anima gemelladi GUALTIERO BASSETTI

L’ Amoris laetitia è un documento bellissimo, a tratti poetico, denso di significati e di implicazioni pastorali. Un testo che va letto e meditato con grande serenità, senza essere guidati da giudizi aprioristici e soprattutto senza essere influenzati da alcune interpretazioni epidermiche che si sono diffuse, nel corso del tempo, in un dibattito pubblico che, a volte, mi è parso prediligere il sensazionalismo all’autentica realtà dei fatti. Non è ovviamente mia intenzione darvi dei suggerimenti teologici su come impostare la vostra riflessione.
Unicuique suum : a ciascuno il suo.
La Chiesa cresce e si sviluppa, infatti, con l’annuncio gioioso del Vangelo, nel compiere le opere di Dio e con la corresponsabilità ecclesiale, ovvero con la comunione, l’integrazione e il discernimento tra i diversi carismi. Quello che mi preme sottolineare, oggi, sono dei semplici consigli pastorali che vogliono essere un incoraggiamento per un dialogo fecondo e proficuo. Parto dal primo, lo “spirito sinodale”. L’ Amoris laetitia è, prima di tutto, il frutto di due sinodi eccezionali. Due sinodi vissuti e partecipati come mai era accaduto prima. Questa è una grande novità storica che va rimarcata con decisione e che vi invito a non dare per scontata. Una grande novità, dicevo, che apre la strada a un modo nuovo, forse più autentico, di essere Chiesa: una Chiesa fondata veramente e non solo a parole sulla Koinonia . O vvero su una comunione tra le tante anime della cattolicità, tra il centro e la periferia, tra Roma e le Chiese locali, tra i vescovi e i laici, tra i fedeli e i teologi. Questo spirito sinodale fa sì che l’ Amoris laetitia sia l’espressione di una Chiesa sempre più globale e autenticamente universale che affronta le questioni sul tappeto, in questo caso la famiglia, con uno sguardo concreto alla realtà dei fatti e non alle nostre proiezioni ideali. Quello che scaturisce dallo spirito sinodale è, senza dubbio, lo sguardo di Maria a Cana, per riprendere l’episodio evangelico proposto poco fa da Papa Francesco. Tutti noi, laici e sacerdoti, vescovi e teologi, siamo chiamati ad assumere tale sguardo. Che è la prospettiva di chi non giudica in base all’apparenza, ma di chi — rendendosi conto di quanto sta accadendo — si prende cura delle situazioni e delle persone sulla base di un amore gratuito, ovvero sulla carità. Vengo al secondo punto, la “via caritatis ”. Francesco parlando dell’ Am o r i s laetitia ha detto che «i due capitoli centrali sono consacrati all’amore».
Il Papa ci esorta a prendere come riferimento l’inno alla carità di san Paolo e ad applicarlo a quello che definisce il «nostro amore quotidiano». È questo l’amore a cui fa riferimento con grande originalità il Papa: un amore paziente e benevolente; non invidioso e che non si vanta; un amore umile, amabile e generoso; un amore senza violenza interiore e che sa perdonare; che sa rallegrarsi con gli altri e che non si adira; che tutto scusa e tutto sopporta; un amore che ha fiducia e ha speranza. La “via caritatis ” delineata da Francesco è un altro snodo di grande importanza. Perché va letto accanto a un concetto assolutamente centrale nell’ Evangelii gaudium : la conversione pastorale. Che non è altro che «l’e s e rc i zio della maternità della Chiesa», di una Chiesa che è incarnata nella storia, che non si ritira nelle astrattezze moralistiche o solidaristiche ma che parla i linguaggi della contemporaneità in continuo movimento. In questa prospettiva, la gioia e l’amore, che si fondono sull’annuncio di Gesù e sull’op era dello Spirito santo, vengono prima di tutto. E per questo motivo, non è più auspicabile relegare l’annuncio della Buona notizia solamente a un insieme di norme e di regole che incasellano l’uomo e la donna in una serie di proiezioni che troppo spesso sono il risultato di una produzione intellettuale senza anima. «Il bene della famiglia — ci ha detto poco fa il Papa — è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa»: sia davvero questo l’orizzonte della nostra carità pastorale.
La grande sfida della “via caritatis ”— che poi è anche il cuore di questo pontificato — è questa: annunciare «l’amore salvifico di Dio» a ogni uomo così come è e non come vorremmo che fosse, senza imporre fardelli pesanti sulle spalle delle persone e senza ridurre la «predicazione a poche dottrine, a volte più filosofiche che evangeliche». O vviamente, per i teologi questa sfida è particolarmente avvincente. Vengo al terzo punto, la “concretezza”. Che non è altro che la sintesi pastorale di quanto detto fin qui. Perché la sinodalità e la carità sono un grande richiamo alla concretezza e a non scadere mai in un moralismo astratto che non ha radici nella vita reale delle persone. «Gli sposi e i genitori — cito ancora una volta quanto è appena risuonato nei nostri cuori — non siano lasciati soli, ma accompagnati nell’imp egno di applicare il Vangelo alla concretezza della vita». La “concretezza” non è solo il prodotto della cultura dell’incontro ma è soprattutto sinonimo di bellezza. Se noi vediamo una persona concretamente — con le sue rughe, le sue ferite e i suoi tratti reali — e non solo come un’astrazione libresca, noi possiamo scorgere veramente il volto di Gesù: il volto sofferente sulla Croce e il volto splendente della Risurrezione. Tra i cinque temi su cui riflettete al simposio di oggi — lavoro/famiglia , apertura alla vita, genitorialità difficile, figli che convivono, ingerenze delle famiglie d’origine — c’è forse un tratto comune che li accomuna tutti e che forse potrebbe anche essere un elemento di discussione per gli incontri futuri: la “donna”. La donna nella società di oggi, la donna nella Chiesa, la donna nella famiglia. È solo una suggestione, e niente di più, ma ho la netta impressione — parlo da pastore ovviamente — che sulla condizione della donna e sul suo status ontologico si stia giocando una delle sfide più importanti e più rischiose della contemporaneità. E forse, su questo punto, è venuto il momento di tornare a riflettere come Chiesa, con mitezza, serenità e soprattutto con coraggio.

© Osservatore Romano - 12 novembre 2017


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