Rassegna stampa formazione e catechesi

Maria Madre e figura della Chiesa, vivente della Parola di Dio

Comacchio santuario di Santa Maria in Aula Regia"Sia lodato Gesù Cristo con Maria madre e figura della Chiesa, vivente della Parola di Dio.
Un pensiero, carissimi, anzitutto di ringraziamento per questo vostro invito a celebrare con voi appunto il grazie per eccellenza che è la Santa Messa, la quale dà inizio alla vostra Settimana Mariana in questo bellissimo Santuario.

Lo ammiro nella costruzione, il che mi riporta a considerarne gli elementi che la compongono, edificio fatto di pietre scelte che mi offre il tema della meditazione omiletica sul legame di Maria Santissima con la Chiesa, fatta di pietre vive, di cui è Madre e figura, come ha attestato il Concilio Vaticano II. Chiesa vivente della Parola di Dio, aggiunge un recente studio che ispira oggi il mio dire.

In effetti credo che l'insistere su tale legame e relazione può ben nutrire e rinnovare la nostra tradizionale pietà mariana e, non temo di sottolinearlo, ecclesiale in un momento delicato della storia dell'"unico soggetto Chiesa".

Con ciò risulta subito il legame che esiste nella nostra visione mariale ed ecclesiale di oggi con la costituzione dogmatica   Dei Verbum (N. 2 e 8, nonché   Lumen Gentium  N. 53, 61, 62 e 63) dell'ultimo Concilio ecumenico, che sottolinea la portata dialogale e altresì sponsale dell'atto della Rivelazione. Ciò ci conduce a una lettura rinnovata dell'esortazione apostolica post-sinodale    Verbum Domini (N. 6, 124 e soprattutto 28) del 2012, la cui conclusione saluta la "vera grandezza di Maria", la sua fede che la rende beata e le merita di essere riconosciuta da ogni cristiano come "Mater Verbi" e "Mater laetitiae".

    I - Dimensione personale e personalizzante della Rivelazione. Inizio con questo punto fermo perché la figura personale di Maria rende più immediatamente leggibile la prospettiva dialogale della Rivelazione. Certamente è la Chiesa a essere destinataria della Parola, ma Maria -dicevamo- ne è "il modello e la forma permanente, la "prima Chiesa", "la concretizzazione personale della Chiesa". Guardando Maria, persona singola, si percepisce più facilmente che la Parola di Dio si dirige a ciascuno in modo unico (VD 22). Lo studio che mi ispira oggi va oltre, va più lontano. Il ricorso a Maria, come donna -vergine, sposa e madre- fonda una "ecclesiologia nuziale", che "introduce da sé stessa il clima d'amore e di reciprocità che favorisce la contemplazione della Scrittura". Orbene accogliendo la Parola e rispondendovi con il dono totale di sé stessa, Maria scopre il suo vero "io". È manifestazione di quanto l'accoglienza della Parola di Dio ci "personalizza", ci fa crescere, ci rivela la nostra vocazione personale (VD 27).

II -   La fede è primo principio d'interpretazione delle Scritture come leggiamo nella   Dei Verbum, che riprende l'epistola ai Romani, e cioè "a Dio che si rivela bisogna rendere 'l'obbedienza della fede'" (DV 5; cfr Rm 16, 26). Orbene per rinnovare la fede della Chiesa nella Parola di Dio "l'attenzione piena d'amore e di devozione alla figura di Maria come modello e archetipo della fede della Chiesa è di importanza capitale per operare oggi anche un cambiamento concreto di paradigma nella relazione della Chiesa con la Parola" (VD 28). Questo significa anche che l’orientamento dato all'ermeneutica biblica è chiaro e costruttivo, situando la scienza biblica, esegetica e teologica all'interno e al servizio della fede della Chiesa. Maria ci dà così il modello dell'atto teologico d'interpretazione della Scrittura, meditando Ella con cura le parole-avvenimenti, all'interno di questa adesione di fede. 

III - L'interdipendenza tra vita spirituale e interpretazione della Scrittura.  Ricordo qui, d'inizio di questo punto, che “l'autentica ermeneutica della Bibbia non può situarsi che nella fede ecclesiale, nel 'sì' di Maria, suo paradigma" (VD 29) e in quello dei Santi (ibidem). "Maria è così profondamente penetrata dalla Parola di Dio da poter divenire la madre della Parola incarnata" (VD 28). Carissimi, nella lettura orante della Scrittura si tratta di "leggere per leggere" e non di "leggere per aver letto". Si tratta di passare dalla lettura-informazione alla lettura-studio, alla lettura-incontro. Le tappe tradizionali (lettura - meditazione - orazione - contemplazione: VD 87)"si trovano sintetizzate e riassunte in maniera sublime nella figura della Madre di Dio, modello per tutti i fedeli di docile accoglienza della Parola divina".

    IV - La storia come chiave dell'interpretazione delle Scritture. La scienza storica, narrazione veridica degli avvenimenti, ricostruzione cronologica, per quanto possibile, non può peraltro avere l'ultima parola nell'interpretazione delle Scritture. Però essa non va tralasciata. "Il fatto storico è una dimensione costitutiva della fede cristiana. La storia della salvezza non è mitologia, e per questo dev'essere studiata con i metodi della ricerca storica seria" (VD 32). Ma la Parola di Dio deborda sempre la mera storia. Optare per la fede contro la storia, o per la storia contro la fede, è negare il vero senso biblico della storia. Per articolare le due realtà, comunque, ci viene ancora in soccorso il "paradigma mariale" poiché, grazie alla maternità divina di Maria, "Dio entra nella storia senza abolirla, ma facendola giungere al suo compimento. E con ciò vi si 'assoggetta' e ne prende su di sé il condizionamento". Come dunque dubitare, o carissimi, guardando Maria, contemplando Maria, amando Maria, come qui facciamo oggi, dell'identità tra il Cristo della fede e il Cristo della storia? Il realismo della sua maternità divina è cammino sicuro per evitare Scilla e Cariddi, intendo lo "spiritualismo -comprendetemi bene- e lo "storicismo". I vangeli sono dunque "storici", aggettivo che Paolo VI volle fosse inserito nel testo conciliare, e che i Padri approvarono. 

V - Il cuore-memoria di Maria, cuore del mistero della Tradizione. Dico qui che l'esempio di Maria ci aiuta a rinnovare il nostro sguardo su quel che è la Tradizione (con la T maiuscola). Ne è testimonianza straordinaria il suo Magnificat "interamente tessuto di fili della sacra Scrittura, di fili estratti dalla Parola di Dio" (VD 28). Maria allegorizza, facendole sue, parole pronunciate secoli prima, per es. le parole del Cantico di Anna. Dalla madre di Samuele alla Madre di Cristo sono passati più di mille anni, ma è la stessa parola, maturata, arricchita da tutta la grande attesa messianica d'Israele, questa freccia di direzione che trapassa tutto l'Antico Testamento, e che indica Colui che deve venire, il Messia. Le parole pronunciate da Anna acquistano il loro senso pieno sulle labbra di Maria. La "memoria cordiale" della Madonna non consiste in un ricordo fissato, materiale, morto; è piuttosto una "frequentazione interiore dell'avvenimento", delle parole-avvenimenti della vita di Gesù. Così anche la "memoria della Chiesa", la Tradizione, è un avvenimento pneumatico. Questa Tradizione che viene dagli Apostoli progredisce nella Chiesa, con l'assistenza dello Spirito Santo (DV 7 e 8).

    VI - Parola di Dio, predicazione e evangelizzazione. Concludo questo mio laborioso andare, di cui un po' mi scuso con voi per la fatica vostra a seguirmi -penso- con uno sguardo sulla collocazione di Maria nell'annuncio della Parola al mondo. Andiamo per questo a presenziare alla Visitazione. Orbene quando a tale avvenimento Maria "porta in seno il Verbo fatto carne, essa diventa, in qualche modo, un 'tabernacolo' - il primo 'tabernacolo' della storia- nel quale il Figlio di Dio, ancora invisibile agli occhi degli uomini, si offre all'adorazione di Elisabetta, 'irradiando' quasi la sua luce attraverso gli occhi e la voce di Maria" (EE 55). E da qui sorge la considerazione finale che prima di essere un predicatore un evangelizzatore con la parola, bisogna anzitutto essere un 'tabernacolo’ della Parola. Bisogna portarla in sé la Parola e farlo come avendo un tesoro, frequentarla come si fa con un amico, dimorarvi come essa dimora in noi. Maria lascia parlare il Verbo in sé, attraverso di Lei. Ella lascia parlare la sua vita. In questa luce anche il silenzio non si deve più comprendere come assenza di parola, ma invece come ambiente necessario per accogliere il Verbo (cfr. VD 66). Parola e silenzio e azione, dunque, come in Maria, sia programma di vita per ogni cristiano, desiderando infine a voi tutti una fruttuosa Settimana Mariana".

+ Agostino Marchetto, Arcivescovo

Venerdì della XXV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

S. Cleofa, discepolo di Gesù e martire

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