Rassegna stampa formazione e catechesi

La veglia e il sonno

Il Louvre celebra Leonardo da Vinci

 

È sufficiente la Gioconda ad attirare al Louvre i visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Ma, come sempre, c’è il rovescio della medaglia. Gli stessi visitatori, non di rado, si dimenticano che il museo custodisce altrettanti capolavori, e dopo aver contemplato la Gioconda escono dal Louvre paghi, per non dire sazi. Senza aver visto altro. Insomma, come ha scritto recentemente «Le Monde» in un editoriale che analizza l’intrigante fenomeno, Leonardo rappresenta per il Louvre la delizia e la croce: come si suol dire, solo la Gioconda vale il prezzo del biglietto, ma l’eventualità che il visitatore possa non soffermarsi davanti alle creazioni di altri geni della pittura è motivo di cruccio per gli addetti ai lavori al Louvre.

 

Di conseguenza, ora che il museo parigino — con la mostra che si apre il 24 ottobre per concludersi il 24 febbraio 2020 — si accinge a celebrare Leonardo nel cinquecentesimo anniversario della morte, poco importa se alcune sue opere non saranno presenti all’esposizione. Mancherà, salvo sorprese dell’ultimo momento, il Salvator Mundi, l’opera di controversa attribuzione vinciana, acquistata per 450 milioni di dollari da un emiro per il Louvre di Abu Dhabi, ma di cui dallo scorso ottobre si sono perse le tracce. E non ci saranno La dama con l’ermellino (custodito a Cracovia), come pure l’Annunciazione, l’Adorazione dei magi e Il Battesimo di Cristo (agli Uffizi).

Ma vi sarà L’Uomo Vitruviano, dopo lo sblocco del prestito dall’Italia. Tale capolavoro, celeberrimo, è un disegno a penna e inchiostro su carta, atto a rappresentare le proporzioni ideali del corpo umano. L’opera dimostra come esso possa essere armoniosamente inscritto nelle due figure “perfette” del cerchio, che simboleggia il cielo, vale a dire la perfezione divina, e del quadrato, che sta a indicare la terra. Il disegno si configura come un omaggio dell’artista al pensiero classico e, al contempo, costituisce una sorta di manifesto volto ad affermare la scientificità della pittura, intesa come comprensione della complessa realtà fenomenica.

Oltre alla Gioconda, che per motivi logistici rimarrà nella sua sala abituale, e alle opere che già si trovano a Parigi, come la Vergine delle Rocce, il San Giovanni Battista, Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino, saranno esposti i prestiti giunti dall’estero. Tra questi, il San Girolamo della Pinacoteca Vaticana, la Scapigliata della Galleria nazionale di Parma, il Volto di fanciulla, proveniente dai Musei Reali di Torino. Leonardo fu, come è noto, un antesignano e un precursore: al riguardo il «Times», nel presentare la mostra, sottolinea che non c’è stato un genio, dopo di lui, che non gli abbia conferito un tributo di riconoscenza, attingendo alle diverse manifestazioni del suo genio «vulcanico e pirotecnico». Eloquente, in merito, è l’affermazione di Sigmund Freud che in Leonardo riconosceva il valore di una veglia profetica, definendolo «un uomo che si è svegliato troppo presto nel buio» mentre tutti gli altri erano ancora sprofondati nel sonno. E quando poi si sono svegliati anche loro, da Leonardo molto era già stato detto e molto era stato già fatto.

di Gabriele Nicolò



© Osservatore Romano - 24 ottobre 2019


San Lorenzo, Diacono e Martire, festa

S. Lorenzo, diacono di Roma e martire († 258)

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