Rassegna stampa formazione e catechesi

"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici."

san MattiaNella Festa di San Mattia del 14 maggio.

Dare la vita cosa significa? E come si dà la vita?

Il criterio esemplare è Gesù stesso. La Sua persona, la Sua scelta, il Suo cammino nel dare la vita per ciascuno di noi.

Noi, talvolta, confondiamo il "dare la vita" con una sorta di untuosa e melensa capacità di amare che, spesso e volentieri, è una narcisistica proiezione dei nostri bisogni e non una crescita nella verità.

Per cui confondiamo il buonismo con la misericordia.

L’opportunismo prepotente con l’apologetica.

Le gratificazioni come un fatto dovuto.

Non c'è copertura migliore per il nostro io se non quella di una spiritualizzazione del nostro io malato,

migrazione sublime e patinata della colpa di origine.

La spiritualizzazione avviene talvolta con l'appartenenza ad un gruppo, ad un movimento e/o alla parrocchia non per senso di Chiesa ma per riempire un vuoto e magari una condizione vocazionale non centrata.

Oppure la spiritualizzazione avviene riempendo la giornata di "molte cose da fare per il Regno" e poco tempo alla preghiera.

Altra spiritualizzazione è quella che ci fa dedicare un tempo enorme alla meditazione e alla preghiera e poco spazio alla carità e alla vita fraterna.

Il maestro delle spiritualizzazioni non è il non credente ma soprattutto il credente. La conversione infatti è cammino costante e nessuno può sentirsi arrivato pensando di “possedere” Dio e di tenerlo in tasca, come un feticcio o per “grazia di stato”.

Gli apostoli non si sono chiamati da soli. Ma sono stati scelti e mandati. È La Chiesa nella guida di Pietro che sceglie e invia.

Altre scelte e altri invii che non passano per questa conferma sono dubbi e pericolosi.

"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda."

Quando la propria vita è vista per ciò che realmente è, cioè un dono istante per istante da vivere nella logica del dono, allora ci si educa a dare la vita; così come si è ricevuto (e si riceve) si dona. È riconsegna, non-appropriazione, minorità.

Questa normalità del dono nasce dalla grazia e dalla disciplina costante.

L'amicizia, inoltre, non è quella del cameratismo o della lusinga. Delle affinità o delle convergenze di pensiero ma quella che sceglie, nell'amore di Cristo, di considerare amici anche e soprattutto i propri nemici.

Pertanto dare la vita per i propri amici significa fare in modo che l'amore di Cristo per ogni nemico, persino per ogni bestemmiatore o deicida, passi nelle mie vene e nelle mie scelte e io possa amare con l'Amore di Cristo i nemici, vicini e lontani.

È l'amore di Cristo che rende amici i nemici, ed è lo stesso amore che mi consente di donare la mia vita a ciascuno di loro. Perché Egli lo ha detto: “senza di me non potete far nulla”.

Talvolta, questi nemici, non sono i lontani ma quelli della tua casa che ti crocifiggono, giustamente o ingiustamente. Sono alcune situazioni invincibili; sono l'ignoranza di Dio e delle cose di Dio. Talvolta siamo noi stessi o alcune parti di noi non redente e trasformate dalla grazia, che neghiamo, rimuoviamo, accuratamente, alla nostra vista per conservare l’equilibrio della parvenza di essere persone “di Dio”, spirituali.

Ebbene tutte queste realtà sono degne dell'amore di Cristo e quindi del mio amore. Amore di Cristo che unisce verità e rispetto, carità e misericordia. Fermezza e gioia. Carità che non diluisca nell'amare del politicamente corretto la Verità del Vangelo.

Permettiamo dunque al Sangue di Cristo di circolare nelle nostre vene così come esso è circolato nelle vene di Mattia Apostolo e dei suoi confratelli.

Permettiamo a Dio di renderci capaci, finalmente, di donare la nostra vita;

dicendo ora:

  “Sì! Avvenga di me quello che hai detto.”


Paul Freeman


PRESENTE NELLA VERSIONE PER ABBONATI, 15 maggio 2018

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