Rassegna stampa formazione e catechesi

"NON RUBARE"

bene comune famiglia personaNon distruggere ciò che un uomo ha costruito ma soprattutto ciò che un uomo è.

"Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore." (Sl. 62,11)

 

Piccole digressioni sul tema.
Il VII° Comandamento, originariamente, aveva un ambito diverso da quello che gli diamo noi nell'interpretazione corrente. D'altra parte anche il luogo occupato da questo Comandamento tra il V°, il VI° e l'VIII° (cioè tra l'omicidio, l'adulterio e la falsa testimonianza, i quali hanno lo scopo di salvaguardare i diritti della persona umana) ci suggeriscono che anche il VII° Comandamento è collegato con la difesa di un diritto di persona e non di patrimonio.

Inoltre il VII° Comandamento, se proibisse solo il furto di beni materiali, risulterebbe un doppione del X° Comandamento: perché nell'atto, di fatto, viene proibito anche il desiderio.
Tutte queste difficoltà sono state spiegate con l’interpretazione data da Albrecht Alt e che oggi si ammette comunemente. Secondo lui, il settimo comandamento proibiva, nella sua origine, non il furto in generale, ma il rapimento di un israelita libero, fatto soprattutto in vista di venderlo come schiavo [J. J. STAMM – M. E. ANDREW, The Ten Commandments in Recent Research, p. 104; J. SCHREINER, Die ZehnGebote... , p. 56-57].
È il caso di Giuseppe, venduto dai suoi fratelli: «Perché io sono stato portato via ingiustamente dalla terra degli Ebrei», disse Giuseppe al Faraone (Gen 40,15).
Ciò che si protegge in questo comandamento è il diritto dell’israelita alla libera disposizione di sé stesso. Per Israele la libertà, come la vita, costituiva un bene sacro.

E sui beni?

Il Catechismo commentando ed esplicitando la riflessione sul VIII Comandamento, al 2406, ricorda “L'autorità politica ha il diritto e il dovere di regolare il legittimo esercizio del diritto di proprietà in funzione del bene comune”.
Facendo eco a Gaudium et spes e alla Sollicitudo Rei Socialis.

Ora, l’autorità politica, di ogni ordine e grado, come ricorda il Catechismo, ha il dovere di regolare “.. il legittimo esercizio del diritto di proprietà in funzione del bene comune”. Ma se l’autorità politica ruba, sia in beni sia in Bene, cioè ad esempio non rubando beni (economici e non) ma creando confusione sul Bene, il ché è assai peggio, come sarà fedele alla sua natura?

Ma tornando ai beni, se l’autorità politica non vigila sul rispetto del “patto sociale”, cioè sull’utilizzo corretto del "bene" che sono le tasse perché sia ben utilizzato, non sprecato e maturi efficaci servizi per la collettività, a cominciare dai più deboli, chi è che sta frodando fiscalmente la comunità? I cittadini o chi amministra?

Le tasse sono una cosa bellissima purché, mal gestite e mal amministrate, non alimentino lo spreco, la dissipazione in opere e meccanismi burocratici, il potere di pochi e di lobby e siano rettamente utilizzate nel rispetto del Patto Sociale.

Altrimenti assisteremmo, ovviamente semplificando in queste poche righe, a tre categorie co-esistenti.
Chi paga regolarmente le tasse, chi evade con il “nero”, chi "evade" non rispettando il patto sociale e governando male non esercitando “il legittimo esercizio del diritto di proprietà in funzione del bene comune”.
Appare chiaro che gli ultimi sono colpevoli tanto chi evade di adempiere al dovere di pagare le tasse.
Anzi di più, molto di più, perché questi ultimi non solo non mettono in atto le politiche operative per rispettare il patto sociale ma vengono pagati per farlo e non lo fanno.
Sono abusivi.
Stupisce che i ritornelli continui sull'evasione fiscale, fatti dalle Istituzioni, dai massmedia e dai giornali cattolici, non ricordino queste elementari evidenze: il mal governo ruba tanto e di più di chi evade. Diseduca, civicamente e di fatto, al bene comune non rispettando il patto sociale che le tasse includono per natura propria.

Ma tornando al senso primario della riflessione sul VII Comandamento, quanto appena accennato non riguarda solo i beni fisici ed economici ma, come era chiaro dal significato originario del VII comandamento che abbiamo ricordato, anche i beni culturali e spirituali devono essere riconosciuti ed amministrati rettamente, come ricorda la Costituzione in più passaggi. Anzi la Costituzione, fondandosi sul personalismo è metafisica per natura, cioè riguarda una umanissima trascendenza dei cittadini che in essa si riconoscono.
Senza la dimensione giusnaturalistica e quindi metafisica previa la Costituzione rimane un libro non comprensibile, chiuso e soprattutto manipolabile da esegesi improvvisate del populista di turno; qualunque sia il suo colore partitico, dal giallo al verde, dal rosso all'azzurro. Il populismo vive di pancia, di propaganda è incapace di rigorosa politica seria.

In tal caso ritorna il significato primario del VII comandamento che dovrebbe illuminare soprattutto i cattolici in politica: l’autorità politica che alimenta il rubare il bene della stima, il diritto alla vita, dal nascere al morire, il diritto alla solidarietà e alla sussidiarietà compie un tradimento della Morale Naturale, base dell’impianto Costituzionale ed opera una sorta di distorsione della politica.
La distorsione della politica che accentua populismo, giustizialismo o propaganda riguarda non tanto l’abuso sui beni ma l’abuso sul Bene, più radicalmente il Bene di ciò che la persona è e di ciò che può essere, tradendo, appunto la Costituzione, magari sbandierata come punto di riferimento ma vessata nelle sue midolla e nel suo fondamento, cioè la persona e la famiglia, sede della formazione primaria della persona stessa.

Il VII comandamento garantisce la libertà, la stima sociale, il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto di culto, l'autonomia e il diritto di proprietà; tutto ciò che garantisce una persona dai beni secondari e accessori ai beni primari che ne fanno un essere unico inserito armonicamente nella comunità, con il suo ineludibile contributo.

La Costituzione si fonda su questo, dimenticarlo significa tradire non solo un Comandamento ma, giusnaturalisticamente, la Costituzione stessa.

Qui si giudica l'operatività politica.

PiEffe


Conversione di San Paolo, apostolo, festa

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