Rassegna stampa formazione e catechesi

La semplicità complessa di sant'Antonio di Padova

s. Antonio P. Pietro Messa, ofm

L'iconografia di sant'Antonio è tanto semplice quanto eloquente: intento a mostrare Gesù bambino che porta in braccio. Certamente anche per questo motivo la devozione verso di lui è così diffusa e non solo tra i cristiani.
Tuttavia la storia di Fernando da Lisbona che divenne canonico agostiniano e successivamente si traferì nell'abazia di Coimbra è complessa. Infatti il desiderio di una più radicale vita evangelica pauperistica martiriale lo animava e così quando vide i corpi straziati dei Protomartiri francescani uccisi in Marocco nel 1220 decise di unirsi ai frati Minori assumendo il nome di Antonio.  Imbarcatosi per il Marocco a motivo di un naufragio si trovò in Sicilia e poi ad Assisi dove nel 1221 incontrò frate Francesco al capitolo generale in cui l'Ordine minoritico viveva una delle sue crisi di crescita. Infatti le diverse anime si confrontarono ma anche scontrarono a proposito della forma che stava per assumere la vita dei frati. 
Dopo tali fallimenti Antonio si ritirò nell'eremo di Montepaolo dove nel silenzio elaborò i vari "naufragi" esistenziali; soltanto dopo tale momento nel 1222 emerse a Forlì la sua eloquenza è iniziò a predicare fino a quando malato si ritirò nuovamente nell'eremo ma questa volta a Camposampiero presso Padova. Prossimo alla morte fu condotto a Padova dove compì la sua pasqua il 13 giugno 1231 e meno di un anno dopo, ossia il 30 maggio 1232 papa Gregorio IX lo canonizzò, ossia riconobbe canonicamente la sua santità.
Questa "semplicità complessa" di sant'Antonio di Padova è stata illustrata da padre Luciano Bertazzo nella relazione "I protomartiri francescani e sant'Antonio di Padova" svolta lunedì 21 giugno a Terni. 
Il video dell'intervento - preceduto dal canto della liturgia dell'Ora media - è accessibile in https://www.youtube.com/watch?v=nKWG0FRlKbM

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