card Sarah MesoracaFonte foto e testo: http://blog.messainlatino.it/2017/08/la-lectio-magistralis-del-card-sarah.html

Edificante Lectio Magistralis del card. Robert Sarah in occasione del conferimento del premio San Zosimo I a Mesoraca (Kr) lo scorso 7 agosto. Con grande efficacia ha analizzato alcuni mali che - a suo avviso - affliggono oggi la Chiesa, proponendo gli antidoti: di fronte a discorsi sprovveduti di molti prelati oggigiorno, conforta ascoltare parole sagge ed elevate, di cui vi proponiamo alcuni stralci.
gc 
 
“Senza Dio noi siamo un nulla, senza Dio l’uomo è davvero misero. E nella nostra epoca si nota un eclisse di Dio, una assenza di Dio dal mondo scientifico, tecnologico politico economico e culturale. La vera crisi che attraversa ora il nostro mondo non è essenzialmente economica e politica ma è una crisi di Dio e nello stesso tempo una crisi antropologica. […] Di fronte ai grandi innegabili problemi invece di alzare le mani ed il cuore a Dio ci ostiniamo a cercare nei mezzi umani le nostre soluzioni. A volte ho l’impressione che questa secolarizzazione sia entrata anche nella Chiesa e consiste esattamente nel ridurre la fede alla nostra misura umana. Invece che aprire l’uomo alla iniziativa di Dio che è inaspettata, dirompente e liberante, si pensa che l’uomo di oggi possa credere meglio se gli proponiamo una fede che non si fonda tanto sulla rivelazione di Cristo e la tradizione della Chiesa ma sulle esigenze dell’uomo moderno, sulle sue possibilità, sulla sua mondanità, sulle sue tendenze e bisogni materiali. 
 
Dobbiamo ricordare che in Dio viviamo, ci muoviamo, esistiamo […] in lui tutto sussiste, egli è principio e sede di ogni pienezza […] in lui ogni essere, ogni cosa ritrova la propria verità, ovvero Dio o niente. Certo esistono problemi enormi, situazione spesso dolorose, una esistenza umana difficile e angosciante eppure dobbiamo riconoscere che è Dio a dare senso ad ogni cosa. Le nostre preoccupazioni, i nostri problemi le nostre sofferenze esistono e ci preoccupano ma sappiamo che tutto si risolve in Lui, sappiamo che: Dio o niente. E lo percepiamo come una evidenza che si impone a noi non dall’esterno ma da dentro l’anima perché Dio è amore […] e l’amore non si impone con la violenza ma seducendo il cuore con una luce ed un silenzio interiore. Senza il silenzio Dio sparisce nel rumore e questo rumore diviene tanto più assillante quanto più Dio è assente. Se il mondo non riscopre il silenzio, il mondo viene inghiottito dal nulla. Lasciamo spazio al silenzio di Dio nella nostra vita e sapremo meglio apprezzare la realtà che ci circonda… Senza il silenzio non possiamo nemmeno gustarci fino al fondo la bellezza di una sinfonia musicale o osservare attentamente un’opera d’arte che spesso ci richiama al nostro rapporto con Dio nostro creatore e padre, ma se non c’è amore, attenzione, affetto per Dio non possiamo nemmeno prendere sul serio la sua parola salvifica, farci interrogare, illuminare, farci penetrare fino al fondo del nostro intimo. Il silenzio è il clima interiore … che rende feconda la parola della Chiesa. Ad una Chiesa che rischia di impoverirsi perchè vuole chiudersi in metri di giudizio puramente umani, sociali e orizzontali, io mi permetto, con grande umiltà, di indicare la strada del silenzio perché ogni fedele, anche ogni comunità celebrante, si apra alla iniziativa di Dio e accolga tutta la grazia che viene da Lui. Vorrei concludere la nostra riflessione con la stupenda affermazione di Triacca nel suo libro “Spirito Santo e liturgia”: “Il silenzio nella liturgia non è una cerimonia, è piuttosto una sospensione di ogni gesto, parola e rito, non è una sosta dal celebrare, quanto invece un entrare nel cuore della celebrazione e nel cuore del mistero di Dio. Non è un punto morto perché è un momento culmine: sta a indicare lo Spirito Santo, la sua presenza, la sua azione che porta alla contemplazione. Il silenzio liturgico è un richiamo alla disponibilità dell’azione dello Spirito Santo, egli parla nel silenzio, per sentirlo bisogna fare silenzio. Anche la parola acquista la sua importanza, la sua forza quando esce dal silenzio […]”.


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