Rassegna stampa formazione e catechesi

La "Minorità" e la "Fraternità" Divina accoglie Francesco

transitoPaul Freeman

La dimensione della minorità e della fraternità in Francesco sono inscindibili.

Il poverello non è mai stato un teologo nel senso accademico del termine ma lo è stato nel senso profondo del medesimo. Egli non era abituato a speculare ma, in questo, è stato forse il santo più biblico. Ascoltava, entrava in contatto intimo e profondo, comprendeva e viveva. Momenti distinti ma strettamente uniti. Non voleva trattenere nulla e voleva restituire tutto (FF. 221).

Non cercava il gusto dell’intelletto ma il gusto dell’incontro con colui che lo aveva catturato: Gesù Cristo.

Per Francesco l’intuizione dell’intelletto, l’intuizione del cuore e persino le grazie particolari erano sottomesse all’incontro con Cristo e all’incontro fraterno. Qui risiedeva la Forma Vitæ evangelica.

Leggiamo nella Regola non Bollata, prima stesura dopo l’approvazione orale della Forma Vitæ da parte di Innocenzo III, avvenuta diversi anni prima:

“.. siano minori e sottomessi” (FF. 24)

La minorità, dunque, si innesta nella vita di Francesco non come un concetto ma come un’esperienza dinamica. Egli guardando Cristo comprende, con l’Incarnazione tutta, il Santo Natale da lui sommamente amato, con la Passione e la morte in croce, che essere minori è essere come Gesù: il minore e sottomesso. Qui già risiede la gioia della Resurrezione.

Ma questa minorità dinamica è a suo tempo a servizio della comunione, dell’incontro onesto, profondo, potremmo dire di amicizia profonda, anzi, fraterno. Non si può slegare la minorità da questo. Si rischia di farne un concetto, e alla peggio un feticcio. Per tale motivo Francesco invita frate Antonio di non spegnere l’orazione e la devozione nell’insegnare e fare teologia (FF. 252).

Per Francesco la minorità e la sottomissione sono il modo necessario, anzi normale, con cui Amare, Dio ed i fratelli.

E, poiché è condizione dinamica, non si conclude a livello sociologico o con un target. Non è inquadrabile da metri morali o da semafori sociali, ma si innesta nella creatività dello Spirito Santo. Perché c’è sempre qualcuno di cui essere minore e sottomesso. E c’è sempre qualche situazione in cui slegare la fraternità con l’offerta di sé.

Non ci sono confini ma la minorità è adattiva.

È, in certo qual modo, vicina al "concetto" taoistico dell’acqua che si adatta ad ogni recipiente e ne riflette, con purezza, gli sguardi.

Ed ecco che davanti al frate zelante che osserva che il Natale cadeva di venerdì, e dunque bisognava fare penitenza egli dice: “Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all'esterno” (FF. 787). Iperbole? No Francesco, nella sua innocenza cosmologica (da cui scaturirà il Cantico di Frate Sole, incipit della lingua italiana), crede veramente che anche le pietre possano fare festa in tal giorno.

E quando si accorge che un frate sta male per i crampi alla fame, di notte, non lo richiama alla severità del digiuno, ma gli offre un tozzo di pane ed invita i frati a mangiare con lui per non farlo sentire a disagio (FF. 1545). La Carità conosce il modo di creare eccezioni senza infrangere la regola benedetta del digiuno.

Ora, cari amici, voi capite che queste cose non si imparano sui libri ma si acquisiscono in ginocchio davanti all’Eucarestia e in maniera “esemplare” dall’azione di rinnovamento nello Spirito del Signore. Che porta a minorità, libertà e fraternità vera.

Ma l’intuizione di Francesco non è solo Cristocentrica, come in un primo tempo potrebbe apparire, ma immersa pienamente nella SS. Ma Trinità.

Sempre nella Regola non Bollata leggiamo:

E sempre costruiamo in noi un’abitazione e una dimora permanente a lui, che è il Signore Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo” (FF. 61)

E nel testo di alta lirica orante leggiamo

«Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio,
concedi a noi miseri di fare, per tuo amore,
ciò che sappiamo che tu vuoi,
e di volere sempre ciò che a te piace,
affinché , interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo,
possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo,
e con l’aiuto della tua sola grazia giungere a te, o Altissimo,
che nella Trinità perfetta e nell’Unità semplice
vivi e regni e sei glorificato, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen»
(FF. 233)

Ora cari amici, in questo testo intenso, si coglie la Trinitaria di Francesco: perfezione ed unità semplice.

Non è poi difficile comprendere come Francesco aveva colto, proprio nella Santissima Trinità, il vertice della Minorità, della Sottomissione, della Comunione sponsale, più che fraterna.

Quando si vive concretamente, minoriticamente, l’uno per l’altro, densificando questo rapporto di donazione gratuita, corposa, dimentica di sé, la comunione compie la sua stessa natura. Ed è la SS.ma Trinità, per Francesco, la fonte ed il culmine di ogni agire spirituale.

Così, dunque, nel Beato Transito, Francesco è stato accolto, nella perfetta e semplice unità della Santissima Trinità, scoprendo con immenso stupore di quanto Dio Uno e Trino lo avesse personalmente amato con il “gusto” che il poverello intravvide in vita.


Oggi anche su © http://www.lacrocequotidiano.it/ - 4 ottobre 2018

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