ancora l’immagine della bussola usata per il Vaticano II, grazie al trovarvisi finalmente un consenso fra le due “ali” del Magno Sinodo (le chiamo  semplicemente di maggioranza e minoranza), si riuscì ad approvare, sempre quasi all’unanimità, testi che pur avevano suscitato difficoltà e tensioni. Risultò infatti che erano atti ad incarnare alla fin fine l’autentico spirito conciliare. Naturalmente grande e decisiva fu a tale proposito l’opera dei papi Giovanni e Paolo VI.

Fu impegno, quello, “di riforma e rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto Chiesa, e lo dev’essere e lo sarà anche questa [riforma] cum Petro e sub Petro, voluta da Papa Francesco nella logica del Natale”.

A conclusione esprimo la mia riconoscenza a chi mi ha invitato e a voi che mi avete ascoltato, attenti alla riforma nella Chiesa, un tema sempre attuale, ma specialmente in questo pontificato doppiamente francescano.

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