Rassegna stampa formazione e catechesi

Messa senza popolo secondo Paolo VI

santa messa per il popolo senza popoloA cura di P. Pietro Messa, ofm

In periodi particolari come ad esempio durante una pandemia in cui qualsiasi contatto può diventare contagioso la Chiesa riconosce che non è opportuna la celebrazione dei sacramenti (cfr. Codice di Diritto Canonico, 431, § 1). E così in questi giorni non vi sono celebrazioni eucaristiche pubbliche ma i sacerdoti celebrano senza popolo. 
 
A questo proposito risulta utile leggere quanto san Paolo VI - il papa del concilio Vaticano II - scrisse ai certosini nel 1971: "Pertanto, la vocazione certosina, purché ad essa s'aderisca in profondità, fa sì che l'intenzione universale che è indissolubilmente insita nel Sacrificio eucaristico, divenga l'intenzione di ogni monaco che celebra. Lo stesso Concilio Vaticano II ha proclamato con parole veramente significative questa pienezza della carità eucaristica: “Nel mistero del Sacrificio eucaristico, in cui i sacerdoti adempiono il loro compito principale, si esercita continuamente l’opera della nostra salvezza, per cui se ne raccomanda con forza l’offerta quotidiana, la quale è sempre un atto di Cristo e della Chiesa, anche quando non si può avere la presenza dei fedeli (Presbyterorum Ordinis, 13)”.

Il Pontefice quindi rimanda al documento conciliare sul ministero e la vita dei presbiteri che afferma: "Nella loro qualità di ministri della liturgia, e soprattutto nel sacrificio della messa, i presbiteri rappresentano in modo speciale Cristo in persona, il quale si è offerto come vittima per santificare gli uomini; sono pertanto invitati a imitare ciò che compiono, nel senso che, celebrando il mistero della morte del Signore, devono cercare di mortificare le proprie membra dai vizi e dalle concupiscenze. Nel mistero del sacrificio eucaristico, in cui i sacerdoti svolgono la loro funzione principale, viene esercitata ininterrottamente l'opera della nostra redenzione e quindi se ne raccomanda caldamente la celebrazione quotidiana, la quale è sempre un atto di Cristo e della sua Chiesa, anche quando non è possibile che vi assistano i fedeli".

Tale documento, pubblicato il 7 dicembre 1965, in nota afferma: “Ogni Messa, anche se privatamente celebrata da un sacerdote, non è tuttavia cosa privata, ma azione di Cristo e della Chiesa, la quale, nel sacrificio che offre, ha imparato ad offrire se medesima come sacrificio universale, applicando per la salute del mondo intero l’unica e infinita virtù redentrice del Sacrificio della Croce. Poiché ogni Messa celebrata viene offerta non solo per la salvezza di alcuni, ma anche per la salvezza di tutto il mondo. (...) Ci raccomandiamo dunque con paterna insistenza ai Sacerdoti, in modo particolare Nostro gaudio e Nostra corona nel Signore, affinché...celebrino la Messa ogni giorno degnamente e con devozione”: PAOLO VI, Encicl. Mysterium Fidei, 3 sett. 1965: AAS 57 (1965), pp. 761-762. Cf. CONC. VAT. II, Cost. sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, nn. 25 e 27: AAS 56 (1964), p. 107 [pag. 33].

La lettera di Paolo VI ai certosini può essere letta in traduzione italiana in http://www.certosini.info/Lettera%20Optimam%20Partem.htm



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