a von speyr«Io non vorrei lasciare nulla dietro di me, ma scomparire completamente (…) non essere da nessuna parte che all’interno del fiat della Madre, del tutto anonima», parole forti di Adrienne von Speyr che danno inizio all’ultimo libro di Marcello Paradiso, Adrienne von Speyr: una donna nella Chiesa (Assisi, Cittadella Editrice, 2016, pagine 234, euro 18,50). Nata in Svizzera a La Chaux-de-Fonds nel 1902, dal 1927 vive a Basilea. Laica, sposata, si dedicò alla professione di medico come a una missione. Di fede calvinista, nel 1940 si convertì al cattolicesimo dal quale era stata attratta fin dalla giovinezza. La sua spiritualità, come quella di altre grandi figure del secolo scorso, quali Simone Weil ed Edith Stein, parla al nostro tempo. L’autore mette innanzitutto in risalto che quella di Speyr è una teologia mistica, una teologia che scaturisce da una conoscenza interiore di Dio, esperienziale, incardinata in quel processo rivelativo mosso dallo Spirito santo: «Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» (Giovanni 13, 16).
Ai fini della sua conversione, decisivo l’incontro con Hans Urs von Balthasar che segnò una svolta per entrambi dando origine a un intenso gioco di reciproco rispecchiamento. Sarà proprio Balthasar, profondamente colpito dalle intuizioni di Adrienne, a stenografare dal 1940 al 1953 i suoi commenti alla Scrittura: «Lei chiudeva per un attimo gli occhi e cominciava a dettare con una voce chiara e sicura». Pur non avendo studiato teologia non aveva paura «di illuminare gli angoli più nascosti della Rivelazione, che la teologia non osa quasi toccare».
Ancora Balthasar afferma: «Adrienne von Speyr ha posseduto in grado straordinario il carisma della profezia nel senso inteso da san Paolo e san Tommaso: il dono dello Spirito santo non solo di penetrare con lo sguardo le cose divine, ma anche di saperle esporre (…) in forma a tutti comprensibile e utile per la Chiesa». Dunque una teologia mistica completamente al servizio della Chiesa per l’elevazione di tutti, ma il cui valore spirituale purtroppo, come nel caso di altre mistiche, non è stato sempre messo a frutto. Osserva Paradiso: «Adrienne si inscrive in questo filone e ne diventa un esempio luminoso, grazie anche a colui che al suo fianco seppe raccogliere e rielaborare la sua missione nella Chiesa dedicandole tutta la sua vita».
A differenza del lascito di altre donne, la sua opera, proprio grazie a Balthasar, venne subito alla luce. Alla sua morte, avvenuta nel 1967, molti libri erano già stati pubblicati, tuttavia il suo pensiero, a distanza di cinquanta anni, non è stato abbastanza studiato, non è ancora penetrato nell’assetto teologico con tutta la sua forza. Il suo carisma non è stato sufficientemente messo a frutto per l’utilità comune. Rimane naturalmente la speranza che questo possa accadere al più presto.
Di centrale importanza dunque la sinergia creatasi fra Speyr e Balthasar che mette in evidenza un altro punto estremamente delicato, ma centrale nella vita della Chiesa, quello della relazione fra maschile e femminile e del valore della fecondità spirituale. Il rapporto fra il clero e le donne dovrebbe essere irradiante, generatore di autentiche realtà di comunione, terreno fertile per la germinazione dei semi vivificati dallo Spirito. Quando l’amore divino comincia ad abitare l’amore umano, fa decadere ogni reciproco timore, ogni pregiudizio, invita a mettersi in giuoco. La sua forza creatrice diviene un cardine che più tiene saldi, più permette l’espansione.
L’assidua vicinanza ad Adrienne induce Balthasar a riflettere sul valore della mistica come cognitio experimentalis Dei che si matura all’interno del cammino di fede. Osserva che l’esperienza mistica è del tutto connaturata al cristianesimo e che va quindi riproposta al centro della dinamica di salvezza «togliendola da un’esistenza nascosta», perché la fede cristiana è in se stessa esperienza mistica. Adrienne lega la mistica all’amore, per questo è attratta dal Vangelo di Giovanni, il discepolo amato, e dal libro dell’Apocalisse che chiude il Nuovo Testamento, ma che, secondo la sua prospettiva, apre alla mistica cristiana.
di Antonella Lumini

© Osservatore Romano -  14 luglio 2017


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