Rassegna stampa formazione e catechesi

MINORI

Giotto di Bondone No. 30 Scena vita di Cristo Lavanda dei piedi"Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti" (Mc. 9,35)

La Minorità è il vero cuore dell’intuizione di Francesco di Assisi.

Ed infatti Francesco di Assisi, il santo della minorità, aveva ben compreso che l'essere "minore" è una condizione dinamica non statica.
C'è sempre qualcuno di cui essere minore, servo. C'è sempre una situazione in cui si è chiamati a servire.
La minorità non smette mai di cercare l'ultimo posto.

E quando non le è possibile, vive con il massimo distacco ogni "prestigio e ogni onore" non considerando il "privilegio" ricevuto come un diritto ma come un regalo e, nel contempo, cerca di condividere questo regalo con i fratelli.
Perché di suo non considera nulla, se non i vizi e i peccati.

Ricorda Francesco nell’Ammonizione quinta:
“E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crucifiggerlo, e ancora lo crucifiggi quando ti diletti nei vizi e nei peccati. Di che cosa puoi dunque gloriarti?
Infatti, se tu fossi tanto sottile e sapiente da possedere tutta la scienza (Cfr. 1Cor 13,2) e da sapere interpretare tutte le lingue (Cfr. 1Cor 12,28) e acutamente perscrutare le cose celesti, in tutto questo non potresti gloriarti; poiché un solo demonio seppe delle realtà celesti e ora sa di quelle terrene più di tutti gli uomini insieme, quantunque sia esistito qualcuno che ricevette dal Signore una speciale cognizione della somma sapienza.
Ugualmente, se anche tu fossi il più bello e il più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e non sono di tua pertinenza, ed in esse non ti puoi gloriare per niente; ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità (Cfr. 2Cor 12,5) e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo (Cfr. Lc 14,27).”
(FF 154)

La minorità infatti ha ben presente che l'unico prestigio è appartenere a Cristo.
La Minorità, dunque, è principio di adattabilità dinamica nel farsi servo, dono, ad immagine di Dio che nella lavanda dei piedi sorregge il mondo.

Si arriva a questa condizione del cuore coltivando non atteggiamenti finto-poveri o finto-umili che nascondono, di solito, una superbia più grande ed una patologia del cuore, ma coltivando l'infanzia spirituale.
Lo ricordava persino Confucio, “l’eccesso di umiltà è una truffa” perché nasconde il profondo tornaconto di un ladrocinio.

Di cosa è "armato" il bambino?
In genere di due cose; della propria innocenza e dell'amore di papà e mamma.
Francesco era così.
Era stato reso così dal cesello amoroso di Cristo.
Un infante nello Spirito armato dell'amore di Dio e della verità che procede dalla comunione con Lui.

Qui si genera la Parresia che però ha previamente coltivato sia una radicale appartenenza a Cristo, sia una profonda umiliazione di sé, soprattutto con la vita fraterna e la direzione spirituale, sia lo snidamento della larvale invidia e della gelosia del sé malato ed avaro, sia in un giocarsi continuo nella Parresia, semplice e disarmata, nell’abbandono in Dio.

E a proposito dell’invidia occorre qui che racconti un fatto realmente accaduto.
Padre Nazareno Mariucci, di cui ho avuto il dono sommo di essere figlio spirituale, spesso io ingrato e che tanto, ma proprio tanto, l’ho fatto soffrire, era economo e confessore della Provincia serafica umbra.
Ed era anche per mandato esorcista.
Decine di anni fa si presenta il caso di una signora posseduta da uno spirito immondo che al ciglio della sagrestia di S. Maria degli Angeli iniziò a proferire ogni cosa immonda ma soprattutto a guardare in faccia i frati e a riferire ad alta voce a tutti i loro peccati.
Questo generava un fuggi fuggi di chiunque si avvicinava. Tutti avevano paura. E questo il demonio nella posseduta lo sapeva bene.
La posseduta infatti non faceva questo per quello che chiamiamo Parresia, per il Bene nella Verità, per appartenenza fraterna, per delicatezza e tenerezza profonda, ma per invidia e senza carità alcuna.
Tornava dalle confessioni, che allora si svolgevano al lato destro entranti nella Basilica, il Padre Nazareno che si avvicinò alla poveretta.
La posseduta avvertita la presenza si girò di scatto e gli disse urlando:
“E tu… e tu.. e tu…. Sei pelato!”
La povera donna fu, poi, seguita e liberata da nostro Signore con l’intervento del santo frate.

Ma quello che conta di questo fatto, che così raccontato ci può far sorridere, è che il demonio voleva per forza trovare qualcosa da dire, mosso dall’invidia che in lui è sostanza.

Assomiglia a noi che nelle situazioni quotidiane, persino nei social, persino dai consacrati nell’Ordine Sacro, persino da teologi e fedeli di vecchio corso, devono trovare il modo di poter dire qualcosa, non per Parresia ma per larvale invidia e gelosia.

Non siamo liberi e spesso siamo pettegoli, invidiosi, gelosi, oscurati dentro e fuori.
Rosi dall’infantilismo e dalla disistima di sé, feriti più che grati.
E poco amanti di nostro Signore, senza comprendere i misteri che hanno animato l’Incarnazione e la Redenzione.

Tutto questo nulla ha a che vedere con la Parresia e con l’appartenenza a servizio nel Bene.
Nel sentirci carne di Cristo di cui si ha reciproca cura.

L’altro non è amato e richiamato perché è mio fratello e mia sorella in Cristo, perché c’è Eucaristico legame, ma l’altro deve essere umiliato perché io sia.

Con l’effetto immondo, purtroppo che così non solo spezzo la Carità con la mia ignoranza, invidia e gelosia ma io.. non sarò io, non sarò mai chi sono.

Per questo Francesco ha potuto amare i fratelli, anche fratello lupo; ha potuto riconciliarsi con la creazione, ha potuto affermare sempre, in condizioni opportune ed inopportune, la verità.
Per questo Francesco è stato il santo della perfetta letizia e del perdono.
Per questo è stato uomo di pace e combattente per Cristo.

Tutto nasce dal suo essere bambino e non infantile. Attaccato a Dio solo, sopra ogni cosa. Abbracciato da Cristo, come un bimbo perché Cristo stesso è un bimbo, ad immagine del Padre. Cristo è il piccolo nel Vangelo.

Per questo Francesco si è spogliato e si è fatto lebbroso con i lebbrosi.
Francesco è un gigante della cristianità perché ha compreso meglio di tutti l'infanzia spirituale.

E come tutti i grandi uomini della cristianità viene tirato "per la giacchetta" un po da tutti, dai pacifisti, dalla sinistra, dalla destra, dagli animalisti, dai conservatori e dai progressisti.
Tuttavia lo si comprende solo nella sua ricerca di piacere a Dio solo senza compromessi e nella continua ricerca di essere minore, ultimo, servo, disarmato.
Reso.


PiEffe