Rassegna stampa formazione e catechesi

Monache per grazia di Dio

monache martiriQuando i miliziani repubblicani assalirono il monastero di via Sagasti 25, a Madrid, gridavano: «Mueran las monjas!»; e loro, «las monjas», morivano gridando: “Viva Cristo Rey!”. Erano gli anni della guerra civile spagnola e ben quattordici monache dell’ordine delle Francescane concezioniste vennero martirizzate semplicemente perché religiose. Isabel Lacaba Andía (M. María del Carmen) e le sue tredici compagne vengono ora beatificate dal cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Francesco, sabato 22 giugno a Madrid.
La propaganda delle milizie repubblicane dipingeva le monache come amiche dei ricchi che sfruttavano i lavoratori. Quando la persecuzione divenne più violenta alcune monache si rifugiarono nelle case di famiglia o di amici. Quando vennero scoperte i miliziani chiesero: «Voi siete monache?»; esse risposero “Sì, per grazia di Dio». Queste parole equivalsero a una sentenza di morte eseguita immediatamente.
Le quattordici monache appartengono a tre comunità diverse e sono state divise in tre gruppi secondo le comunità di appartenenza: il primo gruppo comprende dieci religiose del monastero di San José di Madrid; il secondo gruppo comprende due religiose del Monastero di El Pardo (Madrid); il terzo comprende due monache del Monastero di Escalona (Toledo).
Madre Isabel Andía Lacaba nacque a Borja il 3 novembre 1882. Era figlia di María Andía Ceric e di Juan Lacaba Arilla, un umile contadino. Fedele alla sua vocazione religiosa, entrò nel convento concezionista di San José il 3 novembre 1902. Il 12 febbraio 1903 vestì l’abito; poi, nel marzo 1904, fece la professione dei voti semplici, e il 10 marzo 1907 quella dei voti solenni. Eletta abbadessa della comunità nel 1935, dovette subire le persecuzioni religiose di quei terribili momenti; ma già nel 1931, sull’onda di un diffuso anticlericalismo, aveva dovuto lasciare il monastero insieme alle consorelle per sfuggire a un incendio provocato dalla folla che gridava contro le suore e contro la religione. La stessa cosa accadde nel 1936, all’indomani delle elezioni politiche. Fino a quando, il 19 luglio, la comunità dovette abbandonare definitivamente il monastero.
Le religiose cercarono rifugio presso alcuni conoscenti. Sappiamo che l’8 novembre due altre religiose riuscirono a portare dei viveri alle consorelle e che lo stesso giorno le dieci suore furono portate via dai miliziani, divise in due gruppi da tre e uno da quattro. Da allora non si ebbe più notizia di loro e si presume che lo stesso giorno — come accaduto in quel periodo a tantissimi altri religiosi e sacerdoti — furono fucilate dai miliziani.

© Osservatore Romano - 22 giugno 2019


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