Rassegna stampa formazione e catechesi

Non basta parlare di Pace

biffiDi Giacomo Biffi, estratto dell'omelia del 1 gennaio 2009

Il discorso sulla pace si è fatto in questi anni fortemente ambiguo e più di ogni altro rischia di essere sottoposto a deformazioni ideologiche e a strumentalizzazioni interessate.
Non basta parlare di pace, perché si sia operatori di pace in senso evangelico.
È interessante notare che, a un certo punto della storia di Israele (come ci testimoniano gli scritti di Michea, di Geremia, di Ezechiele), ad avere sempre in bocca la parola «pace» erano i falsi profeti, che facevano di questo argomento il manto seducente sotto il quale nascondere la loro menzogna.
Il cristiano, se non vuol vedersi travolto e snaturato dalla prepotenza vociante che si aggira per il mondo, deve sempre andare a fondo delle cose, riflettendo con la sua testa alla luce della parola di Dio.
Allora ricorderà a sé e richiamerà coraggiosamente anche agli altri che l’origine di tutti i conflitti e di tutte le sopraffazioni sta nella menzogna, e la menzogna si combatte e si distrugge con l’annuncio chiaro, appassionato, coerente, della verità.
Quali verità soprattutto?
– La verità che Dio c’è ed è il Padre di tutti gli uomini, ed è direttamente offeso da ogni litigio tra i suoi figli. Se Dio non ci fosse, tutto sarebbe lecito, è stato giustamente notato, anche le «inutili stragi». L’ateismo, teorico o pratico, è il primo grande nemico della pace.
– La verità che l’uomo è immagine viva di Cristo e dal primo momento all’ultimo della sua esistenza ha il diritto inalienabile di conservare e di sviluppare la propria vita. Chi non condanna con tutte le sue forze l’uccisione della vita innocente e indifesa, non ha le carte in regola per condannare nessun altra uccisione.
– La verità che tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il loro pensiero e di influire sulle decisioni collettive della nazione, quale che sia la natura delle istituzioni e l’ideologia degli uomini che li governano. Solo quando in ogni popolo sussisterà una pubblica opinione in grado di esprimersi senza ricevere intimidazioni, i movimenti per la pace gioveranno davvero alla bella e grande causa che si propongono di affermare.
Lavorare a favore della pace significa dunque per il cristiano primariamente farsi missionario della verità e annunciatore della «buona notizia»; annunciatore della paternità di Dio, unico fondamento plausibile della nostra fraternità; annunciatore di Cristo unico Salvatore e Signore; annunciatore dell’uomo, creatura libera e sacra, che nessun potere deve manipolare o ridurre al silenzio.
Lavorare per la pace significa anche pregare perché questo preziosissimo dono di Dio sia assicurato a tutte le genti, come facciamo (...) radunati attorno all’altare del Signore. La Regina della pace avvalori la nostra implorazione. Il Dio della pace ci ascolti e ci esaudisca.
Dall’Omelia del 1 gennaio 1990

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