abbracciare il lebbrosoA cura di P. Pietro Mesa, ofm

La vicenda evangelica di Francesco d'Assisi è caratterizzata dall'alternanza tra eremo e città, preghiera e predicazione, contemplazione e evangelizzazione; proprio ciò rese la sua un'efficace testimonianza fatta con parole ed opere in cui - per riprendere il linguaggio usato dalla costituzione conciliare Dei Verbum - le opere danno autorevolezza alle parole e le parole esplicitano il senso delle opere.

Proprio tale alternanza ha caratterizzato la posterità del Santo d'Assisi come ricorda il  recente documento Ascoltate e vedrete (cfr. https://ofm.org/it/blog/ascoltate-vivrete/) di cui sotto un brano. All'approfondimento di tale storia di riforme l'Istituto Teologico di Assisi  dedica l'annuale  Corso di francescanesimo in programma dal 15 al 22 settembre.  

Bernardino da Siena di san Francesco diceva: «La vita mista la prese Cristo, attendendo a Dio e al prossimo. […] Così similmente fece santo Francesco […] che considerava Iddio e l’uomo, dando a l’uno e a l’altro parte di tempo». Tale vita attribuita dal Senese al Santo assisano era un modello di vita per i Frati Minori, che aderivano all’Osservanza, tanto che non meraviglia quanto Girolamo da Udine scrisse nel 1457 in merito al suo compagno di predicazione Giovanni da Capestrano, l’anno successivo alla sua morte avvenuta nel 1456: «Poiché tutto della sua vita si traduceva in azione, lo si trovava applicato o nella preghiera o nella predicazione o nella lettura o in attività egregie. Non potrei convincermi, perciò, che si trovasse un uomo più beato, capace di esercitarsi nella contemplazione durante l’azione, oppure compiere azioni durante la contemplazione».

Assumendo la strada dell’alternanza, dobbiamo fare riferimento a Pietro d’Alcantara (1499-1562), in cui troviamo un impulso fecondo di riforma nell’Ordine, richiamando i frati alle origini francescane. L’eccezionale santità di vita trova valida attestazione nei suoi numerosi scritti, il più noto è il Trattato della preghiera e meditazione. Nel Santo rimane straordinario l’esempio della sua vita e dell’altissimo grado di contemplazione, dell’austerità personale e dei doni mistici di cui fu favorito da Dio. Precisa nel Trattato che «il servo di Dio deve preoccuparsi di avere il tempo stabilito per occuparsi di Dio, ma che oltre a questo tempo, usuale di ogni giorno, deve ogni tanto liberarsi da ogni genere di occupazioni, per tante che siano, per dedicarsi tutto agli esercizi spirituali e dare alla sua anima un pasto abbondante con cui recuperare quello che ogni giorno si disperde a causa dei propri difetti e acquisire nuove forze per andare più avanti».

Il cappuccino Mattia Bellintani da Salò nella Vita, morte e miracoli del beato Felice da Cantalice afferma che «egli era mezzano tra il mondo e la religione, portando a quello la necessità di lei, et a quella le provisioni di lui; così egli era mezzano tra Dio e gli huomini, a lui i bisogni loro offerendo, e da lui a loro le gratie rapportando». L’essere “mezzano” per l’agiografo diventa anche uno stile di vita personale di san Felice da Cantalice «Aveva egli spartiti i tempi della notte e del giorno: dava la notte a Dio, il giorno al prossimo, et in ambe santificava se medesimo».

Segue Locandina
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